Fico d’India, campione di benessere e star del RiminiWellness
di Lara De LunaConosciuto per le sue proprietà fin dal XVI secolo, quando fu importato dalle Americhe, oggi il frutto figlio dell’Etna è in pole position sia in versione drink sia in cucina grazie alla sua versatilità
Cosa ci fa lo stesso prodotto tra gli stand di alta gastronomia e i tappeti elastici del fitness? A prima vista può sembrare una forzatura, o almeno un curioso caso di doppia identità. E invece no, il Fico d’India (dell’Etna Dop, ndr) riesce a calcare entrambi i palcoscenici, prima al McFruit, poi in fiere di settore in Canada, poi al RiminiWellness (fino al 1 giugno). Eventi agli antipodi solo in apparenza, se si considera che oggi i confini tra ciò che nutre e ciò che fa bene al corpo si fanno sempre più porosi. Un prodotto che si lascia assaggiare da buyer e nutrizionisti, che affianca tartare di tonno e piani di integrazione alimentare. Non è da tutti – verrebbe da dire – sedersi accanto a una burrata e poi fare stretching con uno smoothie in mano, senza perdere coerenza. Il tutto ragionando sull’essenza di una materia prima per secoli considerata povera, o difficile.
Ambiguità commerciale o versatilità? Decisamente la seconda. Il Fico d’India è un frutto che, nonostante un passato da outsider, è conosciuto per le sue proprietà fin dal XVI secolo, quando fu importato dalle Americhe. Simbolo di contaminazione fortunata, ha trovato nelle nostre regioni mediterranee - come gli agrumi prima ancora - il suo habitat naturale. Qui riesce a esprimere al meglio un profilo nutrizionale - oltre che gustativo - più che interessante. Magnesio, calcio e potassio, indicaxantina e betanina: una lista degli ingredienti, giocando con il senso delle parole, che lo incastrano di diritto nel mondo à la page dei super food. Vivo, versatile e stagionale, gli sta stretta però la veste di solo integratore nutrizionale. È in cucina - in un discorso che torna a 360° - che trova l’altra sua grande espressione. Protagonista di succhi super healty come di confetture, di liquori come di dolci, è un attore mediterraneo. Nella cucina tradizionale dell’isola di Ponza, ad esempio, si prepara una parmigiana con le pale di Fico d’India – una ricetta che racconta quanto profondamente la pianta sia entrata nell’immaginario alimentare di più territori. Anche la buccia, una volta lavata, può essere saltata in padella e servita come contorno.
Dolce, ma non stucchevole. Ricco, ma mai pesante. È sempre stato capace di abbracciare sia il gusto che la funzione nutritiva e a chi lo conosce da sempre questa fortunata stagione che sta vivendo sembra l’inizio di un percorso. Di successo commerciale? Forse. Sicuramente di riconoscimento di una duttilità gastronomica che è perfettamente aderente alle necessità contemporanee: un recente sondaggio commissionato da Today’s Dietitian, che ha coinvolto 874 dietisti registrati in America, ha evidenziato l’importanza - e il successo, con un mercato globale per i cibi funzionali valutato oltre 364 miliardi di dollari - di alimenti ricchi di nutrienti, benefici per la salute intestinale, opzioni a base vegetale e accessibilità economica. Tutte caratteristiche che i prodotti a base di Fico d’India, così come il frutto stesso, incarnano con naturalezza.
Due mondi quindi, due linguaggi. Da un lato quello gastronomico, dall’altro quello della salute, del benessere e dei dati scientifici rappresentato dal RiminiWellness, dove è stato presentato il succo e polpa di fico d’India Sicilio Mineral Power, ad alta funzionalità, prodotto con la sola aggiunta di limone. Non cambia la ricetta o il prodotto cambia lo sguardo di chi lo incontra: da una parte il frutto che arricchisce piatti e racconti identitari, dall’altra il concentrato naturale di fibre, minerali e antiossidanti. Stessa sostanza, doppia lettura, nessuno stravolgimento commerciale. “A Rimini presenzieremo alla presentazione del premio “Ilenia Scarantino” - spiega Sarah Bua, responsabile marketing di OP La Deliziosa, creatrice del Sicilio - dove 10 lavori che gli studenti in Scienze Motorie dei rispettivi atenei hanno realizzato con l’obbiettivo di verificare i benefici del Fico d’India dell’Etna Dop (e dell’ Arancia Rossa di Sicilia, ndr) sull’attività sportiva”. Un modo per creare una nuova consapevolezza culturale su qualcosa che - evidentemente - già esiste. Ma che non tutti conoscono.
Da background per le foto dei nostri viaggi estivi, a protagonista di un cambiamento che può andare - e si spera lo faccia - anche oltre il marketing: una cerniera tra cucina e scienza. Tra lo zaino del runner e il carrello del foodie, ma sempre con la medesima identità. Una piccola rivoluzione in un mondo che continua ad addizionare i formaggi con ultra proteine e a impoverire i cibi tradizionali di qualsiasi nutriente per farli essere più fit.