Nel bicchiere

Nella vigna con vista sulla Valle dei Templi rinasce la misteriosa Insolia nera

Nella vigna con vista sulla Valle dei Templi rinasce la misteriosa Insolia nera

Ad Agrigento un imprenditore appassionato del suo territorio e una piccola produzione che promette bene

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Insolia nera. Non è un ossimoro ma un pezzo di storia che riemerge. Parola di Enzo Agrò, titolare del Doric Boutique hotel, in territorio di Agrigento, artefice della rinascita di questo antico vitigno siciliano, sul quale ha scommesso insieme alla realizzazione di uno dei resort più apprezzati con vista sulla Valle dei Templi. Una tenuta di 50 ettari che sin dagli albori si è presentata anche come struttura produttiva, dal vino agli oli ad altre coltivazioni che danno forma a varie prelibatezze.

“Il progetto del vino nasce nel 2022 - spiega Agrò - volevo un vino che potesse rappresentare questa parte di Sicilia e, cercando nel registro dei vitigni, ho letto di questa varietà, “Insolia a bacca nera”, presentata come poco pregiata. Proprio quest’ultimo dato mi ha allettato: era la stessa sfida fatta con il resort, nato in un luogo poco ricercato, fuori dalle solite rotte in posti gettonati. Allo stesso modo non mi interessava fare il vino più buono del mondo, ma un vino che raccontasse luoghi. Così abbiamo iniziato questa avventura enologica e abbiamo già prodotto le prime due annate, la 2024 e la 2025”. Confutando il pregiudizio legato al pregio.

La prima si contraddistingue per la bassa gradazione alcolica, 11 gradi e un fruttato delicato con tannini morbidi e una buona freschezza; la seconda è caratterizzata da un frutto più spinto, da una gradazione leggermente più alta (12 gradi) e un palato più strutturato con tannini morbidi e una maggiore persistenza. Un progetto ambizioso dunque, nel quale ha fatto la sua parte anche l’Università di Palermo, nello specifico la Facoltà di Agraria. “Mi hanno consigliato nell’avvio del progetto per le barbatelle e il portainnesto. Uno dei prossimi step sarà provare anche altre vinificazioni, mi piacerebbe ad esempio fare un metodo ancestrale in quanto l’acidità e le caratteristiche di questo vitigno lo consentono”.

Di questo vino particolare sono disponibili, rispettivamente per le due annate, produzioni di 478 e 550 bottiglie per gli ospiti del resort. “Abbiamo un registro di tutti quelli che lo hanno assaggiato - spiega soddisfatto Agrò -, mi sento custode di questo patrimonio e il mio augurio è che il mio lavoro possa fare da apripista anche per altri produttori che abbiano voglia di mettersi in gioco con questa varietà”. Una nicchia che vuole diventare un vero emblema del territorio. “Raccontiamo ciò che facciamo, a partire dai fichi d’India della Valle Templi dai quali produciamo l’Amaro Dunci, con aggiunta di acqua, alcool, zucchero, infuso di arance, infuso di erbe e aromi naturali; una delle nostre bandiere che è rappresentativa del nostro legame con questa terra: un biglietto da visita per far conoscere la nostra identità”.

Nel progetto del vino è stato coinvolto Giacomo Mannone, enologo di Marsala, che “si è innamorato della nostra idea e ha scelto di accompagnarci nel suo sviluppo”. Nella tenuta si produce anche olio, ottenuto dalle varietà Biancolilla e Nocellara, e imbottigliato in loco. Diverse anche le partnership con realtà locali, come la birra di Favara e il cioccolato di Modica, prodotto anche con l’alloro della Valle dei Templi.

“Questa è la nostra concezione di sostenibilità: valorizzare il territorio, collaborare con le sue eccellenze e creare una filiera il più possibile legata al luogo. La nostra azienda è inoltre autonoma dal punto di vista energetico: produciamo tutta l’energia che consumiamo. Siamo inoltre particolarmente orgogliosi dell’impianto di fitodepurazione, che consente di trattare le acque attraverso un processo naturale. Ci dedichiamo con sempre maggiore attenzione anche all’attività agricola e attualmente disponiamo di mezzo ettaro di oliveto, ma l’obiettivo è di arrivare a quattro ettari e mezzo così come prevediamo un ampliamento delle camere e la realizzazione di nuove ville, con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente l’accoglienza senza perdere il legame con la terra e con il paesaggio”, conclude Agrò.

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