L'incontro tra Natascia Santandrea e Luca Caruso avviene nel 2016 sul palcoscenico dei JRE a Orvieto. L’unione non è solo affettiva, ma di visioni e competenze maturate al vertice dell'accoglienza italiana. Da un lato la verve fiorentina di Natascia, cresciuta nella storica insegna di famiglia, La Tenda Rossa a Cerbaia vicino a San Casciano val di Pesa, punto di riferimento per l'alta ristorazione e stellato Michelin; dall'altro il profondo legame eoliano di Luca, mente e anima dell'Hotel Signum a Salina, custode di una delle carte dei vini più interessanti del panorama nazionale.
Da questa convergenza di talenti prende forma EOLIA, la loro azienda vinicola. La scintilla scocca nell'estate del 2020, un momento storicamente complesso che la coppia trasforma in un'opportunità di rinascita, scegliendo di investire proprio nel cuore delle Eolie. L'inizio delle attività coincide con l'acquisizione dei primi appezzamenti a Valdichiesa, lungo i versanti del Monte Fossa delle Felci, segnando il passaggio da coloro che il vino dovevano raccontarlo in sala a produttori.
Il progetto agricolo si fonda su un'interpretazione attenta del territorio vulcanico di Salina. Tra la macchia mediterranea, i terrazzamenti scanditi dai muretti a secco e le coltivazioni di capperi, i vigneti vengono condotti come veri e propri giardini inerpicati. La lavorazione, svolta quasi interamente a mano a causa delle pendenze, rifiuta l'irrigazione per assecondare la natura incontaminata dell'isola. Ne scaturisce una produzione dal carattere marcatamente espressivo, dove l'influenza dei venti, la matrice minerale e le note salmastre superano il classico profilo della Malvasia locale, restituendo vini di grande espressione territoriale, capaci di fondere sapidità marina e timbro vegetale.
Come è nata l’idea di diventare produttori di vino?
“È nato tutto in modo del tutto naturale. Io sono cresciuta all'interno del ristorante di famiglia, nel cuore del Chianti Classico. Ho avuto la fortuna di trovarmi nel posto giusto al momento giusto: alla metà degli anni '80 l'enologia italiana stava vivendo una fortissima espansione, proprio mentre io iniziavo a muovere i primi passi e ad assaggiare i primi vini. Dal nostro locale passavano i più importanti protagonisti del settore, nazionali e internazionali, e mi sono appassionata a questo mondo fin da ragazzina. Per Luca la storia iniziale è diversa, ma anche lui è sempre stato un grande appassionato. Quando ci siamo incontrati e innamorati, il vino è diventato subito una passione profonda da condividere. Per me si tratta di un proseguimento naturale: dopo una vita a stappare bottiglie e a consigliare etichette, oggi il vino lo faccio. Per Luca, invece, è stato soprattutto un modo per restituire qualcosa a quest'isola meravigliosa che ci sta dando così tanto”.
Quali sono le difficoltà di lavorare a Salina?
“L'isola ti isola: è la sua bellezza, ma anche la sua complicazione. Se su terraferma ti serve un materiale, nel giro di qualche ora puoi procurartelo. Qui, tra ordine, spedizione e trasporto, ci vogliono almeno dieci giorni, sempre che il mare non sia mosso. Poi c'è il ritmo locale, scandito da un tempo dilatato, quasi immobile. All'inizio per me è stato difficile adattarmi: se devi gestire registri, scadenze o logistica, la lentezza isolana può diventare complessa. Eppure, questo tempo sospeso, che si fonde con l'orizzonte tra cielo e mare, fa parte dell'incredibile fascino del luogo. Luca, da vero isolano, vive perfettamente questo ritmo, con una dote in più: alla fine riesce sempre a portare a termine il lavoro”.
Come pensate di sviluppare il progetto?
“Il progetto è nato nel 2020 praticamente da zero. La nostra idea guida è fin dall'inizio il recupero dei vecchi vigneti dell'isola. A parte una piccolissima porzione piantata da noi, lavoriamo su particelle storiche che vanno dai 15 ai 73 anni. Ci stiamo prendendo cura di queste vigne, risistemando le fallanze e correggendo le potature del passato per rimetterle in sesto.Il nostro obiettivo a breve termine è consolidare la presenza a Salina. Non ci siamo ispirati a modelli preesistenti o ad altri vini: cerchiamo semplicemente di ascoltare ciò che l'isola e la sua natura incontaminata hanno da offrirci. Sia in vigna sia in cantina il nostro intervento è minimo. Proprio pochi giorni fa abbiamo vendemmiato la vigna più vecchia: vedere dei grappoli così belli dorati è la dimostrazione di quanta vita e quanta forza espressiva ci sia ancora in questo territorio vulcanico”.