"La 'nduja conquista gli inglesi, anche grazie a me": la sfida di Francesco
Enrico Franceschini
Una sala del ristorante La sartoria, a Londra
Da Cosenza a Masterchef Uk, l'ascesa dello chef Mazzei. Che ci racconta in che modo la cucina calabrese è diventata il top a Londra. Seguici anche su Facebook
Aggiornato 2 minuti di lettura
C'è una nuova sartoria a Savile Row, la storica strada londinese degli abiti su misura, dove sono andati a vestirsi re, aristocratici e gentiluomini. Ma uomini (e donne), qui, non vanno a vestirsi: vanno a mangiare. A due passi da Piccadilly Circus, "La Sartoria" rappresenta qualcosa di doppiamente insolito nell'immutabile panorama di una delle vie più famose del mondo. Perché è l'unico ristorante in un luogo esclusivamente popolato da sarti. E perché, sebbene a Londra vi siano centinaia di ristoranti italiani, alcuni dei quali di altissimo livello, questo è un ristorante di cucina calabrese. Con ai fornelli un cuoco calabrese doc: Francesco Mazzei, 43enne di Cerchiara di Calabria, diventato anche un personaggio della tv britannica grazie alle partecipazioni a programmi Bbc come Saturday Kitchen e Masterchef Uk.
I piatti di Francesco Mazzei, lo chef calabrese che ha conquistato Londra
Francesco Mazzei ha iniziato a lavorare a otto anni nella gelateria di uno zio a Cerchiara di Calabria. "Poi la passione è cresciuta", spiega lo chef. Mazzei è quindi entrato in cucina e ha passato i 30 anni successivi tra i fornelli degli hotel della catena Ciga e del Dorchester di Londra, fino ad arrivare ad aprire un ristorante tutto suo a Edimburgo, il Santini. Il successo della cucina della sua Calabria - alla quale le creazioni dello chef restano profondamente legate - è stato immediato e gli ha consentito di aprire altri due esercizi a Londra: Franco’s e L’Anima. L'ultima sfida dello chef si chiama La Sartoria, un elegante ristorante che sorge nella celebre Savile Row, la strada londinese degli abiti su misura dove per secoli sono andati a vestirsi re, aristocratici e gentiluomini. Ecco alcuni dei piatti d'autore dello chef calabrese che ha conquistato Londra
"Merito della globalizzazione, che amplia le possibilità di una realtà locale, in qualunque campo, di farsi conoscere su scala internazionale. C'erano una volta, all'estero, i ristoranti italiani, etichetta generica, senza specifica identità. Poi gradualmente si sono affermate e distinte le nostre cucine regionali: toscana, piemontese, siciliana, veneta, emiliana. Ora è arrivato il turno di quella calabrese. Se il mio ristorante contribuisce a farla conoscere, ne sono orgoglioso".
Come la introdurrebbe a chi non la conosce?
"Dalla Calabria vengono prodotti che molta gente non sa essere calabresi, dal bergamotto alla liquirizia. È una cucina semplice, da desco familiare, di poco costo e forti sapori".
E come spiegare l'improvviso successo della 'ndjua?
"In un certo senso era logico che accadesse: bisognava soltanto portarla fuori dai suoi confini. Il termine viene dal latino "inducere" ovvero introdurre e questo è appunto il suo fascino: si presta a introdurre ogni tipo di cibo. È un salume morbido, spalmabile, estremamente versatile, che si può sposare con la carne, il pesce, le capesante come piace a me o semplicemente a una fetta di buon pane. Se ce l'hai in frigo, è come avere tutto, è come l'olio d'oliva. O, per citare un altro grande ingrediente calabrese che ha fatto breccia nel mondo, come la cipolla di Tropea".
Dove è cominciato il suo viaggio verso Savile Row?
"Ho iniziato a lavorare a 8 anni nella gelateria di mio zio a Cerchiara, poi la passione è cresciuta, mi ha portato in cucina, sono diventato cuoco degli hotel della catena Ciga, poi del Dorchester di Londra, quindi ho aperto il Santini a Edimburgo, Franco's e L'Anima a Londra, e ora La Sartoria. Quando ho cominciato non avrei mai immaginato di finire qui, ma porto con me le mie radici. Letteralmente: si chiamerà proprio così, Radici, il mio prossimo ristorante londinese, nel quartiere di Islington dove vivo: una trattoria con la cucina della mamma offerta al pubblico, pochi piatti, di qualità, a prezzo accettabile".
Aprirebbe un ristorante in Italia, magari in Calabria?
"È il mio sogno e non a caso con un'iniziativa chiamata Cucina Etica farò presto con altri giovani cuochi calabresi delle degustazioni sulla Sila. Il problema è che a Londra i ristoranti sono gestiti come un business mentre in Italia non sempre è possibile. Ma non rinuncio al progetto".
E qual è, quando lei cucina per sé, il suo piatto preferito?
"La mia passione, confesso, è la carne di coniglio, piatto che non tutti tengono nella considerazione che merita. Ma solo perché non hanno mangiato lo stufato di coniglio con patate e alloro che cucina mia madre. Neanch'io riesco a farlo così buono".
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