Etna Days, il racconto di una visione secolare del rapporto tra terra e vino
di Francesco SeminaraTorna l’appuntamento con le bottiglie prodotte alle pendici del vulcano e diventate simbolo nel mondo dell’opera dell’uomo
Conoscere per raccontare. Sembra essere questa la missione intrapresa oramai da anni dal Consorzio Etna Doc che puntualmente torna a far parlare di sé grazie ai giorni dell’Etna, gli Etna Days per l’appunto, in scena o per meglio dire in vigna, dal 18 al 20 settembre. Il vulcano più alto d’Europa non produce soltanto eruzioni e paesaggi lunari, che anche nei giorni scorsi hanno dato spettacolo, ma anche un vino che è diventato simbolo nel mondo.
L’Etna, con i suoi versanti diversi e mutevoli, con vigne che superano i mille metri e muretti di pietra lavica che sembrano scolpiti dal tempo, è oggi uno dei territori più osservati e desiderati del panorama enologico internazionale. Questa edizione vedrà il coinvolgimento di oltre novanta cantine, cinquecento etichette in degustazione e più di settanta giornalisti e formatori provenienti da Stati Uniti, Europa e Italia.
Il territorio
Un appuntamento che racconta la vitalità di un territorio capace di conquistare l’attenzione internazionale con vini che portano nel bicchiere la forza del vulcano e non è solo un frase fatta. La biodiversità è la vera ricchezza di questo territorio ancora misterioso e potentissimo. Nerello Mascalese e Carricante sono i protagonisti di questa identità, insieme ad altri vitigni “minori” come la Minnella, ma è l’insieme delle condizioni a rendere inconfondibile la cifra stilistica dei vini etnei, capaci di unire freschezza, sapidità e longevità.
Il Consorzio di Tutela Vini Etna Doc, promotore dell’iniziativa, rivendica con orgoglio il lavoro collettivo che ha reso possibile la crescita della denominazione. “Ogni bottiglia di Etna Doc è un capitolo di un racconto secolare che intreccia resilienza, memoria e visione” sottolinea il presidente Francesco Cambria, mentre il direttore Maurizio Lunetta evidenzia il valore della partecipazione internazionale che in questa edizione porta sul vulcano oltre settanta professionisti. Una conferma che l’Etna è ormai un punto di riferimento globale, non soltanto per la qualità dei suoi vini ma per la coesione di una comunità che ha saputo trasformare la fatica in risorsa. L’assessore regionale all’Agricoltura Salvatore Barbagallo rimarca il ruolo strategico della denominazione definendo l’Etna “laboratorio naturale di sostenibilità e biodiversità”, riconoscendo agli agricoltori la capacità di custodire un patrimonio che va oltre il vino e diventa identità culturale e sociale. Gli Etna Days celebrano anche questo lavoro silenzioso: il recupero dei terrazzamenti abbandonati, la cura delle vigne centenarie, la difesa dei vitigni autoctoni dall’oblio.
Le storie
È un tributo alla resilienza di chi ha scelto di restare legato alla montagna, trasformando appezzamenti difficili in un patrimonio di valore. Per dare voce a queste storie, il Gal Etna e l’Alcantara lanceranno una miniserie di documentari in italiano e in inglese che racconteranno volti e comunità, pensata per la diffusione digitale e la promozione internazionale.
Il rapporto tra l’Etna e il vino ha radici lontane: i monaci che secoli fa coltivavano vigne sulle colate antiche non potevano immaginare la rinascita odierna, alimentata da giovani produttori capaci di coniugare tradizione e nuove visioni. La viticoltura etnea è oggi una delle realtà più dinamiche d’Europa e al vino si affianca il turismo che ruota intorno al vulcano, con percorsi tra i crateri, trekking tra i filari, visite ai borghi medievali e ristoranti che custodiscono la cucina locale. Nell’attesa della Docg l’obiettivo dichiarato è costruire un ecosistema integrato in cui il vino diventa la chiave per leggere un intero territorio, fatto di paesaggi, culture e persone.