L’iniziativa

La forza delle stelle, i sogni dei ragazzi

La forza delle stelle, i sogni dei ragazzi

Un biscotto iconico, un messaggio di speranza: così il Pan di Stelle diventa il tramite per le ambizioni dei più giovani. “E la scuola non è solo il luogo dove si apprendono nozioni, ma dove si costruisce l’identità”

3 minuti di lettura

Si spengono le luce al planetario di Torino e una voce sussurra: “Per vedere davvero le stelle bisogna abituare gli occhi all’oscurità”. Poi, sopra le nostre teste, il cielo si accende. E in quel cielo, questa volta, non ci sono solo stelle: ci sono sogni. Così Simona Rachetto, responsabile relazioni esterne e fundraising del planetario INFINI.TO, apre la seconda edizione del progetto educativo di Pan di Stelle “Sogna e credici fino alle stelle”, riportando al centro dell’esperienza scolastica qualcosa che spesso resta ai margini: la possibilità per i bambini di sognare ad alta voce, e di continuare a farlo nel tempo.

Cosa sognano i bambini italiani

Dai 5.715 sogni raccolti da bambini tra i 6 e gli 11 anni, durante la prima edizione del progetto, emerge un’immagine dell’infanzia italiana tutt’altro che superficiale. Quasi uno su due riguarda il futuro professionale: c’è chi sogna di diventare medico “per aiutare le persone a guarire”, chi calciatore, chi scienziata o insegnante. Ma accanto alle ambizioni individuali convivono desideri profondamente relazionali: il 21% dei sogni parla di famiglia, affetti, cura, mentre il 16% guarda al mondo, invocando pace, rispetto per l’ambiente, fine delle disuguaglianze. C’è un sogno che recita: “Vorrei un mondo dove si chieda scusa con il cuore”. Un altro dice: “Sogno di guarire la tristezza, per far sentire tutti amati e mai soli”. Parole che colpiscono per la loro lucidità emotiva, e che raccontano una generazione capace di tenere insieme aspirazioni personali e responsabilità collettiva.

Accanto alle ambizioni personali e ai desideri legati agli affetti, emerge anche uno spazio di pura immaginazione: una parte dei bambini sogna superpoteri, viaggi nel tempo, mondi fantastici ispirati a giochi e racconti, confermando quanto la fantasia resti un motore centrale dell’infanzia. Più marginali, ma comunque presenti, sono i sogni legati a beni materiali e viaggi: città lontane, parchi a tema, oggetti desiderati. In alcuni casi, il desiderio di ricchezza è legato alla volontà di aiutare la famiglia o chi è in difficoltà, altra dimostrazione che anche i sogni più concreti mantengono una dimensione relazionale.

La scuola come spazio di identità

Il progetto – che dal 22 gennaio al 20 maggio 2026 mira a coinvolgere circa 3.000 classi della scuola primaria – nasce proprio da una domanda centrale: che peso diamo ai sogni dei bambini?

Pan di Stelle, love brand del Gruppo Barilla che da oltre quarant’anni accompagna colazioni e momenti condivisi di milioni di famiglie, risponde trasformando il proprio messaggio di marca in un percorso educativo concreto e gratuito, pensato per accompagnare docenti e alunni nello sviluppo di competenze trasversali: pensiero divergente, resilienza, conoscenza di sé, accettazione del fallimento. “Non volevamo portare un’iniziativa spot, ma un progetto capace di lasciare un segno reale”, ha spiegato Chiara Pisano, Marketing Director Pan di Stelle. “La scuola non è solo il luogo dove si apprendono nozioni, ma dove si costruisce l’identità. E i sogni ne sono una parte fondamentale”. Simbolo tangibile di questo approccio sono le Aule dei Sogni: spazi polifunzionali donati alle scuole vincitrici, pensati per accogliere lettura, musica, creatività e confronto. Ambienti vissuti quotidianamente, come racconta Paola Marchese, dirigente scolastica del Settimo Circolo Didattico “Salvatore Di Giacomo” di Giugliano in Campania - scuola vincitrice nel 2025 di questa iniziativa: “Un’aula che ogni giorno si anima dei desideri dei bambini e contribuisce al loro successo formativo, educandoli alla bellezza”.

Ambassador che tornano bambini

A incarnare il messaggio di questa seconda edizione sono due nuovi ambassador: Alice D’Amato e Mattia Zenzola, storie molto diverse, unite però da un tratto comune: la forza di non mollare mai.

A marzo, a Genova, sarà Alice D’Amato – campionessa olimpica di ginnastica artistica a Parigi 2024 – a tornare tra i banchi per raccontare un sogno iniziato a tre anni, fatto di sacrifici precoci e fiducia. “Sognare in grande per me ha significato credere in me stessa anche nei momenti più difficili”, ha spiegato. “Cadere, rialzarsi e continuare. È questo che vorrei trasmettere ai bambini: se non credi tu nelle tue capacità, nessuno lo farà al posto tuo”.

Nello stesso mese, a Valenzano, in provincia di Bari, toccherà a Mattia Zenzola, ballerino professionista e coreografo, condividere la propria esperienza. Vincitore di Amici nel 2023, Zenzola porta la voce di chi da bambino si è sentito “diverso”. “Ero timido, pauroso, avevo sempre paura di sbagliare. La danza è stata la mia voce, il mio modo di esprimermi quando le parole non uscivano”. Un sogno coltivato tra rinunce e ostinazione (ma sempre con l’appoggio della famiglia), fino a diventare professione. “Non ho mai mollato, nemmeno dopo un infortunio che sembrava fermarmi. Ai bambini voglio dire questo: le difficoltà fanno parte del percorso, ma non definiscono il vostro valore”.

Accanto a loro, il passaggio di testimone di Linda Raimondo, fisica, aspirante astronauta e divulgatrice scientifica su Rai Ragazzi, ambassador della prima edizione. Tornare nella sua scuola elementare è stato, racconta, “indescrivibile”: “I sogni fanno mille giri, ma spesso restano gli stessi. Cambia la forma, non la direzione”. Durante la scorsa edizione, ad Almese, nel Torinese, proprio tra i banchi che aveva frequentato da bambina, Raimondo ha condiviso il suo percorso e il desiderio che l’ha sempre guidata – quello di arrivare alle stelle – invitando i più giovani a coltivare le proprie aspirazioni senza timore.

Educare ai sogni per educare al futuro

Durante l’evento torinese, lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini ha offerto una chiave di lettura che va oltre il progetto: “I bambini oggi hanno bisogno che la scuola diventi uno spazio di espressione autentica, non solo di trasmissione di saperi. Parlare di sogni significa parlare di identità, di emozioni, di futuro. È una forma di prevenzione del disagio”.

Ed è qui che il progetto “Sogna e credici fino alle stelle” trova il suo significato più profondo. Pan di Stelle sceglie infatti di trasformare l’immaginazione in valore educativo. Non limitandosi a “ispirare”, ma creando contesti dove i sogni possono essere detti, accolti, coltivati. Come le stelle per i naviganti, che non servono a essere raggiunte, ma a indicare la rotta. E, ascoltando le voci dei bambini italiani, oggi quella rotta appare sorprendentemente luminosa. “Sogna e credici fino alle stelle” parla la stessa lingua del cibo. Perché sognare è un nutrimento. È l’ingrediente invisibile che tiene insieme educazione, comunità e futuro.

Scegli su quale testata vuoi vedere questo contenuto