Barolo e Brunello sempre più amati in Danimarca

Barolo e Brunello sempre più amati in Danimarca
Durante la terza edizione di "The Italian Kings" a Copenhagen, i prestigiosi rossi italiani hanno fatto registrare il tutto esaurito, confermando il trend che vede il Paese scandinavo tra i maggiori mercato della nostra enologia
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Vantano il ristorante Noma e la Sirenetta, per un po’ sono stati il faro della nuova cucina mondiale, ma in fatto di vino amano senza riserve quello italiano. Tanto da relegare al secondo posto i grandi rossi francesi, sia in volumi che in fatturato, fatta eccezione per lo Champagne (che fa schizzare il fatturato delle vendite d’Oltralpe ai vertici della classifica).
Per il resto l’Italia del baloon non teme concorrenza, e infatti registra il tutto esaurito alla terza edizione di “Barolo & Brunello, the Italian Kings” a Copenhaghen. In un solo pomeriggio in 1200 si sono dati appuntamento nello storico palazzo del 1625 del Borsen, per degustare le proposte dei trenta viticoltori di Piemonte e Toscana.
Tutti di piccola o media entità, cantine da 20 a 150mila bottiglie l’anno. L’80% delle quali (soprattutto se si parla di Barolo), indirizzate verso il mercato estero.

Ed è vero che l’unione rende forti, come credono e dimostrano i Consorzi dei Vini del Piemonte e del Brunello, dandosi appuntamento per il terzo anno a Copenhaghen in questo riuscito rendez vous dei due gioielli dell’enologia italiana. Al quale si accedeva con biglietto dal prezzo variabile in base all’orario delle tre sessione: dai 40 euro della fascia post prandiale, ai 56 della serale. Un mercato ricco (il Pil danese procapite rasenta i 49mila dollari annui, con un tasso di crescita che il Country Report 2016 dell’Economist Intelligence Unit, per il 2018 stima intorno al 2%). E solido, come quelli di Giappone, Svizzera, Norvegia, Usa dove i rossi strutturati vanno alla grande. Tanto che con buona probabilità, data la riuscita dell’evento, l’anno prossimo ripeteranno altrove, magari in Germania, altro mercato da presidiare, in cui la concorrenza non manca.

La presenza diretta per chi esporta è fondamentale – commenta Giacomo Pondini, direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino – grazie a The Italian Kings nei Paesi Scandinavi che da soli assorbono circa il 10% del nostro export europeo, abbiamo registrato un buon incremento delle vendite e un ritorno turistico nelle nostre zone”.
Il primo a credere nel mercato danese è stato otto anni fa Nicola Argamante, presidente del Consorzio Vini del Piemonte che spinse i suoi conterranei a sbarcare nella terra dei Vichinghi. Dapprima fu “Barolo & Friends” (evento di sole teste di serie piemontesi che torna con successo all’ex Borsa di Copenaghen i primi di giugno da otto edizioni), quindi tre anni fa “The Italian Kings” nella joint venture tosco-piemontese pre natalizia.
Non vendiamo solo vino, proponiamo un territorio – spiega Argamante di Podere Ruggeri Corsini – non a caso nell’Albese abbiamo registrato un forte flusso di visitatori in entrata che si sta espandendo anche all’Astigiano. Sono attratti dalla nostra storia, dal paesaggio, dall’artigianato. Perché vivono la tavola al pari di un’esperienza, non come mero nutrimento”.
Da trent'anni a questa parte il rapporto dei danesi con il convivio ha cambiato marcia, tanto che nel 2015 si sono piazzati all’11° posto per import di vino e al 7° come clienti del nostro Paese. Con 35 litri di consumo pro capite (dati Camera di Commercio Italiana in Danimarca) il paese che in cucina ha lanciato radici e licheni è il maggiore mercato scandivano, grazie anche al fatto che a differenza di Norvegia e Svezia qua non esiste monopolio.
“Così se nei primi anni Novanta sugli scaffali trovavamo solo le punte di diamante delle grandi cantine, oggi vengono apprezzate e ricercate anche le piccole etichette, in virtù del fatto che abbiamo maturato una buona preparazione” spiega Thomas Ilkjaer, direttore dell’Accademia del Vino in Danimarca Vinakademiet, nonché tra i principali esperti di enologia italiana.

Ai sudditi di Margherita II l’Italia piace assai, tanto da trasformarla in una meta turistica molto appetibile. Ma quali sono le predilette?
Il Veneto (secondo i dati Istat) è la più gettonata con oltre un milione di presenze, seguito da Toscana e a ruota il resto d’Italia. “Un ottavo della popolazione trascorre una settimana di vacanza nel nostro Paese – dice l’ambasciatore Stefano Queirolo Palmas – dove scelgono destinazioni tranquille, piccoli borghi, generosi in buone proposte agroalimentari”. Badano alla qualità di ciò che portano in tavola e l’italianità per loro ne è la concretizzazione. Che sia il vino, il cibo, la moda, il design. Nel 2014 il volume d’affari che ha coinvolto i nostri vini è stato di oltre 152 milioni di euro mentre i cugini d’Oltralpe si sono fermati a 120. Anche se poi nel flute vincono a braccia alzate: lo Champagne non teme concorrenza. Ma l’Italia segue a ruota, sarà forse per questo che una buona fetta di presenze nel 2014 è stata registrata in Veneto. A ruota del Prosecco? Fatto sta che le importazioni di vino italiano frizzante dal 2007 al 2014 sono triplicate, arrivando alle oltre 2700 tonnellate, contro le 2200 della Francia che però ci batte quando andiamo a considerare il fatturato (28 milioni di euro contro i nostri 9) nonostante, anche lì, nel giro di sette anni lo abbiamo raddoppiato.
Insomma, il Belpaese piace molto alla Danimarca, ponte d’accesso alla punta estrema del nord europeo. E lo dimostra la crescita dell’import e delle insegne che aprono nella capitale, proponendo cucina a base di pasta, formaggi, olio made in Italy. Con conseguente emigrazione. “Ormai sono oltre settemila gli Italiani registrati – conclude l’ambasciatore – triplicati in poco più di 5 anni tra Copenaghen e Aarhus”.
 

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