Chiamateli, se volete, gatti gourmet. Non i felini a quattro zampe ma quelli cingolati utilizzati per battere le piste da sci. Già da qualche anno negli Stati Uniti hanno pensato di attrezzarli come ristori itineranti per offrire tacos e street food agli affamati sciatori sulle Montagne Rocciose. Ora la tendenza è arrivata anche in Europa: prima sui Pirenei e da poco anche sulle nostre Alpi. In totale sono una trentina i food truck operativi sulle montagne di tutto il mondo, dalla Slovenia al Colorado.
Sulle Alpi, quest’inverno si possono trovare sulle piste di Alagna, Livigno, al Monte Pora e anche a Hochfügen nel Tirolo austriaco. Merito anche del marchio altoatesino Prinoth, che prima di sbarcare in Cina con la flottiglia olimpica ha creduto nella possibilità di attrezzare i suoi battipista con cucine professionali in grado di operare direttamente sulle piste. Non solo: i gourmet food truck possono rappresentare anche un nuova opportunità di marketing e intrattenimento per pubblico e aziende. L’intuizione per la verità era venuta per primo allo chef milanese Andrea Campi, 44 anni, ex gattista, ex rifugista e ora titolare dell’Osteria al Dosso di Aprica, in Valtellina. Un vero pioniere dello snow food: «L’idea è nata per cercare di trovare una soluzione alla scarsa affluenza nel mio ristorante all’ora di pranzo. Come si dice: se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna».
Oggi un avamposto romagnolo si può incontrare ad Alagna Valsesia, sulle piste del Monterosa Ski. L’idea è di Manfro, titolare di una spiaggia di Rimini che ha voluto aprire un chiringuito cingolato per servire piadine, sardoncini e sangiovese in alta quota. Tutto ricorda i suoi bagni a Rivazzurra, incluse le sedie a sdraio: solo che anziché la sabbia e il mare tutt’intorno ci sono neve e rocce. Anche l’accoglienza è quella tipica romagnola: «Abbiamo portato qui il calore della nostra terra: strappiamo sempre un sorriso ai clienti». Cucina di mare, simpatia ma anche marketing per promuovere la sua spiaggia riminese: «Abbiamo già raccolto prenotazioni per l’estate 2022», gongola da dietro il banco-bar del suo gatto delle nevi posizionato a Cimalegna.
Ecco perché diventa fondamentale che la cucina-rimorchio sia ambulante: «L’idea è di trasportare i carrelli nelle varie sedi delle Olimpiadi: Milano e Cortina certo, ma anche la Valtellina, la Val di Fiemme, la Val Pusteria e Verona. Ogni carrello allestito con cucina professionale costa però sui 50 mila euro: per me è una spesa insostenibile. Servirebbero degli sponsor che sposino l’iniziativa». L’intento di Campigotto sarebbe anche quello di coinvolgere le scuole alberghiere del territorio: «Gli studenti che oggi sono al primo anno, nel 2026 saranno al quinto: i carrelli di Expolimpico potrebbero essere un’occasione per dare ai futuri chef un’opportunità di fare esperienza sul campo in una vetrina internazionale».
A fine febbraio, per esempio, il rifugio di Raniero organizzerà un evento in collaborazione con Coldiretti e lo chef Roberto Colle di Villa Clizia: prodotti veneti a km zero sullo sfondo delle Dolomiti ampezzane. Una cartolina: bella e buonissima.