Ancora cento anni fa, la provinciale che da San Damiano porta a Canale e Alba era una “via del sale e del vino” trafficatissima. Birocci carichi di damigiane e botti ricolme di acciughe davano alla terra subalpina l'illusione di essere una regione di mare. E mandrie di bovini di Piemontese con il loro manto bianco. Quasi monacale. C'è anche la loro carne nel “take away piemontese” del Basso astigiano che apre i battenti a Ferrere, borgo incardinato tra le colline: pasta fresca, tartare e vitello tonnato da portare a casa, mangiare al lavoro o mettere nello zaino per un pic-nic tra boschi e vigneti. Tutto pronto, a unire la tradizione del segno dei tempi. Ma la storia della nuova avventura Laura Fasano è, innanzitutto, quella di un cambio di vita: laureata in chimica industriale, settore automotive.
“A Ferrere c'era un macellaio ogni dieci famiglie. E proprio qui, mezzo secolo fa, nacque una macelleria all'avanguardia, un punto di riferimento per un territorio orgoglioso e un po' geloso delle sue tradizioni di cibo”. A raccontare è Laura Fasano, tra gli scaffali di quella macelleria che non c'è più ma che continuerà a respirare il gusto di una terra di mezzo tra Monferrato e Roero. Una nuova vita iniziata il 10 settembre scorso, quando ha aperto l'Arangiuma: una bottega-bistrot che nel nome racchiude una filosofia, quella di tante cose buone con cui è facile mettere in pista un pranzo o una buona merenda. Un termine non solo dialettale, ma che incarna una proverbiale inventiva piemontese. Laura coltiva la sua passione per la cucina coltivata fin da piccola: “Sono cresciuta con nonne e zie che cucinavano. Una mezza astigiana e mezza mantovana, l'altra torinese, poi un'altra zia con una cascina a Portacomaro. Tutte attente a farmi passare il tempo cucinando, per me è stato un gioco trasformato in passione. Ho sempre aiutato la nonna a fare ravioli, tagliatelle, ho sempre nutrito il desiderio di preparare pranzi e più c'era gente più mi divertivo”. Oggi è il marito a farle da mental coach, diciamo così: imprenditore, ma in settori del tutto diversi da quelli della gastronomia, che ruotano intorno al segmento ecologico. “Ci siamo trasferiti a Ferrere anni fa. Qui una signora di quasi novant'anni mi ha insegnato a fare la bresaola e i salami, ho imparato a farmeli in casa e li feci assaggiare a uno dei due macellai del borgo. Gli piacquero, mi incoraggiò”.
L'altra bottega di macelleria oggi non c'è più. L'ha rilevata proprio Laura per creare “l'Arangiuma”. Anche quando si tratta di improvvisare una cena non prevista dato che qualcosa, in fondo, “la arrangiamo sempre”. Più che arrangiarsi, però, qui si fa sul serio, puntando sulla tradizione al 100% piemontese, con qualche incursione da nord, come per il risotto al Gorgonzola e frutti di bosco, “da completare a casa”.
Per il resto, la bottega è il regno di tajarin, agnolotti con gli arrosti e del plin (siamo sempre in una terra di mezzo tra Langa e Monferrato): poi vitello tonnato a bassa temperatura, insalata langarola, roast beef con salsa alla senape, tartare, carpacci. Ma anche polletti con marinatura piccante per intercettare il gusto delle più giovani generazioni. Il packaging è biodegradabile a 100% (ovvio). Un angolo bistrot attiguo alla bottega consentirà anche la prova in loco, mentre per il fine settimana si studia un inedito cortocircuito tra la tradizione del brunch britannico e la colazione rinforzata piemontese: torta di nocciole e crostate, biscotti di meliga, uovo e pancetta affumicata, Gorgonzola e Montebore. “E comsissìa sté pasi: cheicòsa i l’arangiuma”. Comunque state tranquilli... che qualcosa da mangiare la arrangiamo.