Quelle bottiglie “monastiche che nascono tra preghiere e tradizioni
di Stefano PesceAl Merano Wine Festival si parla di “Vini d’Abbazia”, un evento nato per valorizzare il lavoro dei monaci dell’Abbazia di Fossanova a Priverno, oggi diventato un marchio di identità, con 40 cantine associate
Quaranta cantine associate, di cui tredici francesi, una georgiana e ventisei nazionali, questi i primi numeri di un progetto giovane, ma che aspira a diventare un vero e proprio marchio di qualità e di distinzione all’interno del variegato mondo dei vini di qualità: “Il nostro è un progetto nato quattro anni fa dall’intuizione di un gruppo di esperti di vino e valorizzazione di territorio, - racconta Francesco Zaralli co-organizzatore di Vini d’Abbazia - per dare visibilità e valore al lavoro dei Frati minori Conventuali dell’Abbazia di Fossanova a Priverno, in provincia di Latina, detentori di una tradizione enologica antichissima, che connota in maniera importante i loro vini, rendendoli espressione non solo di un vitigno, ma anche di un territorio e di una storia. Da lì siamo partiti creando prima l’evento Vini d’Abbazia, oggi giunto alla sua quarta edizione, e poi sviluppando un progetto di selezione e valorizzazione di queste produzioni conventuali, iniziando uno scouting in tutta Italia e in Europa che oggi ci conferma la nostra buona intuizione”.
Per entrare a far parte di questo circuito, ovvero per potersi fregiare del riconoscimento storico e identitario di “Vino d’Abbazia”, devono essere presenti dei requisiti ben precisi: “Ad oggi non abbiamo ancora un disciplinare o un regolamento legalmente riconosciuto – spiega Zaralli - ma alla base del nostro lavoro c’è uno studio puntuale e approfondito sulla storia del monastero, la sua produzione, o il legame di una determinata cantina con un luogo di preghiera. Quindi nella nostra selezione rientrano monasteri, conventi e abbazie direttamente gestiti da ordini religiosi, oppure cantine che hanno un legame storico, diretto e comprovato con questi luoghi di preghiera, ne gestiscono le vigne o in alcuni casi anche le mura”.
Il vino d’Abbazia è quindi un vino che può essere prodotto direttamente dai monaci nei vigneti di loro proprietà, oppure appoggiandosi a vinificatori esterni, o dando in gestione o in usufrutto gli stessi vigneti. "Ne sono esempio le cantine come Giuseppe Grasso con il progetto Cascina del Monastero a La Morra in piene Langhe, nato oggi grazie all’intuizione del nonno, Alessio Grasso, vinificatore a Treiso che nel 1926 acquistò, dall’Opera Pia Barolo, il monastero e le sue vigne; come l’azienda Beppe Marino a Santo Stefano in Belbo, sempre nelle Langhe, che produce vino da messa e vino comune nello storico Monastero delle “Suore del Moscato”, appartenenti alla Congregazione Figlie di San Giuseppe; poi ci sono esempi di monaci produttori diretti come l’Abbazia di Praglia in veneto che opera un grande lavoro di preservazione di vitigni secolari, o come l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore in Toscana, o Il Monaster di Bose in provincia di Biella che lavora anche in biologico”.
Per degustare questi e altri vini “monastici”, l’appuntamento è dal 12 al 14 giugno 2026 per la prossima edizione di Vini d’Abbazia, che si terrà come consuetudine a Fossanova, nel comune di Priverno in Provincia di Latina, nell’Abbazia omonima, grande testimonianza dell’architettura gotico-cistercense nel Lazio.