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Donne a capo delle cantine: il modello vincente che guida il cambiamento

Da sx, Francesca Poggio, Giovanna Prandini e Karoline Walch 

Una ricerca Mib Trieste, voluta dall’associazione Ddv, mostra come la presenza femminile stia trasformando governance e organizzazione nel settore vitivinicolo, puntando su sostenibilità, persone e visione di lungo periodo

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Capacità di integrare competenze, di costruire organizzazioni solide, di tenere insieme business, persone e territorio. La leadership femminile nel mondo del vino detta le regole con un modello unico, efficiente, che rappresenta un esempio per tutti, oggi e per il futuro. Un dato di fatto non legato al gender gap, ma costitutivo nelle aziende guidate da donne.

È quanto emerge della ricerca “Il ruolo delle donne nella trasformazione dei modelli di governance e di leadership nelle aziende vitivinicole”, realizzata da MIB Trieste School of Management in collaborazione con l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, sottoscritta da Pierpaolo Penco, responsabile della formazione in Wine Business di Mib Trieste School of Management, con la collega Gabriella Iacono. Uno studio presentato a Vinitaly nello spazio della Regione Piemonte, in un evento organizzato dalle Donne del vino, in presenza della delegata Marina Marsaglia, a cui hanno preso parte Giovanna Prandini, fondatrice dell’azienda Perla del Garda e presidente di Ascovilo, e Karoline Walch, seconda generazione dell’azienda Elena Walch in Trentino-Alto Adige.

Un tema molto attuale, oggi che il settore vitivinicolo italiano sta vivendo una trasformazione profonda che riguarda anche i modelli di leadership e governance. Lo studio del Mib di Trieste analizza il ruolo della leadership femminile in questa evoluzione, evidenziandone il contributo in termini di sostenibilità, gestione del capitale umano e formalizzazione dei processi decisionali. Lo studio, basato sulle risposte di 152 imprenditrici associate, evidenzia come nel settore vitivinicolo italiano la leadership femminile non sia più un tema di rappresentanza, ma un fattore concreto di evoluzione dei modelli organizzativi, capace di rafforzare governance, sostenibilità e gestione delle persone.

Nel corso della storia, le donne leader sono state poche rispetto agli uomini, ma memorabili. Hanno lasciato un segno importante in diversi ambiti come politica, arte e scienza, diventando figure memorabili per il loro contributo innovativo.

Anche nel settore del vino le donne hanno avuto un ruolo crescente: già nell’Ottocento Barbe-Nicole Clicquot rivoluzionò la produzione dello champagne con importanti innovazioni tecniche. Nel tempo, la presenza femminile si è rafforzata anche a livello professionale, come dimostra l’aumento delle donne Master of Wine a partire dal 1970. La prima donna italiana Master of Wine, Cristina Mercuri, è donne del vino onoraria da pochi giorni, è l’esempio più recente di questo modello.

Oggi molte donne si distinguono nell’enologia e nella comunicazione, come Heidi Barrett, Norma Ratcliffe e Donatella Cinelli Colombini, portando innovazione, creatività e nuove strategie di marketing.

Oltre all’aspetto professionale, le donne del vino sono spesso impegnate anche nel sociale e nella sostenibilità, sostenendo cause ambientali e iniziative contro la violenza di genere.

Però le barriere restano. E dalla ricerca emerge anche questa dura verità.

“Questa ricerca dimostra che la leadership femminile non è un tema di rappresentanza, ma di efficacia – dice Francesca Poggio, vicepresidente vicaria dell’associazione nazionale le Donne del Vino - Le imprese del vino stanno cambiando e richiedono modelli più strutturati, capaci di tenere insieme visione, persone e territorio. In questo processo, le donne stanno dando un contributo concreto e misurabile”.

Pierpaolo Penco sottolinea come “non sia il prodotto il punto debole del vino italiano, ma la struttura delle imprese. Il modello tradizionale non è più sufficiente per affrontare la complessità attuale. La leadership femminile emerge come uno dei fattori che accompagnano il passaggio verso organizzazioni più evolute, capaci di pianificare, delegare e lavorare sul lungo periodo”.

"La complessità del mercato e le speculazioni – spiega Giovanna Prandini - aggravate da attacchi alla salubrità del vino e al valore della dieta mediterranea, insieme a risposte politiche ancora deboli, impongono a imprese e consorzi di rivedere rapidamente le proprie strategie. Nella mia esperienza ho lavorato per creare una rete di imprese capace di superare i limiti dimensionali e, in ambito istituzionale, per avviare un percorso di analisi e riposizionamento dei vini Dop e Igp dei 12 consorzi di Ascovilo. Molto si può fare insieme: è fondamentale valorizzare anche il talento femminile in agricoltura, ancora oggi non pienamente riconosciuto”.

Uno dei dati più significativi riguarda la struttura delle aziende. Nelle imprese dove la leadership femminile è più forte emergono con maggiore frequenza ruoli e responsabilità ben definiti, sistemi di delega più chiari, una maggiore pianificazione strategica, inclusa quella della successione. Non cambia solo “chi decide”, ma come si prende decisione: in modo più strutturato, condiviso e orientato al futuro.

Per la ricerca le aziende guidate da donne mostrano una forte convergenza verso una visione di lungo periodo. Oltre il 75% indica la sostenibilità come priorità, circa il 70% valorizza il territorio come asset strategico, oltre l’80% adotta una prospettiva di lungo periodo

Il vino viene interpretato non solo come prodotto, ma come sistema complesso di relazioni, identità e valore.

Un altro elemento chiave riguarda il capitale umano. Le imprese a guida femminile mostrano una maggiore attenzione a retention dei talenti (circa 78%), formazione continua e qualità del clima organizzativo. La competitività si sposta sempre più dalle sole performance produttive alla capacità di attrarre, motivare e far crescere le persone.

“Credo profondamente che il nostro compito sia quello di preservare ciò che abbiamo ricevuto, continuare a costruire su queste basi e trasmetterlo alle prossime generazioni in uno stato altrettanto forte, se non migliore – dice Karoline Walch - Ogni generazione lascia così il proprio segno, con la consapevolezza di essere parte di una storia molto più grande di noi”.

Le criticità restano, così come le barriere culturali legate al gender gap, il quadro non è privo di ombre. Persistono resistenze culturali e l’accesso ai ruoli apicali non è ancora equilibrato. In particolare, il mondo cooperativo appare ancora in ritardo, con una presenza femminile limitata nei vertici delle grandi strutture. Un ambito cruciale su cui lavorare per il futuro del settore.

Il punto centrale è che la leadership femminile si distingue per la capacità di integrare competenze, l’attenzione alle persone e la visione sistemica tra business e territorio. Non come eccezione, ma come espressione coerente del nuovo paradigma organizzativo.