Pandoro o panettone? A scegliere sono le emozioni

Pandoro o panettone? A scegliere sono le emozioni
Quando portiamo alla bocca con le mani uno di quei due dolci, in quel morso e in quella fetta ci sono tutta la nostra storia, tutti i nostri Natali trascorsi, tutti i nostri affetti
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La solita ed eterna diatriba divide i devoti del panettone dai fedelissimi del pandoro. Sembra una lotta ideologica, ma in realtà è una questione serissima, che non sempre correla con il gusto ma con la memoria del cuore.

Perché siamo affezionati ad alcuni ricordi olfattivi e gustativi e non ad altri? Perché alcuni cibi ci sembrano più buoni di altri, nonché assolutamente indispensabili per fare festa e decisamente insostituibili? A volte abbiamo paura di cambiare e anche di sperimentare nuovi profumi e nuovi gusti, altre volte abbiamo la necessità di ancorarci a quei cibi, a quel piatto, a quel ricordo d’infanzia che per noi ha rappresentato un momento saliente della nostra vita psichica, e nel non volere altro lo proteggiamo con l’esclusività.

Altre volte ancora abbiamo la necessità di non sentire l’atmosfera del Natale e di mangiare sushi per sentirci meno malinconici e meno soli e volare via in terre lontane. I cibi hanno un significato regressivo e anche riparativo, così, dopo una giornata faticosa e avversa, tra desiderio e mancanza, ci ritroviamo con lo sguardo sognante davanti a una tazza di latte fumante a inzuppare una fetta del nostro panettone preferito e a sentirci immediatamente riparati. Ci sono delle composizioni olfattive e gustative che rimangono incise dentro di noi a lungo, si ritagliano un posto d’onore, una nicchia privilegiata, ben scolpita nel naso e nel cuore. Per sempre.

Dei bouquet di profumi e di sapori che sanno descrivere le città o le relazioni come se fossero delle cartoline: al primo morso diventano il nostro sogno, il nostro ricordo, la nostra spiaggia preferita, quel letto disfatto, quelle lenzuola. Lui, lei, la mancanza, il ricordo. Lo scrittore Marcello Proust raccontava di rivivere particolari momenti della sua infanzia grazie alla fragranza di alcuni dolci.

Se chiudiamo gli occhi un attimo e annusiamo quel cibo, solo quello, e il suo profumo, ecco che appare un ricordo: quel ricordo, e spazza via la realtà circostante. Ci teletrasporta altrove e ci fa viaggiare da fermi.

Quando portiamo alla bocca con le mani quella fetta di panettone, insieme a quei canditi e all’uvetta, in quel morso e in quella fetta c’è tutta la nostra storia, tutti i nostri Natali trascorsi, tutti i nostri affetti. Lo stesso accade quando spolverizziamo il nostro pandoro di zucchero a velo che ci rimarrà addosso facendoci sentire innevati e felici anche se in casa. Ecco che le mani diventano Caronte, ci trascinano in un istante dentro la nostra vacanza del cuore, in casa della nonna paterna o materna, nella casa di montagna, in taverna davanti al camino con tutte le persone che abbiamo amato.

Tra quell’uva sultanina ci sono le risate dei nostri figli, i loro occhi sgranati davanti all’immensità del panettone farcito al pistacchio, le loro guance rubiconde e i loro pigiami rossi e felpati.

Ognuno di noi ha una rotta del gusto e della memoria, navigarci dentro a narici e cuore aperto diventa un’esperienza che travolge i sensi e consegna all’eternità.

 

 

 

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