Riannoda i fili del periodo trascorso tra il primo e il secondo libro: pochi anni, ma che hanno cambiato la vita, ma non il carattere, di Ruben Bondì. Ora che il suo nuovo lavoro – Daje che è pronto, edito da Mondadori (pp. 208; 19,90 euro) – è in libreria, si racconta al Gusto.
"Mi piace essere incasinato, mi sento spento se non ho mille cosa da fare”, dice mettendo subito le carte in tavola. Chef e content creator, cucina sul balcone di casa o a domicilio, ama andare al mercato e si gode un successo dai numeri straordinari, con 1,9 milioni di follower solo sul suo profilo instagram “cucinaconruben”.
Il successo e la famiglia
Ma la vita che cambia così rapidamente, il successo, non c’è il rischio di perdere la testa? “No – risponde deciso – soprattutto se hai una famiglia come la mia, presente, un punto saldo della mia vita. Sono sempre stati tutti al mio fianco, certo ho dovuto cambiare un po’ stile di vita per l’aumentare degli impegni, ma per loro è sempre rimasto tutto uguale”.
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Una cosa alla quale non rinuncerebbe mai? "La cena del venerdì con tutta la famiglia. Non riusciamo a fare il pranzo della domenica e allora ci siamo ritagliati quello spazio tutti per noi”. E chi cucina? "Non io”.
La crescita esponenziale di quel format – cucinare con ingredienti semplici, sul balcone di casa – “ha portato anche ad ampliare lo staff, oggi più numeroso, ma comunque rimasto a gestione famigliare, perché i miei collaboratori sono entrati in questa cerchia, e questo mi permette di non snaturarmi. C’è un rapporto diretto e sincero, ma a me piace controllare la situazione, anche perché sono molto autocritico, direi il primo giudice di me stesso. Severissimo”.
Il libro
“Daje che è pronto” nasce da un’idea precisa – quella di cucinare piatti buoni in tempi rapidi – ma anche da una necessità. “Volevo fare qualcosa che non fosse il seguito del primo libro – racconta Bondì al Gusto – e quindi sono partito dall’idea che quando cucini su un balcone, un format ideale per i social o per il canale youtube – lavori prima di tutto sulla semplicità. Ma devi adattarti ad agenti esterni, il clima, la luce che cambia. Quindi hai tempi ristrettissimi”.
In più, aggiunge lo chef, c’era anche una questione personale: “Stavo prendendo peso perché sempre più spesso mi trovavo a non mangiare bene: o perché se registri tre-quattro piatti al giorno finisci per fare continuamente degli assaggi, un po’ perché viaggiando ti trovi a consumare pasti veloci”. Allora, ecco la filosofia: prendersi il proprio tempo.
Volersi bene
"Il libro di settanta ricette ha come base cibi sani, ingredienti semplici da reperire ma di qualità, che ti rendono felice. Vorrei dimostrare che esiste un’alternativa al delivery o al mangiare di fretta e male. Le mie ricette si realizzano in pochi minuti, dai 15 ai 30 minuti, e questo non per mettere ulteriore fretta alle vite delle persone, ma per incentivare a cucinare anche chi non ha o non crede di aver tempo per cucinare”.
Grande spazio al vegetale, ma anche al pesce. Poca carne. “Credo ci sia un bilanciamento tra gli ingredienti e le materie prime, ma senz’altro mi è venuto in modo naturale fare molte ricette con l’uso di vegetali”, racconta ancora Bondì. In fondo il rapporto con i mercati, con i venditori di frutta e verdure, è molto diretto e lo chef lo ha dimostrato anche in trasmissioni televisive. “Credo molto nel lavoro degli ambulanti e nel ruolo dei mercati, che sono fonte di ispirazione. Purtroppo se ne trovano sempre meno, ma credo che un sostegno agli operatori sia necessario per un naturale ritorno al passato”.
Gusti personali
Ultima domanda sulle passioni gastronomiche: c’è tanta Roma nel libro, ovvio, ma nella personale classifica delle preferenze c’è anche altro: “Amo la cucina siciliana, ha una vastità di ingredienti e di ricette straordinaria”. E all’estero? “Libanese, persiana ma anche indiana”.