Il turismo lento riparte dalla Calabria fra dibattiti e degustazioni

Lo zimbatò (patate e peperoni fritti, piatto tipico della luogo)
Lo zimbatò (patate e peperoni fritti, piatto tipico della luogo) 
Il festival dell'Ospitalità a Nicotera (Vibo Valentia) mette al centro il cibo come valore dell'incontro e del dialogo fra musica, arte e dibattiti sulla biodiversità
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Se un uomo è gentile e cortese con gli estranei, dimostra di essere cittadino del mondo e che il suo cuore non è un’isola, separata da altre terre, ma un continente che si unisce a loro. Questo enunciato del filosofo Francis Bacon è più che mai attuale, insieme alla memoria di quanto fosse importante l’accoglienza per gli antichi. Nella cultura greca l’ospitalità era un atto sacro, un vincolo che guardava all’incontro con l’altro come a un bene prezioso. Accogliere qualcuno nella propria casa e condividere la mensa creava una relazione, un legame di amicizia inscindibile fra persone e comunità anche molto distanti geograficamente e i viaggiatori, gli estranei alla comunità, erano sacri e protetti da Zeus. Nella parola xènos ospite e straniero si fondevano e confondevano, così come oggi noi tutti siamo ospiti della Terra della quale dobbiamo avere cura e contribuisce a ricordarcelo il “Festival dell’Ospitalità” che si svolge a Nicotera, nella provincia di Vibo Valentia in Calabria, dal 30 settembre al 1° ottobre con il proposito di sensibilizzare comunità, territori e operatori sui significati di accoglienza, viaggio e territorio e ispirare un turismo lento, sostenibile, rispettoso dell’ambiente e delle collettività, un turismo di persone per le persone.

Il vino, uno degli ingredienti più iconici della Calabria
Il vino, uno degli ingredienti più iconici della Calabria 

Il Festival, immerso nello scenario del Mediterraneo dà sempre luogo di incontro fra civiltà, nasce nel 2015 dal lavoro di un gruppo di professionisti e cittadini uniti da una visione comune: immaginare un nuovo modo di fare ospitalità dialogando con il territorio, inteso come opportunità di consapevolezza, conoscenza, sviluppo e umanità, e farlo ripartendo dalle comunità che abitano i luoghi. “Sviluppare il senso di comunità permette di far nascere nuove idee per co-creare progetti turistici più in linea con le aspettative e i bisogni dei territori”, sottolinea il co-fondatore Francesco Biacca. Il punto di forza, prosegue la co-fondatrice Nunzia Calderazzo, sono “le persone che abitano e vivono i luoghi, conoscono storie, ricette e tradizioni e riescono con i loro racconti a diventare parte integrante del viaggio”. L’auspicio è creare un’economia del bene comune capace di soddisfare i bisogni e gli interessi di tutti e il Festival rappresenta un momento di incontro per dialogare, creare reti e riflettere su questi temi e sui cambiamenti profondi di territorio e ospitalità, due concetti in continua evoluzione che, superata l’idea del turismo di massa, richiedono nuove prospettive.

Un lavoro fecondo sia per Nicotera, che grazie all’evento estende il periodo ricettivo altrimenti limitato ai soli mesi estivi e vede ritornare per una vacanza le persone che la scoprono attraverso l’evento, sia per i partecipanti che negli esempi narrati nei laboratori (gratuiti) del Festival trovano stimoli per sviluppare idee nei propri territori. È stato così per Ivana Limardo, una giovane di 27 anni che ha riaperto in provincia di Vico un’antica bottega chiusa da 45 anni offrendo un servizio importante alla comunità e per Selene Millo, che in Friuli attraverso il progetto “laLuna” disegna lenti percorsi di scoperta della Pedemontana e valorizza aree poco conosciute.

Uno dei laboratori del festival
Uno dei laboratori del festival 

L’edizione 2023 del Festival esplora il tema della biodiversità, declinata nelle sue caleidoscopiche sfaccettature: ambientale, economica e sociale. Fra i tanti ospiti chiamati a parlarne, l’antropologo culturale Vito Teti, il vicedirettore de La Repubblica Giuseppe Smorto, la docente di Geografia dei flussi turistici all’Università Parthenope di Napoli Viviana D’Aponte, il direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria Pietro Sacchetti, il regista documentarista Alessandro Marinelli, il collettivo artisti The Calabreser e molti altri (il programma completo è consultabile sul sito www.festivaldellospitalita.it). Un’affinità naturale è poi quella tra il Festival dell’Ospitalità e Slow Food, narratori di una storia affine sulle comunità, definite dal portavoce Slow Food Calabria Michelangelo D’Ambrosio come “storie di uomini e di donne che vivono tutti i giorni ciò che sta intorno a loro, lo proteggono, lo difendono, lo curano” e per i quali la biodiversità, non solo agricola ma culturale, è la base fondante delle comunità e del loro ruolo centrale nel pensiero di un futuro possibile. Al Festival Slow Food ha inoltre il dolce onere di organizzare la Spiticchiata, termine con il quale in Calabria si indica un incontro nel quale il cibo è un companatico della conversazione e dello stare insieme. Il momento gastronomico duetterà con un concerto di chitarre che diffonderà suoni andalusi nella Giudecca, sarà preparato con il coinvolgimento delle donne locali depositarie della cucina arcaica e pensato per mantenere insieme le persone affinché non vadano via dopo lo spettacolo, ma si fermino a parlare di quel che è successo o succederà.

La musica è l'ingrediente più travolgente dell'accoglienza
La musica è l'ingrediente più travolgente dell'accoglienza 

Ogni edizione del Festival culmina nel Pranzo della Domenica, sua autentica anima e nodo fra “restanti” e viaggiatori: “Dopo lo studio, l'analisi, le buone pratiche e le prospettive tracciate di cui ci si nutre nelle tre giornate, la chiusura è una tavola imbandita allargata nella quale viaggiatori, ospiti e comunità locale si riuniscono e gustano i sapori della cucina di casa” raccontano i co-fondatori Nunzia e Francesco. “Tutte le pietanze che condividiamo la domenica, prima di dirci "arrivederci al prossimo anno", altro non sono che le ricette tipo che ogni nicoterese porterebbe sulla propria tavola, nella propria abitazione”. I piatti sono infatti cucinati dalle famiglie del posto e serviti nella “Casa” che la domenica del Festival dell’Ospitalità è la piazza o un altro luogo aperto del paese, con un posto in più, quello sacro dell'ospite.

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