Quel popolo "nascosto" che rende unico Cheese

(Ph. Alessandro Vargiu)
(Ph. Alessandro Vargiu) 
Bra si conferma il punto di riferimento del mondo del formaggio: merito dell'opera di Slow Food e di quella di centinaia di allevatori e produttori che stanno dietro le quinte
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Prendi una graziosa cittadina a metà strada tra Torino e Cuneo, facci crescere un movimento mondiale legato al cibo buono, pulito e giusto, trasformane per 4 giorni il centro in un grande mercato del formaggio e invita tutti. Ecco la ricetta per creare il più speciale degli eventi, nella percezione di molti.

(Ph. Alessandro Vargiu)
(Ph. Alessandro Vargiu) 

La cosa che colpisce di Cheese è l’entusiasmo generale che si respira nell’aria. Espositori / produttori a latte crudo di formaggio e Consorzi arrivano da diversi angoli del mondo carichi di aspettative e consapevoli dell’accoglienza calorosa che troveranno. Amanti delle meraviglie casearie si aggirano per le strade di Bra in cerca dei loro preferiti tra nuove scoperte e rituali ripetuti di edizione in edizione, confrontando con amici e conoscenti le liste di “must have”. Anche il cibo di strada non fa eccezione, il mio classico è siciliano: pane e panelle con una spruzzata di limone, un’iniezione di carboidrati dopo i mille assaggi di formaggio. Più che una fiera si direbbe una festa.

Il popolo di Cheese non è però fatto solo di espositori e avventori, esistono almeno un paio di altri mondi altrettanto vivaci, ma meno visibili. Uno di questi è composto da persone strettamente legate a Slow Food, tra attivisti e membri della rete, che ruotano attorno agli eventi della Casa della Biodiversità e lo Slow Food Bar, o comunque interessati alla sfera della filosofia e delle politiche di Slow Food Italia e Internazionale. E poi c’è un mondo del dietro le quinte, pieno di fermento eppure invisibile, fatto di professionisti del formaggio di ogni nazionalità e con ruoli più disparati, che l’evento catalizza in ogni edizione. Si tratta di selezionatori, importatori, produttori di formaggio, tecnici caseari, consulenti, assaggiatori, giornalisti, appassionati, influencers social. Una varietà di addetti ai lavori del settore caseario che si incontra e tesse una fitta tela di relazioni. Tra le varie persone in questi giorni ho incontrato anche Emma Yang, consulente londinese del settore caseario. Ci siamo conosciute grazie a Instagram, dove pubblica come @thecheesexplorer contando oltre 20mila followers. Sapevo che sarebbe venuta a Cheese con un bagaglio pieno di copie del suo libro sulle tecniche di degustazione appena pubblicato e ci siamo date appuntamento per incontrarci di persona. Davanti a un caffè mi ha raccontato di come lavorando per un negozio di formaggi durante i suoi studi di linguistica si sia appassionata a questo mondo fino a diventarne una specialista. Mi dice di essere venuta a Cheese per 6 edizioni consecutive e di aver vissuto l’evento sia come pubblico generico che lavorando per un espositore. Tra i suoi obiettivi questa volta, creare connessioni, scoprire nuovi formaggi e abbinamenti con il vino e imparare di più del legame tra formaggi e prati. Con un sorriso solare mi dice che l’evento di Bra è una delle sue parti preferite del mondo del formaggio: come consulente il suo lavoro è di connettere le persone con il giusto produttore, distributore o educatore e questo è il miglior posto per farlo. “Slow food è in grado di raggiungere l’intero spettro degli amanti del formaggio, dai più riconosciuti professionisti alle persone che adorano davvero il formaggio. Tutto nello stesso spazio. Questo è unico.” 

 

L’appuntamento è per tutti tra due anni, a settembre, a Bra, all’evento più molteplice e multistrato del mondo gastronomico.

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