Ci sono sapori che non hanno bisogno di biglietti da visita. Ti arrivano addosso prima ancora di toccarli, come un profumo che riconosci a distanza, e subito ti riportano a una terra. La finocchiona è così: basta avvicinare il naso e sei in Toscana. Un salume preparato con maiale e caratterizzato dall’aroma di finocchietto fresco. Campi che sanno di sole, strade bianche bordate di cipressi, una fetta di pane sciocco e un bicchiere di vino rosso. Il Medioevo, si sa, era tempo di ingegno più che di abbondanza. Il pepe, spezia costosa e introvabile, era privilegio di pochi. I norcini, custodi antichi della carne suina, decisero allora di guardarsi attorno: e trovarono il finocchio selvatico, generoso e spontaneo sulle colline toscane.
Semi e fiori entrarono nell’impasto, profumandolo di fresco, di selvatico, di verità. Non sapevano di aver inventato un mito.Così nacque la finocchiona, destinata ad arricchire i banchetti nobiliari quanto le tavole delle osterie. Niccolò Machiavelli, dicono le cronache, non si sedeva mai a tavola senza. E se fosse bastato una fetta per rendere più buono anche il vino meno riuscito, allora tanto sarebbe valso abbondare.
La finocchiona non è solo un insaccato: è una pagina di storia gastronomica. Lo testimoniano i dizionari dell’Ottocento e la Crusca dell’89, fino alla Treccani che nel 1956 la consacrò “salume tipico toscano”. E nel 2015 arrivò l’Igp, marchio che tutela un saper fare che appartiene a tutta la Toscana, dal Mugello al Chianti, dalle Crete senesi alla Lucchesia. Ogni produttore custodisce una propria formula segreta: la quantità giusta di pepe, aglio, vino rosso (ma mai più di un litro ogni cento chili d’impasto, parola di disciplinare), e naturalmente i semi o i fiori di finocchio.
Sulla quantità di vino rosso è divertente raccontare un aneddoto: a rivedere le ricette antiche, la quantità di vino rosso richiesta dai norcini era nettamente superiore e la prova sul campo dimostrava che non fosse possibile preparare il salume con quelle dosi. Molto probabile che la grande quantità di vino richiesto non fosse per l’impasto ma piuttosto per allietare i norcini durante la preparazione! Poi la carne, scelta tra i tagli più nobili del maiale: spalla, prosciutto, pancetta, coppa. L’impasto viene insaccato, legato, fatto asciugare e stagionare. Il risultato? Un cilindro irregolare, con la superficie coperta dalla “fioritura” delle muffe buone, che custodiscono profumi e morbidezze. Al taglio, la fetta è rossa, punteggiata di bianco e di verde: il grasso si scioglie, il finocchio si mostra, la consistenza è tenera, talvolta persino "sbriciolona”, il nome che assume al di fuori del disciplinare un salume molto meno consistente.
Plinio il Vecchio raccontava che dall’Etruria partivano ogni anno ventimila maiali verso Roma. Se la Toscana era la patria naturale dell’allevamento suino, la finocchiona ne è il fiore all’occhiello, l’evoluzione più profumata. Il modo più autentico per gustarla resta il più semplice: pane toscano senza sale e finocchiona. Oppure una schiacciata croccante che esalta la morbidezza dell’impasto. Ma la regina dei salumi non si accontenta del ruolo da comprimaria: sa diventare condimento per una pasta alla gricia “alla toscana”, ovvero in bianco ed il grasso del salume che fornisce sapore, guarnizione per una pizza, involucro per un filetto arrosto, perfino ingrediente di insalate con pecorino e arance. E c’è appunto la variante popolare, la “sbriciolona”, meno stagionata e ancora più morbida, che si sfalda sotto il coltello: perfetta per chi ama i sapori immediati.
Nel 2019 la produzione superava quasi due milioni di chili. Una crescita continua, con il biologico a fare breccia tra i consumatori più attenti. Merito anche delle confezioni moderne, che hanno reso la Finocchiona più vicina a chi la vuole portare fuori Toscana, sulle tavole di mezza Europa e oltre. Ma per assaggiarla davvero, con tutto il suo carico di storia e tradizione, bisogna andare lì, nelle botteghe dove il profumo di salumi si mescola al legno dei banconi e al vino che aspetta nei fiaschi. Perché la finocchiona non è solo un salame: è un viaggio sensoriale, un pezzo di Toscana che si scioglie in bocca, un racconto che parte dal Medioevo e arriva fino a noi, senza mai perdere l’aroma fresco del finocchio.
Produttori da segnalare
Bonuccelli Salumi
Via Carignoni, 100 – Camaiore (Lu)
Sergio Falaschi
Via Conti, 16 San Miniato(Pi)
Antica Macelleria Falorni
Via di Colognole, 67 – Greve in Chianti (Fi)
Franchi Salumi Srl
Via Archimede, 134 – Follonica (Gr)
Salumificio Gerini S.p.A.
Viale Hanoi, 50 – Pontassieve (Fi)
Macelleria Mannori
Via di Vergaio, 18/20 – Prato
Renieri
Loc. Pian dei Peschi, 6 – Poggibonsi (Si)
Savigni Azienda Agricola Semplice
Via della Chiesa, 36 - Località Pavana Sambuca Pistoiese(Pt)