Dieci anni di enoturismo a casa Berlucchi: “Chi viene in cantina vuol sentire una storia”
di Nicoletta MoncaleroLa vicepresidente Cristina Ziliani: “In continua crescita il pubblico di età compresa tra i 35 e i 45 anni. Vogliono assaggiare, ma prima chiedono di viticoltura e sostenibilità”
"La visita in cantina, non è più fine a se stessa, ma serve ad avvicinare le persone all'eccellenza". È il messaggio di Cristina Ziliani, vicepresidente di Berlucchi Franciacorta: da dieci anni Berlucchi ha aperto le porte a questo tipo di iniziative, quando Expo 2015 e le prime esperienze nella Napa Valley introducevano il turismo enogastronomico che oggi, solo nei primi quattro mesi del 2025 ha raggiunto i 9 miliardi di valore.
"Fino a quindici anni fa era tutto da inventare – spiega – ora invece è cambiato tutto. Chi viene in cantina vuole sentire una storia, vuole parlare di sostenibilità. E noi siamo felici di raccontare quello che siamo e che facciamo".
Quando avete iniziato a dedicarvi anche a questo tipo di attività?
“Dieci anni fa abbiamo aperto le porte all'enoturismo in modo strutturato. Prima accoglievamo visitatori, ristoranti, agenti che portavano clienti. Raramente aprivamo al pubblico. Poi dopo l'Expo e un viaggio nella Napa Valley mi sono resa conto di quanto fosse importante questo aspetto. Da quello che ho visto in questi dieci anni, nell'ultimo periodo è cresciuto il numero dei visitatori con età compresa tra i 35 e i 45 anni”.
Qual è l'approccio dei giovani al vino secondo il vostro punto di osservazione?
“Intanto serve una precisazione su cosa intendiamo per giovani. Secondo me la linea di demarcazione sono i 30 anni, quando una persona comincia ad avere una sua autonomia economica, e allora inizia ad avvicinarsi seriamente al mondo del vino. Noi non abbiamo dati certi che si basano sull'età del consumatore, ma posso parlare facendo riferimento ai visitatori in cantina, e all'Ais, l'associazione italiana sommelier. Le dico la verità: tutto questo timore che i giovani abbandonino il mondo del vino, noi non lo vediamo. Anzi. E parlo per esperienza diretta. Su 23mila visite in cantina notiamo sempre più una diminuzione dell'età dei visitatori”.
È anche cambiato mondo di raccontare il vino?
“Noi cerchiamo di farlo con Academia Berlucchi: è nata per raccontare il nostro lavoro, ma anche per aprirci ad altri temi che non sono prettamente vino. Siamo custodi di un territorio, di una storia, e vogliamo raccontarla soprattutto ai più giovani. Quest'anno, all'evento che per la prima volta si svolgeva al Teatro Grande di Brescia, sono arrivate più di 900 persone. Un appuntamento in cui la cultura, con temi rivolti più ai giovani, è stata protagonista. Un tempo il vino era una semplice bevanda, ora si è capito che ha una storia da raccontare”.
Quali storie si possono raccontare sul vino?
“Noi partiamo sempre dall'esperienza in vigna per far vedere cosa significa sostenibilità. Abbiamo iniziato ad avvicinarci alla viticoltura bio già nel 1999. Abbiamo cominciato estirpando vigneti e a ripiantarli con nuovi approcci. Pochi ettari alla volta per arrivare alla totalità del nostro parco vigneti di proprietà. Poi portiamo i visitatori a dieci metri di profondità, nel cuore della Franciacorta, dove ancora affinano i nostri vini più eccellenti, nella nostra cantina del 1680, dove custodiamo la primissima bottiglia di Franciacorta mai prodotta”.
È cambiato anche il consumatore?
“Ci sono attenzione e sensibilità diverse. Prima non si vedeva l'ora di assaggiare, ora di ascoltare. Anche i ragazzi che iniziano a lavorare da noi lo fanno non solo perché conoscono la nostra azienda ma anche perché sono appassionati. Entrano in un mondo di eccellenza da cui dopo non si spostano più. Ed è una ricerca che poi estendono anche ad altre cose, a partire dal cibo. C'è un consumo molto più attento: quando sono entrata in azienda già si parlava di un consumo pari a 54 litri pro capite contro il 100 di molti anni prima. Adesso il numero è ulteriormente diminuito ma lo capisco. È cambiato anche lo stile di vita”.