Riso alla cantonese. Involtini primavera, pollo alle mandorle e magari un bel gelato fritto. Prendiamo un menu tipico di un ristorante cinese di Roma, ma anche del resto d’Italia, accartocciamolo e buttiamolo. Quello che finora è stato proposto dalla maggior parte dei locali orientali della penisola e della Capitale non è altro che una versione occidentalizzata (e finta) della cucina cinese. Per comprenderlo è sufficiente, per esempio, prenotare un tavolo al Lamian Bar, ristorante del quartiere Ostiense di Roma.
Per ordinare basta compilare una scheda che viene lasciata sul tavolo e in pochi minuti arrivano specialità come il raviolo fritto con patate rosse, ceci e una sfiziosa salsa agrodolce. Ogni ingrediente si percepisce all’assaggio, anche perché gli involucri dei ravioli, preparati a mano dagli chef cinesi del ristorante, sono leggerissimi e si sciolgono al contatto col palato. Da provare, ad esempio, il raviolo Sheng Jian Bao, preparato al vapore e griglia, o il delicatissimo ma saporito raviolo bianco di farina di riso con gamberi e castagne. Più deciso, invece, il sapore dei ravioli di manzo o maiale abbinati alla verza e da mangiare senza condimenti o con salsa di soia o agrodolce (tutte le salse sono già presenti su ogni tavolo).
Aperto a pranzo e cena, il Lamian Bar è senza dubbio uno dei ristoranti etnici più autentici tra quelli aperti negli ultimi anni della Capitale. I piatti vengono serviti, come da tradizione nella cucina cinese, senza rispettare la classica divisione primi-secondi-antipasti. Un modo per assaggiare tutto, in un clima conviviale, e provare ogni vari piatti di vera cucina cinese.
Acqua, farina e manualità: al Lamian Bar gli spaghetti più antichi della Cina
Laura Mari
Gianni Catani è lo chef e proprietario del locale di Roma dedicato alla vera cucina cinese e che propone alcuni piatti mai visti in altri ristoranti della città