L'estate è finita da un po', ma sul palato mi restano ancora tutti i suoi sapori. Sono i sapori della vacanza, dei momenti più spensierati dell’anno, delle cene con gli amici, delle colazioni pigre che si allungano fino all’ora di pranzo. Sono i sapori di quando io e Fabio ci ritroviamo dopo un anno di lavoro frenetico e ci amiamo ancora di più, di quando riesco a condividere con i miei figli ogni momento della giornata... persino qualche serata in discoteca.
I momenti più divertenti però sono sempre quelli intorno a un tavolo, e il mio, in Sardegna, è davvero gigantesco: riesce ad accogliere fino 16 persone... un po’ strettine, lo ammetto, ma ci si sta!
Il bello è che essendo quadrato, si chiacchiera facilmente con tutti quanti. È posizionato all’aperto, in una veranda, ma gli oleandri e i mirti lo proteggono anche quando fuori infuria il maestrale... cosa che in Sardegna succede abbastanza spesso.
Se chiudo gli occhi e mi concentro il primo sapore che ritrovo è quello dei fichi del mio albero che molto generosamente incominciano a maturare ad inizio agosto e finiscono proprio quando riparto a fine mese. Sono verdi, con la goccia e polpa rossa come un rubino. I primi che compaiono li mangiamo con il prosciutto crudo... anche se io li preferisco con il salame.
Trovo che il contrasto di sapore sia più deciso e stimolante. Poi quando sono davvero tanti, incomincia il periodo delle focacce. Schiaccio i fichi spellati direttamente nell’impasto steso sulla teglia e poi cuocio in forno. Una volta pronta la focaccia con i fichi ben caramellati dalla cottura, completo il tutto con il prosciutto crudo. Vi assicuro che è una delle cose più buone del mondo. Ne sforno quasi ogni giorno per l’aperitivo.
Poi ci sono gli amici che fanno le loro “ordinazioni”. Una delle cose più amate è la torta di ricotta e arance amare. Qui la ricotta di pecora è di una bontà commuovente. È compatta, saporita, direi intensa. Per rispettare al massino il suo sapore, la lavoro solo con zucchero uova e un cucchiaio di marmellata. La cuocio in forno come un soufflé e poi la ricopro con una meravigliosa marmellata di arance amare.
Servita fredda dopo il pasto, con il mirto, è il dessert migliore del mondo. Se avanza poi... la divido tra gli appassionati che se ne portano via un pezzo per colazione. Per me questa è la soddisfazione più grande.
Non parlerò di tutti i piatti di pesce che passano sul mio tavolone sardo durante l’estate, ma voglio ancora citare un ultimo golosissimo piatto dell’estate, amato soprattutto da Diego. I mallureddus alla campidanese. Sono i famosissimi gnocchetti sardi fatti solo di semola rimacinata e acqua, conditi con il ragù di salsiccia sarda. Scordatevi la ricetta bolognese. Innanzi tutto al posto del parmigiano ci vuole il pecorino e poi i mallureddu hanno una resa molto diversa dalle tagliatelle emiliane. Sono piccoli, sodi e un po’ callosi e il ragù è grossolano con grossi pezzi di salsiccia dal gusto deciso e saporitissimo. Ma il vero segreto di questa meravigliosa ricetta è lo zafferano. È questo che equilibra il tutto e rende il sugo dolce, aromatico e di uno specialissimo colore rosso ambrato. Ogni volta che lo preparo mi emoziono.
Mia madre e le mie amiche mi chiedono stupite se non sono stufa di cucinare anche in vacanza. Quando dico di no, sono sincera. Senza quei sapori la mia estate non sarebbe la stessa.