Insetti nel piatto al ristorante? No, anzi forse. E domani chissà. Da parte dei giovani cuochi non c'è una chiusura totale al mondo di cavallette&co. anche se le posizioni sono (parecchio) discordanti. In ogni caso, anche i possibilisti convergono sulla necessità di affrontare la partita con le pinze e concordano che questo tipo di “novel food”, per dirla all'americana, è distante anni luce dalla cultura alimentare del Bel Paese. Tra i partecipanti dell'assemblea nazionale dei JRE (Jeunes Restaurateurs) italiani ad Assisi non si fatica a raccogliere qualche voce dietro le quinte. Nessuno ha schierato il proprio menù a favore di farina di grillo o simili, ma la curiosità verso un mondo inesplorato fa breccia anche nel “feudo umbro” ancorato a memoria, territorio e (tanta) carne.
Paolo Trippini, che a Civitella del Lago officia i piatti di un'Umbria contemporanea, tenta un'approccio ecumenico: «Generalmente, quando si parla di cibo prevale sempre la curiosità. Vero, l'uso degli insetti è oggi incompatibile con la cultura alimentare italiana e sarebbe impossibile, oggi, inserirli in un mio menu centrato sulla cucina di territorio. Ma le cavallette io in Cina le ho assaggiate e penso che ogni cultura vada rispettata». È un secco “no” a grilli e cavallette in padella quello del vicentino Alberto Basso (TreQuarti), secondo cui «non siamo ancora pronti, e non va disperso quel positivo ritorno alle origini e alla tradizione che sta caratterizzando la cucina italiana di oggi. Non è il momento di stravolgere la tendenza con una virata così brusca. Sono convinto che, in ogni caso, gli insetti non si radicheranno come moda nella cucina italiana».
«Gli insetti? Sono stato in Thailandia e li ho assaggiati: al mercato di Phuket li si sgranocchia come noi facciamo con le patatine» dice Giorgio Bartolucci, con Atelier prima stella Michelin in Ossola di cui valorizza prodotti come il Bettelmatt e la patata di montagna. «Laggiù, bruchi, cicale e cavallette vengono fritti così intensamente da diventare ipercroccanti e il loro sapore viene quasi del tutto coperto. Tranquilli, non li metterò in menu: il fenomeno è comunque in divenire e va affrontato con cognizione di causa. Questi ingredienti possono comportare allergie, come già i crostacei: quindi, anche per il ristoratore, rappresentano un rischio e l'informazione diventa essenziale. La candidatura tricolore all'Unesco? La cucina francese è patrimonio dell'umanità dal 2010, ed è davvero tempo che lo diventi la nostra, che è espressione di regionalità».
Quest'ultimo è un altro tema che fa capolino tra i giovani cuochi: per il presidente di JRE Filippo Saporito (lo chef fiorentino de La Leggenda dei Frati sarà leader dei giovani ristoratori fino a novembre 2023) «la candidatura della cucina tricolore alla tutela Unesco suggella proprio il lavoro che stanno svolgendo i cuochi italiani, premiando una cucina nata tra le famiglie e che si è diffusa nel mondo. Del resto, oggi il primo elemento attrattivo che porta gli stranieri in Italia è proprio il cibo». E sulle farine di insetti? «Parlo a titolo personale» dice Saporito. «E metto subito in chiaro il diritto di tutti a conoscere quanto viene servito nel piatto: se dovessero effettivamente diffondersi prodotti con farine di insetti, il consumatore deve averne piena informazione e libertà di scelta: come pure, in etichetta, va indicata provenienza, tipologia di materia e lavorazione. Insomma, va salvaguardato il sacrosanto diritto a non utilizzarle. Gli insetti sono estranei alla nostra cultura alimentare, ma è pur vero che sono ben presenti nelle cucine di altri Paesi: non vi dico l'espressione di mio cognato, uruguayano, quando gli ho raccontato che in Italia e in Francia si mangiano lumache e rane...».
Stefano Di Gennaro (Quintessenza, Trani) rimarca che, nei prossimi anni, la scommessa dei JRE continuerà a valorizzare «l'ingresso di nuovi giovani, perché i valori fondanti sono nelle persone e nel ricambio generazionale, che porta nuova linfa e nuovo pensiero. Vogliamo persone pronte a mettersi in gioco. Gli insetti nella cucina italiana? Non ne sento la necessità. Penso che la nostra missione, dopo la candidatura Unesco, sia quella di dar voce agli agricoltori e agli artigiani che ci consentono, ogni giorno, di portare in tavola bontà e unicità di una cucina sostenibile e fortemente identitaria».
Insetti, il vincitore di Masterchef e Alessandro Cattelan assaggiano le cavallette per la prima volta
Nemmeno Armando Beneduce, ad Assisi in rappresentanza di Charming Italian Chef (è patron di Nascostoposto a Terni) vuol sentire parlare di cucina o pizza con farina di grilli. «Per quest'ultima non si tratta di una base adatta e ci sono tradizioni che, in ogni caso, a mio parere non devono essere intaccate. Ogni cultura deve trovare i suoi spazi d'espressione, ma non vedo l'utilità di una simile contaminazione. Tanto più quando, all'opposto, ci si sta adoperando per valorizzare l'immagine della cucina italiana all'estero: non mi sembra una concomitanza compatibile nei tempi e nei modi».
Non c'è chiusura, infine, da Alessandro Tormolino: lo chef del Sensi Restaurant di Amalfi è da sempre un ecumenico della cucina e artefice di congiunzioni che, ad esempio, mettono in comunicazione l'elemento mediterraneo con quello orientale (un esempio, il suo risotto con lemongrass, capasanta, limone sfusato candito, aglio nero e katsuobushi). «Disposto a provare gli insetti? Sì, sono sempre stato aperto a qualsiasi orizzonte e non pongo limiti a nessuna evoluzione: quindi la voglia di misurarmi e capire, prima di esprimere un giudizio ed eventualmente approfondire una tecnica, c'è. Certo, si tratta di elementi fuori contesto con la cucina mediterranea, ma proprio di recente il mio sous chef è stato in Messico e ha avuto modo di fare diverse esperienze in questo senso. Insomma, vedremo».
Intanto ecco le ultime novità dall'assemblea dei giovani chef: quattro i nuovi ingressi italiani in JRE annunciati proprio alla fine dell’incontro, lunedì 27 marzo: a entrare a far parte della famiglia JRE Italia nel 2023 sono Gian Marco Russo, Granoturco Bistrot – Castagnole Piemonte (TO); Francesco Laera, ristorante Fè - Noci (BA); Damiano Dal Farra, Locanda San
Lorenzo – Puos d'Alpago (BL); Alex Haselwanter, Unterwirt – Gudon (BZ), che in Associazione prende il testimone del padre Thomas, già socio onorario JRE-Italia.