Il gatto delle nevi? Sulle Alpi si trasforma in food truck

Il gatto delle nevi? Sulle Alpi si trasforma in food truck
La tendenza, nata negli Stati Uniti, arriva in Italia. I cingolati utilizzati per battere le piste da sci diventano cucine mobili. In tutto sono una trentina quelli operativi in tutto il mondo: da noi si possono trovare ad Alagna, a Livigno o al Monte Pora
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Chiamateli, se volete, gatti gourmet. Non i felini a quattro zampe ma quelli cingolati utilizzati per battere le piste da sci. Già da qualche anno negli Stati Uniti hanno pensato di attrezzarli come ristori itineranti per offrire tacos e street food agli affamati sciatori sulle Montagne Rocciose. Ora la tendenza è arrivata anche in Europa: prima sui Pirenei e da poco anche sulle nostre Alpi. In totale sono una trentina i food truck operativi sulle montagne di tutto il mondo, dalla Slovenia al Colorado.

Sulle Alpi, quest’inverno si possono trovare sulle piste di Alagna, Livigno, al Monte Pora e anche a Hochfügen nel Tirolo austriaco. Merito anche del marchio altoatesino Prinoth, che prima di sbarcare in Cina con la flottiglia olimpica ha creduto nella possibilità di attrezzare i suoi battipista con cucine professionali in grado di operare direttamente sulle piste. Non solo: i  gourmet food truck possono rappresentare anche un nuova opportunità di marketing e intrattenimento per pubblico e aziende. L’intuizione per la verità era venuta per primo allo chef milanese Andrea Campi, 44 anni, ex gattista, ex rifugista e ora titolare dell’Osteria al Dosso di Aprica, in Valtellina. Un vero pioniere dello snow food: «L’idea è nata per cercare di trovare una soluzione alla scarsa affluenza nel mio ristorante all’ora di pranzo. Come si dice: se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna».

Andrea Campi, ex gattista e ora titolare dell’Osteria al Dosso di Aprica, in Valtellina, un pioniere dello snow food
Andrea Campi, ex gattista e ora titolare dell’Osteria al Dosso di Aprica, in Valtellina, un pioniere dello snow food 
Così, già nel 2014 aveva ideato prima il prototipo “Snood Kitchen” (snood= snow+food), poi diventato Snowlicious da quando ha fatto società con Prinoth, di cui oggi è consulente. «Mi ero comprato un gatto da 11 tonnellate e l’avevo allestito con una cucina Prisma pensata per poter funzionare sulle piste anche con meno 30 gradi. In pratica, era un contenitore itinerante di cibo, comfort e intrattenimento, dall’ora di colazione all’après ski», spiega Campi. Nel 2015, chiamato dal comune di Riccione, aveva portato il suo gatto gourmet a sfornare sciàtt e pizzoccheri sulla spiaggia, e le immagini avevano hanno fatto il giro del mondo.

Oggi un avamposto romagnolo si può incontrare ad Alagna Valsesia, sulle piste del Monterosa Ski. L’idea è di Manfro, titolare di una spiaggia di Rimini che ha voluto aprire un chiringuito cingolato per servire piadine, sardoncini e sangiovese in alta quota. Tutto ricorda i suoi bagni a Rivazzurra, incluse le sedie a sdraio: solo che anziché la sabbia e il mare tutt’intorno ci sono neve e rocce. Anche l’accoglienza è quella tipica romagnola: «Abbiamo portato qui il calore della nostra terra: strappiamo sempre un sorriso ai clienti». Cucina di mare, simpatia ma anche marketing per promuovere la sua spiaggia riminese: «Abbiamo già raccolto prenotazioni per l’estate 2022», gongola da dietro il banco-bar del suo gatto delle nevi posizionato a Cimalegna.

L'avamposto romagnolo ad Alagna Valsesia, sulle piste del Monterosa Ski
L'avamposto romagnolo ad Alagna Valsesia, sulle piste del Monterosa Ski 
Più rustico dal punto di vista gastronomico è il Fat Cat operativo a bordo pista nella skiarea Carosello 3000 di Livigno. Pochi fronzoli e molta sostanza, da cui il nome “fat”, cioè “grasso”: i piatti forti sono i panini imbottiti e hamburger guarniti da ogni tipo di salsa. Come contorno, musica rock. Più o meno lo stesso menù del food truck Strinù al Monte Pora vista Presolana, nella Bergamasca. I più gettonati sono la porchetta oppure il “pà e strinù”, ovvero pane e salamella.
Il food truck Strinù al Monte Pora vista Presolana, nella Bergamasca
Il food truck Strinù al Monte Pora vista Presolana, nella Bergamasca 
C’è poi l’idea di Raniero Campigotto, il vulcanico gestore da oltre 25 anni del Rifugio Col Gallina al Passo Falzarego, sopra Cortina. Anziché su un battipista, che può spostarsi solo sulla neve, la cucina ha pensato di montarla su una specie di container trasportabile con gancio traino, «così all’occorrenza posso sfruttarlo anche d’estate trasportandolo su gomma dove serve». Dal Col Gallina alla Laguna veneta in due ore e mezza di autostrada. In realtà il progetto Expolimpico di Campigotto è più lungimirante, e guarda alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. «L’idea è di realizzare una ventina di questi carrelli, in modo che ciascuno rappresenti una regione italiana, con i suoi piatti e vini tipici: quello campano allestito per sfornare pizza napoletana doc, il pugliese specializzato nel preparare frise e orecchiette alle cime di rapa, il veneto che servirà cichèti e polenta col baccalà».

Ecco perché diventa fondamentale che la cucina-rimorchio sia ambulante: «L’idea è di trasportare i carrelli nelle varie sedi delle Olimpiadi: Milano e Cortina certo, ma anche la Valtellina, la Val di Fiemme, la Val Pusteria e Verona. Ogni carrello allestito con cucina professionale costa però sui 50 mila euro: per me è una spesa insostenibile. Servirebbero degli sponsor che sposino l’iniziativa». L’intento di Campigotto sarebbe anche quello di coinvolgere le scuole alberghiere del territorio: «Gli studenti che oggi sono al primo anno, nel 2026 saranno al quinto: i carrelli di Expolimpico potrebbero essere un’occasione per dare ai futuri chef un’opportunità di fare esperienza sul campo in una vetrina internazionale».

In zona Cortina non una cucina su un battipista ma su una specie di container trasportabile
In zona Cortina non una cucina su un battipista ma su una specie di container trasportabile 
Per ora di cucina mobile Campigotto ne ha solo una, è sistemata fuori dal suo rifugio al Passo Falzarego ai piedi del Lagazuoi e si sposta come una slitta trainata dal suo gatto delle nevi. A fianco ha adibito a bar una vecchia cabina dismessa della funivia della Marmolada. «In tempi di pandemia molti preferiscono mangiare all’aperto. Di norma serviamo street food: soprattutto panini con la salsiccia e patatine fritte, che ci consentono di gestire anche 300 persone a ciclo continuo. All’occorrenza però si può cucinare quello che si vuole, anche per eventi aziendali».

A fine febbraio, per esempio, il rifugio di Raniero organizzerà un evento in collaborazione con Coldiretti e lo chef Roberto Colle di Villa Clizia: prodotti veneti a km zero sullo sfondo delle Dolomiti ampezzane. Una cartolina: bella e buonissima.

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