Il mio primo maestro fu Secondo Bozzoni, il secondo marito di mia zia Fania, maître d’hôtel ai mitici sommi Kulm e Souvretta di Sainkt Moritz ed al Des Bains dei tempi d’oro, poco dopo Thomas Mann ed il suo Morte a Venezia, per intenderci. Mi raccontava quello che lui ed un suo collega di sala, un certo Rudolf Nureyev, dovevano rispettare: niente odori né profumi addosso, unico anello tollerato (per chi era sposato) la fede, niente aromi di caffè o sigarette…
Tutto questo mi è venuto in mente con nostalgia e commozione vedendo all’opera i ragazzi e le ragazze dell’istituto alberghiero Olivetti di Monza che, a parte la bravura in ogni settore, si vestivano di guanti bianchi per apparecchiare i tavoli con i tovaglioli, sapevano che si serve da destra e si sbarazza da sinistra e che non si passa davanti al naso del cliente mettendogli le posate…
Erano parte della forza lavoro di questo eccellente ristorante ai limiti del centro di Monza: facevano un utilissimo stage nel locale dove continuavano le lezioni dei loro stessi insegnanti, i tre fratelli della stessa famiglia proprietaria, i Butticè; in sala la professoressa Antonella, in cucina i professori Vincenzo e Salvatore…
E tra i loro compagni di scuola, in cucina, Flavio, ragazzino down che all’Olivetti studia pasticceria e che qui farcisce di eccellente ricotta di pecora i cannoli siciliani (anche le scorze sono fatte in casa). Qui, quindi, la parola inclusione è una cosa seria e concreta, come ho raccontato a RAI 3 nel mio cammeo domenicale per "O anche no".
Al di là di questo valore “morale”, però, c’è anche la comodità ma, anche e soprattutto, la grande bellezza e bontà, francamente inaspettate, di questo locale. Dall’altra parte della via un comodo autosilo; qui, fuori, sulla strada, un comodo scivolo per chi avesse problemi di mobilità e poi dentro una sala luminosa, aerea, dai caldi colori chiari, dai tavoli ad opportuna distanza gli uni dagli altri.
Un ristorante dove avrete una cucina anche di fantasia ma dai tratti sicuramente siciliani, come l’origine della famiglia: se il papà al paese è sinonimo di coltivazione di pistacchi (in arrivo la Denominazione d’Origine), qui si spinge la Trinacria delle mandorle e dei gamberi rossi, del tonno e delle triglie.
Menu degustazione a 70 e 75 euro e pranzo medio completo sui 100-110 euro per sgranocchiare i pani fatti in casa, le gustose sfiziosità del pre-antipasto e poi le ostriche con le mandorle, i gamberi, i paccheri con i pistacchi dell’agrigentina Raffadali ed i gamberi di Mazara, la pasta con i ricci di mare ed il caviale, il meraviglioso risotto con le sarde, il filetto di pesce pescato con i cannellini, il tonno, la lombatina di vacca podolica… Al dolce, la cassata od il dolce cannolo farcito da Flavio.
Monza, via Gian Francesco Parravicini 44
Tel. 039.327899
info@ilmororistorante.it
www.ilmororistorante.it
Chiuso tutto lunedì e a mezzogiorno di giovedì
VOTO: 17/20
POSIZIONE 1 su 5
AMBIENTE 3 su 5
SERVIZIO 4 su 5
CANTINA 3 su 5