I 200 anni di storia dell'hotel Danieli di Venezia raccontati in un menù

Danieli, Terrazza. Foto B. Barrè 
Danieli, Terrazza. Foto B. Barrè  
Un albergo che è un testimone attivo della Storia. Da Guglielmo III di Prussia ad Aristotele Onassis, gli amori e le vite passate in questo luogo magico. Alberto Fol ha ideato una sequenza di piatti storici a partire dal 1886
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Pochi sono i luoghi che possono vantare una tradizione di ospitalità con due secoli di vita. Se a questa longevità si aggiunge che il posto in questione è a Venezia, a due passi da Piazza San Marco lungo la lunga Riva degli Schiavoni, l’occasione per celebrarne il bicentenario è una di quelle importanti. Il Danieli della Luxury Collection di Marriott Bonvoy dal 6 gennaio del prossimo anno entrerà a far parte di Four Seasons: prima della ristrutturazione, affidata al designer Pierre-Yves Rochon e il cui termine è previsto per il 2024, vale la pena raccontare quello che è stato realizzato per una ricorrenza così significativa.

 

Non prima però di accennare (servirebbe un corposo volume) a quello che in questi duecento anni è accaduto tra queste nobili mura che hanno visto mutare man mano alcuni tratti della fisionomia ma non il fascino di un grande albergo che oggi si snoda su tre edifici, la cui origine va dal XIV al XX secolo. Il più facile da ricordare perché è proprio al centro, è in stile gotico veneziano e ha un colore rosso inconfondibile è Palazzo Dandolo, dal nome della famiglia che a Venezia ha dato quattro dogi. Alla sua sinistra, vedendolo di fronte, il più moderno Palazzo Danieli Excelsior che in cima ospita una delle terrazze più belle di Venezia dove si trova anche il ristorante; a destra il Palazzo Casa Nuova.

 

Danieli, esterno. Foto B. Barrè
Danieli, esterno. Foto B. Barrè 

È difficile descrivere la sensazione che si prova entrando al Danieli perché, mentre lo sguardo vaga cercando di focalizzare un punto su cui concentrarsi, sono tantissimi i dettagli che attirano l’attenzione su una bellezza opulenta e allo stesso tempo di grande finezza. Uno spazio che lascia a bocca aperta tra i marmi rosa, quel magnifico scalone antico e l’enorme lucernario che porta a puntare gli occhi verso l’alto. Ecco perché varrebbe la pena entrare al Danieli anche soltanto per cinque minuti, giusto per respirare una vera aria di sublime venezianità concentrata.

 

 Salone dei Dogi 
 Salone dei Dogi  

 

Duecento anni, quindi, durante i quali questo grande albergo di oltre duecento stanze ha visto transitare regnanti, artisti e personaggi del jet set internazionale; qui alla fine dell’Ottocento si incontrano Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio e nel 1957 nasce quella che diventerà la celebre storia d’amore tra Aristotele Onassis e Maria Callas. Così il bicentenario non poteva che essere celebrato a dovere, sia con la mostra fotografica ‘1822-2022’, sia con un ciclo di appuntamenti di visite guidate e infine con un menu ad hoc ideato da Alberto Fol, uomo dalla grande esperienza in contesti di alta hotellerie, con la collaborazione di Samanta Cornaviera, esperta di archeologia culinaria.

 

È Giuseppe Dal Niel, il cui soprannome era appunto Danieli, a trasformare Palazzo Dandolo in albergo nel 1822. Il primo cliente registrato è l’imperatore Guglielmo III di Prussia, al quale è stato dedicato il piatto di entrata del menu del bicentenario, i ‘rulli di aringa’. Quando chiediamo a Fol come sia nata l’idea di studiare un menu del genere (che, va sottolineato, è frutto di una ricerca per nulla banale), ci racconta: “Siamo tra i pochi sempre presenti alla Biennale di Architettura e a ogni edizione presentiamo un progetto legato alla cucina. Questo contatto con un mondo al di fuori del mio mi ha spinto a interessarmi sempre di più agli aspetti storici ed artistici dei singoli contesti ed ecco l’idea di questo menu, per il quale abbiamo fatto disegnare anche dei piatti che potessero ricordare quelli delle varie epoche rappresentate. Samanta, con la quale ci siamo sentiti costantemente, mi ha aiutato a scovare libri e trattati, creando un percorso che partisse dal 1822 per arrivare ai giorni nostri e dando alle singole ricette un senso storico.”

 

Ostriche in salsa veneziana 
Ostriche in salsa veneziana  

Le ostriche in salsa veneziana, datate 1868, dal trattato di gastronomia universale Il re dei cuochi curato da Giovanni Nelli, sono “un esempio di piatto che andrebbe studiato e servirebbe ai giovani per capire come potessero essere servite pietanze a un certo livello quando ancora non esistevano frigoriferi e tecniche di conservazione avanzate come quelle che abbiamo a disposizione oggi”. Del 1909 è il risotto alla Dandolo, tratto da Cucina classica e moderna di Attilio Peruzzotti, mentre dell’anno successivo è il ‘rocchio’ di murena alla Bucintoro. Si arriva al 1930 con il ‘poncio di neve delle Dolomiti dorate’, gioco su un antesignano dello ‘sgroppino’ che nasce da La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi, reinterpretato da Giovanni Manfredi. Il ‘dindo (tacchino) alla Rossini’ del 1952 è tratto da La Cucina Italiana pubblicato dalle sorelle Gosetti. Il menu termina in dolcezza con le crespelle souffleés ‘infiammate’ da La grande cucina curato da Luigi Carnacina.

 

Alberto Fol. Foto L. La Monaca 
Alberto Fol. Foto L. La Monaca  

 

Non bisogna dimenticare però che sulla terrazza del Danieli, al di là di questo (peraltro riuscitissimo) menu del bicentenario si può mangiare molto bene godendo di una vista straordinaria. Tutto questo grazie a un vero e proprio squadrone che consente ad Alberto Fol di mettere a sedere un’ottantina di commensali: “Siamo 28 in cucina, più una quindicina persone per lo stewarding e altre 6 in dispensa. Proponiamo anche qualcosa di innovativo con abbinamenti più stravaganti, ma c’è sempre un legame con la laguna e le montagne (lui è originario di Falcade) e infine mi piace mantenere elementi classici della vecchia hotellerie, come ad esempio lo chateaubriand con salsa bernese della grande tradizione.” Va da sé che il personale di servizio, di una gentilezza fuori dal comune e con il sorriso sulle labbra, è determinante insieme all’eleganza del luogo e alla bontà della cucina per la riuscita di un’esperienza difficile da scordare. 

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