È curioso scoprire che la patria italiana del tonno rosso non sia la Sicilia né la Sardegna, ma la Costiera Amalfitana. Più precisamente Cetara, il borgo che tutti associano alla colatura di alici ma che in realtà è uno degli snodi principali della pesca del tonno rosso nel Mediterraneo. Dal 26 maggio al 30 giugno, proprio in queste acque prende il via una delle attività più sorvegliate e regolamentate d’Europa: la pesca del tonno rosso con il sistema della circuizione. Se pensate a flotte oceaniche o porti industriali, siete fuori rotta: delle 19 imbarcazioni italiane autorizzate alla pesca del tonno rosso, ben 14 battono bandiera campana. Sette sono a Cetara, sei a Salerno, una a Sorrento. Una forza silenziosa ma profondamente radicata.
“Ogni tonnara ha una quota assegnata per decreto, stabilita in base alle indicazioni dell’ICCAT, la Commissione Internazionale per la Conservazione dei tonnidi dell’Atlantico — spiega Secondo Squizzato, presidente dell’Associazione Amici delle Alici —. Per il 2025, il Ministero ha definito una quota nazionale di oltre 5200 tonnellate suddivisa tra le diverse tecniche di pesca: alla circuizione sono assegnate 3600 tonnellate. A ogni imbarcazione autorizzata spetta un limite preciso e, una volta raggiunto, la barca deve fermarsi, anche se ha impiegato solo pochi giorni per esaurire la quota. I controlli sono rigorosi: a bordo c’è sempre un osservatore ICCAT e ogni fase della pesca è tracciata. È un modello che ha permesso di dare stabilità al settore, rafforzare la filiera e restituire dignità economica ai pescatori”.
Il sistema a circuizione, inoltre, ha ridotto al minimo le catture accidentali e reso il tonno rosso una delle specie più sostenibili del mondo: per pescarlo non si usano FAD, le boe galleggianti che in Oceano raccolgono indiscriminatamente ogni specie. Il tonno rosso non si attira, si avvista. Le tonnare di Cetara e del Golfo di Salerno hanno due binocoli montati sul ponte, ma il vero radar è l’occhio del pescatore che sa leggere il mare come fosse una mappa segreta: un riflesso che cambia, una lieve increspatura dell’acqua sono segnali minimi e inconfondibili per capire che c’è un banco di tonni in movimento. È lì parte l’azione: si cala la rete e si avvolge il pesce. Se una barca ha più quota del necessario, può condividerla con un’altra, assicurando lavoro a oltre 15 persone per imbarcazione.
Le reti da pesca delle tonnare, lunghe fino a due chilometri, non sono semplici attrezzi. Ogni rete è stata cucita a mano vent’anni fa e da allora viene riparata punto per punto. Solo chi conosce davvero la tecnica può metterci mano. Anche attraverso questi gesti antichi e precisi passa il cambiamento che ha rimesso al centro il mestiere del pescatore: un’evoluzione concreta, fatta di scelte mirate e di una filiera più consapevole e rispettosa delle risorse. Tuttavia, il tonno rosso pescato a Cetara raramente finisce sulle tavole italiane. Viene trasferito a Malta per la stabulazione e poi venduto in Giappone, dove il mercato premia gli esemplari con la giusta gradazione di grasso, perfetti per il consumo crudo. Così, mentre il tonno rosso prende il largo verso Oriente, in Italia si consuma soprattutto il tonno pinna gialla, più diffuso e accessibile.
Intanto a Cetara, i grandi armatori hanno scelto di lasciare il campo della pesca delle alici ai piccoli pescatori, rinunciando a competere sullo stesso fronte. È il caso di Armatore a Cetara o di Antica Marineria Gallo a Salerno, che si sono concentrati sulla pesca del tonno rosso e solo sulla trasformazione delle alici per la colatura, creando spazio, opportunità e valore per chi lavora su scala artigianale. Una scelta che tenta di garantire un mercato più stabile per la pesca locale. E oggi, grazie al disciplinare DOP, il prezzo di una cassa di alici è fissato a un minimo di 15 euro, contro i 5 o 6 euro di qualche anno fa. Un riconoscimento che non è solo simbolico.
In tutta Europa, infatti, la colatura di alici di Cetara è l’unica DOP di mare di una specie ittica trasformata. Si produce solo con alici pescate nel Golfo di Salerno, lasciate maturare in botti di legno e filtrate lentamente, goccia dopo goccia. Alcune vengono affinate anche fino a 30 mesi. Per aiutare i consumatori a riconoscere la qualità e distinguere l’autentico dalle imitazioni, l’Associazione Amici delle Alici ha messo a punto un protocollo di analisi sensoriale, affidandolo a un panel di 12 esperti. La colatura viene valutata con la stessa cura che si riserva al vino o all’olio: colore, sapidità, note aromatiche. Una griglia rigorosa, pensata per offrire trasparenza e consapevolezza a chi acquista.