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Alessandra Lauria: tagliatelle, ravioli e gnocchetti, con la pasta fresca aiuto i bambini malati

“Smile and make pasta!” è l’associazione fondata dalla professionista per portare un sorriso ai più piccoli, ricoverati in ospedale

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Ci sono momenti nella vita in cui ci si rende conto che tutto quello che si è fatto è stato un cammino per arrivare fino a lì. Così Alessandra Lauria sintetizza i suoi 36 anni di preparazione che l’hanno portata a fondare, nel 2023, “Smile and make pasta!”.

In italiano “Sorridi e fai la pasta” è un’associazione di promozione sociale che entra nei reparti oncologici pediatrici per portare un po’ di serenità ai piccoli ricoverati attraverso laboratori che utilizzano la pasta come strumento educativo ed emotivo, capace di stimolare i sensi, la manualità e l’immaginazione.

Le origini

“Smile and make pasta – spiega Alessandra Lauria – nasce come elaborazione di un trauma che ho vissuto intorno ai miei 10 anni. Era il 1996 quando mi venne diagnosticato un tumore. Ai lunghi periodi in ospedale ne seguirono altri di terapie. Io mi considero un vero e proprio miracolo anche perché per i medici la diagnosi era tre mesi di vita e mi rimbalzavano tra Monza e Milano. Milano voleva fare anche radio e rioperarmi per togliermi tutte le ovaie, mentre a Monza il caro dottor Mangioni non ha voluto e ha lottato affinché non mi toccassero ma facessero una chemio di prevenzione. Il superamento di quel periodo mi lasciò la terribile sensazione di essere una sopravvissuta col desiderio profondo di restituire il bene ricevuto”.

ph. Mauro Serra 

Tutto questo nella mente di una bambina prima e di un’adolescente poi non era così chiaro come lo è per l’Alessandra quasi quarantenne di oggi. “Il tumore – prosegue Alessandra – mi aveva tolto anni di vita, serenità e sogni. Fin da piccola volevo fare la ballerina ma la malattia mi ha bloccato il percorso per diventarlo. Tutto questo mi fece sviluppare un senso di frustrazione che si tramutò in ribellione inconsapevole verso la mia famiglia e mi portò a lasciare la Sicilia subito dopo il conseguimento del diploma”. Così Alessandra arriva a Milano, si iscrive alla facoltà di Scienze dell’Educazione per diventare un educatore professionale. “Nel momento in cui mi ritrovai a dover scegliere cosa fare del mio futuro – dice la Lauria – riaffiorò in me il vissuto della mia infanzia che mi portò alla convinzione che se ero passata indenne da quella malattia era per compiere qualcosa di buono, ovvero aiutare chi stava soffrendo. Partii quindi per Milano e, ricordando quanto erano stati preziosi per i momenti in cui i dottor clown arrivavano a farmi distrarre mentre ero costretta in un letto d’ospedale, mi iscrissi a una facoltà che mi avrebbe permesso di lavorare a contatto con i più piccoli”.

Arrivata alla laurea Alessandra si accorge che non è abbastanza e quindi vola a Londra per imparare l’inglese e per frequentare un master di specializzazione in sviluppo internazionale per proteggere i diritti dei giovani e bambini. Inizia così un periodo di tre anni che la porta in Africa in diverse missioni umanitarie. “Alla soglia dei miei 27 anni – ricorda – mi resi conto che non potevo cambiare il mondo mentre, invece, potevo cambiare me stessa e il disagio che mi portavo dentro. Mi fu chiaro che dovevo tornare alle mie origini per ricomporre il puzzle della mia identità”.

Il ritorno alle origini

Così torna in Italia e capisce che le sue radici affondano nelle tradizioni enogastronomiche del suo Paese. Si iscrive al corso di Dieffe - Pastaio Artigiano di Padova della durata di dieci mesi. “Durante quel corso mi sono innamorata di nuovo dell’Italia. L’ho riscoperta come non l’avevo mai vista prima, e ho imparato tantissimo sulla cucina italiana, soprattutto su aspetti che prima mi erano del tutto sconosciuti. Mi sono immersa nel mondo della pasta, esplorando formati nazionali, regionali e popolari. Appena avevo un momento libero dall’impegno scolastico, prendevo un treno e partivo: viaggiavo in lungo e in largo per partecipare a sagre, eventi, incontri. Volevo sapere tutto, capire ogni dettaglio, assorbire ogni storia che la pasta potesse raccontarmi”.

ph. Mauro Serra 

Ma, come spesso accade, le strade che portano alla meta sono tortuose e così, mentre Alessandra è immersa nei suoi studi di enogastronomia, le arriva un’offerta di lavoro da Lisbona così vantaggiosa che le fa cambiare tutti i piani e decide di trasferirsi nella capitale portoghese.

“Purtroppo, le cose non andarono come mi aspettavo, così feci il grande salto: creai una mia attività dove tenevo corsi di cucina. Fu un periodo stupendo, facevo tutto quello che mi piaceva: cucinavo, stavo con la gente e i miei corsi erano tutti sold out. Ma arrivò il terribile 2020 e con la pandemia persi tutto. Questa volta però non mi persi d’animo e portai le mie lezioni online. La mia scuola di pasta sul web ebbe un grande successo con iscritti da tutto il mondo. C’era chi si collegava dall’Australia, dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra, lavoravo dalle 7 di mattina fino a mezzanotte tutti i giorni per quasi 2 anni finché mi colpì un forte burnout e crollai”.

La pasta entra in ospedale

Alessandra, dopo 16 anni, torna nella sua Licata, stravolge la sua vita per l’ennesima volta e va a fare la cuoca sugli yacht di lusso. La bellezza del mare, la tranquillità della vita in barca, la soddisfazione del lavoro riportano a galla la voglia di rendere al mondo qualcosa della fortuna che l’aveva baciata da piccola. “Ho pensato, perché non portare la pasta nei reparti di oncologia pediatrica? Ho chiamato subito l’Istituto dei tumori di Milano che ha accettato per due laboratori. È stata un’esperienza molto particolare, infatti, per la prima volta mi ritrovavo in quella realtà dopo 26 anni, in mezzo a bambini sofferenti che erano accompagnati da genitori afflitti, spaesati, altrettanto doloranti. Già dopo il primo incontro mi sono accorta di quanto ricevessi io da loro. I genitori mi venivano a dire che il bambino, che non mangiava da mesi, aveva finalmente ripreso a nutrirsi; altri mi raccontavano come loro figlio si fosse rasserenato e mi resi conto anche di quanto fare la pasta fosse efficace per le famiglie e le mamme stesse. Si era creato qualcosa di speciale che mi ha fatto capire che non potevo abbandonare bambini e genitori e così ho fondato l’associazione Smile and make pasta. Nel preciso momento in cui presi la decisione mi accorsi che avevo finalmente unito tutti i puntini e riuscivo a vedere il disegno completo della mia vita”.

Nel 2023, grazie a un crowdfunding che raccoglie 20 mila euro, nasce l’associazione che subito stringe accordi di partenariato con altre associazioni di Torino. “Torino è stata la città che mi ha aperto le porte ed è per questo motivo che lì abbiamo due laboratori e, da Combo, abbiamo tenuto un nuovo corso per la formazione di altri volontari. Quando sono a Torino la mia base operativa è il Pastificio Sapori di via Mazzini”.

Le richieste da molti ospedali lungo tutta la Penisola non mancano ma Alessandra non riesce a soddisfarle perché, nonostante lei e tutti i volontari operino su base gratuita, i soldi della raccolta fondi sono finiti.

“Sono molto soddisfatta – conclude Alessandra – perché l’eco della mia attività ha attraversato l’Oceano ed è arrivato negli Stati Uniti. Mi sono, infatti, arrivate richieste da diversi ospedali a ribadire quanto sia forte il potere della pasta”.