Ha dovuto rinunciare a L'Arcangelo e l’Inferno, ovvero al suo storico piccione alla diavola, con senape, mele cotte e un penetrante profumo di erba bruciata, rosmarino affumicato che ti invadeva le narici quando si alzava la cloche. La tolleranza della Chiesa è infinita, ma avere proprio sotto al Cupolone una proposta culinaria dal nome così peccaminoso, beh era un po’ troppo. Ma ha accettato il piccolo cambiamento di buon grado Arcangelo Dandini, anzi mi sembra felicissimo dell’incarico.
È il nuovo chef del Chorus, che al momento della riapertura post Covid punta con forza su una delle accoppiate più innovative della scena enogastronomica romana: con il Sor Arci, resta il Grand’ammiraglio alcolico Massimo D’Addezio, signore della scienza mixologica e portentoso barman di fama globale. Alla linea dei suoi cocktail non è stato necessario imporre alcun ritocco, anche se per la verità nelle miscele di gin, whisky, vermuth, vodka, tequila e distillati infiniti si nasconde sempre la tentazione alchemica del diavolo, quando non si sa bere e non ci si trattiene oltre un certo proprio limite.
Una riflessione sul passato recente che certamente non turba l’andamento della serata. Anziché una normale mascherina, Max D’Addezio indossa una calotta di plastica trasparente, che gli copre metà del viso, tra Blade Runner e Hannibal Lecter, ma il suo sorriso concentrato accompagna sempre la preparazione dei cocktail e il gesto elegante con il quale accompagna la coppa di Martini o il tumbler di Old Fashioned al momento di servirli. Si può pasteggiare proseguendo con la stessa linea di bevande o più semplicemente scegliere tra Champagne e una cinquantina di etichette, tra bianchi e rossi. Evidentemente va raggiunto un punto d’intesa tra distillati e vini, dato che entrambi possono ben assecondare i piatti forti di Arcangelo, a cominciare dalle paste – che attirano italiani e stranieri – come amatriciana, carbonara e cacio e pepe. Dei classici importati dal vecchio L’Arcangelo di Piazza Cavour – sempre presidiato dalla moglie Stefania Sammartino – impossibile non assaggiare il Torcione di foie gras, biscotti Plasmon e caramello, mentre tra le new entries segnaliamo Ostriche, ravioli di crostacei e astice grigliato in brodo di cappone, senape e garum.
Prima di scendere a passeggiare nella notte illuminata da San Pietro, levo al cielo uno Stinger: non è il famoso missile terra-aria americano portatile, che si imbraccia come un fucile, ma quella che mi prepara Massimo è per fortuna un’arma di pace e induce a buoni pensieri. Un brandy, stavolta un Cognac, nel quale è aggiunta crema bianca di menta: mescolata, non shakerata.