Ritorno alla vita normale, ai campi, ai pascoli, al recupero di un’economia messa a terra dal sisma di 9 mesi fa, le cui macerie sono dappertutto, transenne e zone rosse dal centro storico di Norcia al cuore di Castelluccio, 1.400 metri di altipiano, diventato famoso proprio per la fioritura dei campi di lenticchie. Racconta ancora Gianni Coccia, 53 anni, agricoltore figlio di agricoltori: "Abbiamo dovuto lottare per tornare qui a seminare, per far salire i nostri trattori quando tutti ci dicevano che era impossibile. Ma di questa terra vivono oltre trecento famiglie, ci lavoriamo da generazioni, ci sono giovani che hanno scelto di restare qui a coltivare le lenticchie invece di andarsene, non potevamo arrenderci. Abbiamo salvato la Fioritura e il raccolto, anche se quest’anno sarà più scarso del solito, soltanto tremila quintali, a causa della siccità".
È diventato una data simbolo di resistenza il primo giorno della trebbiatura, tra borghi con le case crollate, le chiese distrutte, i cumuli di pietre bianche di edifici secolari venuti giù in un soffio in tutta la Valnerina, in questo territorio di confine tra Umbria e Marche flagellato per mesi dalle scosse. Perché pur tra i disagi e le strade interrotte, e proprio per vedere l’altipiano di Castelluccio quando i fiori lo rendono simile ad un arcobaleno, i turisti sono tornati. "Una dimostrazione della tenacia degli agricoltori, che non hanno mai voluto abbandonare le loro attività dormendo nei container, e hanno ricostruito stalle e seminato la terra" commenta Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, indicando le trebbiatrici lungo i 700 ettari della “prateria” arroventata dal sole. "Questa è una produzione d’eccellenza al di là delle quantità, un traino a tutta una economia basata sui prodotti tipici.