Naviga

Slow Wine Fair, il bicchiere dalla parte giusta

L'edizione 2025 di Slow Wine Fair (ph. Michele Purin) 

Il vino da assaggiare come fenomeno economico, culturale e sociale nella tre giorni di kermesse a Bologna, dal 22 al 24 febbraio. Oltre mille espositori provenienti da tutto il mondo

2 minuti di lettura

Un bicchiere di vino da porgere dalla parte giusta. Quella del rispetto e della dignità del lavoro, dell'inclusione, della crescita sociale. Perché il vino è tutto questo, oltre all'eccellenza di essere un tesoro del gusto, un piacere da sorseggiare nel profondo. E lo sa bene la "Slow Wine Fair", in programma dal 22 al 24 febbraio nei padiglioni di BolognaFiere con oltre 1100 produttori di vino selezionati da Slow Food provenienti da tutta Italia e da altri 27 Paesi.

Una manifestazione che "sa" proprio di buono, e giusto per l'appunto, perché vuole vedere e assaggiare oltre il fondo del bicchiere. A spiegarlo è Giancarlo Gariglio, curatore della Guida Slow Wine e coordinatore della Slow Wine Coalition che descrive questa edizione, la quinta, della rassegna come "uno spazio di riflessione capace di offrire spunti concreti per orientare il futuro del vino italiano e internazionale": "A Bologna parleremo del vino come fenomeno economico, culturale e sociale, un aspetto che troppo spesso viene dato per scontato. La produzione vitivinicola ha un impatto profondo sull’economia delle nostre campagne e sulle comunità che le abitano: gran parte della manodopera impiegata nei vigneti è composta da lavoratori stranieri, in larga misura extracomunitari, una realtà che apre a sfide complesse e non più rinviabili".

Gariglio sottolinea che se "da un lato emergono criticità e vere e proprie piaghe, come il caporalato e le condizioni di sfruttamento; dall’altro, però, il vino può e deve diventare un motore di inclusione, dignità del lavoro e crescita sociale". Da qui l'esigenza di un confronto che si snoderà nelle conferenze e nelle masterclass in cui si parlerà del mondo in vigna che rispetta i lavoratori, la sostenibilità umana nelle cantine, il senso di comunità. E l'attenzione all'ecosistema.

L'appello di Carlo Petrini

Tutto guardando al futuro, possibilmente giusto, rappresentato dalle giovani generazioni a cui si rivolgerà il fondatore di Slow Food Carlo Petrini nella sua chiacchierata, lunedì 23, con il cardinale presidente della Conferenza Episcopale Italiana e i giovani vignaioli presenti alla Slow Wine Fair. "Da anni – ricorda Petrini – incontro studenti di ogni tipo di scuola per parlare del forte legame che lega la nostra vita al cibo, e chiedo loro quanti immaginano il proprio futuro nella produzione agroalimentare. Le mani che si alzano sono sempre pochissime. Mi è capitato che, davanti a oltre 500 ragazze e ragazzi, solo uno si dicesse interessato. È il segno di un profondo distacco dalla terra e dai saperi tradizionali, che un tempo rappresentavano una vera educazione alimentare". Quindi l'appello a questi giovani che "dimostrano una grande sensibilità verso le tematiche ambientali e sociali". Occorre "fornire loro gli strumenti per comprendere il ruolo centrale del cibo e dell’agricoltura è fondamentale per tutelare la biodiversità, rafforzare le economie locali, contrastare l’abbandono dei territori e costruire una società capace di seminare un futuro più buono, pulito e giusto per tutte e tutti".

Gli espositori e le loro esperienze

Gli espositori italiani presenti con la loro presenza racconteranno mille storie di biodiversità, di produzione naturale, di amore per i vigneti come fossero esseri viventi. Dall'estero le testimonianze, insieme ai tesori da degustare arrivano da 150 cantine di 27 Paesi. Non solo da realtà storiche come Francia e Germania ma anche da produzioni meno conosciute ma di grande interesse come quelle di Messico, Bulgaria e Ucraina.

E poi della Georgia, della Grecia, dei Paesi dell’America Latina, degli Stati Uniti e del Giappone. Fra le tante esperienze che verranno condivise quella della cantina che si trova nella storica regione vitivinicola della Bessarabia in Ucraina che produce vini naturali e guarda con resilienza al futuro anche in un contesto geopolitico così complessi. O quelle che arrivano dalla California dove sono protagonisti i diritti e l’empowerment delle donne, spesso migranti, impiegate in agricoltura. E dall'Australia con i vini prodotti esclusivamente da donne, in un settore in cui permangono gli squilibri di genere.

Da segnalare infine la novità di questa edizione della rassegna ovvero l'area "Banca del vino- Annate storiche". Come spiega Federico Piemonte, amministratore delegato della Banca del Vino "nasce dall’esperienza della Banca del Vino di Pollenzo (Bra, Cn), che da oltre vent’anni valorizza il tempo come elemento distintivo della cultura del vino".

Per maggiori informazioni: https://slowinefair.slowfood.it