Tecnologia e agrifood: il divario generazionale frena la sostenibilità
di Giulia CimpanelliSecondo una ricerca presentata a Tuttofood, il 67% degli italiani riconosce al digitale un ruolo importante, ma pochi usano le app di settore. L’esperto Stefano Epifani: “Bisogna promuovere una cultura della digitalizzazione trasversale, ma serve l’aiuto delle istituzioni”
In un'Italia che guida l'agroalimentare europeo, con una filiera che rappresenta il 19% del Pil nazionale, le tecnologie digitali potrebbero essere la chiave per un futuro più sostenibile. Ma quanto gli italiani utilizzano davvero questi strumenti? E soprattutto, esistono differenze generazionali nel loro approccio? La risposta arriva dalla ricerca "Agrifood: la sfida della sostenibilità digitale" presentata dall'Osservatorio della Fondazione per la Sostenibilità digitale in occasione di Tuttofood Milano, che ha analizzato comportamenti e percezioni di quattro diverse generazioni di italiani.
Si riconosce il valore ma non si usano le app
Emerge un dato sorprendente: il 67% degli italiani riconosce alle tecnologie digitali un contributo concreto alla crescita del comparto agroalimentare, ma quando si tratta di utilizzare concretamente le app per comportamenti sostenibili, i numeri crollano drasticamente. "Le nuove generazioni vedono la tecnologia non solo come uno strumento, ma come un catalizzatore di cambiamento per l'intero settore - spiega Stefano Epifani, presidente della Fondazione - Pensare la sostenibilità in chiave sistemica significa potenziare efficienza ed efficacia lungo tutta la filiera, ma servono strumenti digitali all'avanguardia e una solida cultura digitale condivisa".
Il divario generazionale: chi usa cosa?
La ricerca rivela un netto spartiacque tra le generazioni. Da un lato i nativi digitali della Generazione Z (18-28 anni) e i Millennial (29-44 anni), dall'altro la Generazione X (45-60 anni) e soprattutto i Baby Boomer (61-75 anni).
I giovani della Gen Z si confermano i più virtuosi, con il 48% che si dichiara utente digitale attivo e impegnato sul tema della sostenibilità. Al contrario, il 52% dei Baby Boomer utilizza poco le tecnologie e attribuisce minore importanza alla sostenibilità.
I servizi più usati (e quelli dimenticati)
Il 25% degli italiani non conosce i servizi di food delivery, percentuale che sale al 46% tra i Baby Boomer. Solo il 26% della popolazione li utilizza regolarmente, con i più giovani in prima linea.
Se la prenotazione di ristoranti e alberghi tramite app è ormai pratica comune per molti (52% della Generazione X, 42% dei Millennial, 41% della Gen Z), resta un tabù per i Baby Boomer: il 74% non le utilizza, praticamente tre su quattro.
Ecco dove il divario diventa preoccupante. Le app di prenotazione orientate alla sostenibilità (come FairBnB, Cityaround o Too good to go) sono utilizzate regolarmente solo dall'11% degli italiani. Ancora peggio per le piattaforme di scambio di prodotti in scadenza con i vicini, che la maggioranza (52%) non conosce affatto.
Un dato negativo riguarda le app che monitorano la scadenza dei prodotti e aiutano a preparare liste della spesa ragionate: il 67% dei Baby Boomer e il 48% della Generazione X non le conoscono, proprio coloro che più spesso si occupano degli acquisti familiari.
Tecnologia alimentare: un'opportunità sprecata
Le applicazioni che propongono ricette utilizzando prodotti in scadenza presenti in casa sono ignorate dal 50% degli italiani e utilizzate solo dal 22% della Gen Z, la generazione più virtuosa. Ma anche tra i giovani il 38% non conosce nemmeno l'esistenza di queste applicazioni.
"Dalla ricerca emerge come sia urgente promuovere una cultura della digitalizzazione trasversale, che non si limiti a colmare il digital divide anagrafico, ma che affronti anche quello tematico e informativo - sottolinea Epifani - Le istituzioni dovrebbero sviluppare strategie di formazione e sensibilizzazione mirate, che parlino a tutte le generazioni, adattando linguaggi e strumenti ai diversi bisogni e livelli di consapevolezza".