La risposta francese al trionfo della pizza: "Anche la baguette sia premiata dall'Unesco"

La risposta francese al trionfo della pizza: "Anche la baguette sia premiata dall'Unesco"
Dopo il riconoscimento all'arte dei pizzaioli napoletani, il presidente Macron vuole far valorizzare il pane nazionale. Ma dall'Italia: "Allora prima il Prosecco". Seguici anche su Facebook
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L'idea è stata lanciata durante l'incontro per una cerimonia d'auguri del presidente Emmanuel Macron con i maitres boulangers: la baguette merita di diventare patrimonio dell'Umanità.
I fornai francesi vogliono il riconoscimento Unesco, dopo che lo scorso dicembre l'onore è toccato all'arte del pizzaiuolo napoletano.

Dopo il disco di pasta il filoncino di pane? La proposta, come riferiscono i media francesi, è stata accolta dal titolare dell'Eliseo con grande entusiasmo. "Conosco i nostri panettieri: hanno visto che i napoletani sono riusciti a far entrare la loro pizza nel patrimonio mondiale dell'Unesco e si sono detti: perché non la baguette? E hanno ragione!"

L'iniziativa era stata annunciata dal presidente della Confederazione nazionale della panetteria-pasticceria francese, Dominique Anract, secondo il quale "la baguette è come la Tour Eiffel, uno dei principali simboli della Francia". Adesso l'associazione ha chiesto ufficialmente a Macron di appoggiarne la candidatura.

Il tipico filoncino che spunta da tutte le borse della spesa in Francia (divertente vedere anche come alcuni signori lo portino sottobraccio mentre leggono il giornale) è caratterizzato da una forma allungata. La vera baguette si distingue per la crosta ben dorata, croccante e la mollica soffice, piuttosto compatta, sviluppata da una lievitazione lenta. Lunga circa 65-70 centimentri, per una larghezza di 5 o 6 e altezza di 3-4. Impossibile confonderla con altri formati. 
 
Ma se in Francia fanno un parallelismo pizza-baguette, dall'Italia c'è chi rilancia: "L'ltalia può sostenere con forza la richiesta per la tutela del Prosecco dopo quella ottenuta dallo Champagne nel 2015". Lo afferma la Coldiretti, sottolineando che le bollicine italiane vendute all'estero sono state il doppio di quelle francesi nel 2017.

La candidatura delle "Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene", dicono dall'associazione dei coltivatori, è stata presentata ufficialmente dall'Italia quasi un anno fa con la delibera del 26 gennaio 2017 della Commissione Nazionale per l'Unesco e ha tutte le carte in regola per giungere presto a una conclusione positiva.

Un atto di coerenza dopo l'iscrizione dei "Coteaux, Maisons et Caves de Champagne" e "Climats du vignoble de Bourgogne" nella lista del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco e precisamente nella categoria del "Paesaggio organicamente evoluto".
Se per gli champenois si tutela insieme al paesaggio viticolo una tecnica di produzione, lavorazione e commercializzazione originale nata nel XVIII secolo, la richiesta italiana, dice la Coldiretti, "riafferma il grande valore culturale e ambientale che l'agricoltura riveste in special modo in territori eccezionali come le colline di Conegliano e Valdobbiadene", territorio in cui sono coinvolti 15 Comuni e oltre 3.000 agricoltori che operano su circa 5.000 ettari di vigneto. In termini di produzione vinicola sono stati prodotti 655.211 ettolitri di vino a denominazione d'origine. E' una zona di particolare pregio vitivinicolo e di grande attrazione turistica sotto la spinta del successo del Prosecco all'estero che traina le bollicine italiane che nel 2017 hanno realizzato il record di 360 milioni di litri esportati, con un aumento dell'11% delle spedizioni oltre frontiera delle bollicine italiane che consente di doppiare i cugini francesi.

Con la tutela dell'arte dei pizzaiuoli napoletani sono otto i tesori italiani iscritti nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'Unesco (le altre: l'Opera dei pupi, il Canto a tenore, la Dieta mediterranea, l'Arte del violino a Cremona, le macchine a spalla per la processione, la vite ad alberello di Pantelleria e la Falconeria, quest'ultima insieme ad altri 17 Paesi), che conta 365 elementi culturali iscritti da 108 Paesi.

(e.c.)

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