C'è +Gusto a Bologna 2026
I produttori

Dal fico d’India al Lambrusco, con una serra nel mezzo: il giro d’Italia del Mercato del Gusto

Dal fico d’India al Lambrusco, con una serra nel mezzo: il giro d’Italia del Mercato del Gusto

Tra grani antichi siciliani, conserve di mare e tortellini, una passeggiata tra produttori che proteggono biodiversità e territori

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C’è + Gusto 2026: una passeggiata nel maestoso Salone del Podestà del Palazzo Re Enzo di Bologna, ci conduce attraverso il Mercato del Gusto, dove trovare prodotti prelibati e produttori appassionati. E allora, diamo il via alla camminata partendo dal Sud Italia, dove le eccellenze siciliane la fanno da padrone.

Diodoros propone i prodotti della Valle dei Templi: sapori iconici come fico d’india, mandarini, mandorle e pistacchi declinati in succhi, confetture e creme spalmabili, oltre al proprio olio (in un’originale bottiglia che ricorda le colonne dei templi) e il vino. Dietro questo nome c’è un consorzio di coltivatori che promuove la ricerca e la tutela della biodiversità, supportando un territorio tanto ricco quanto a rischio e preservando varietà locali: la pasta, ad esempio, è prodotta con una selezione di quattro antichi grani siciliani. Inoltre, alcuni prodotti sono frutto dei lavori socialmente utili.

Con Fratelli Sicilia ecco il lato dolce della regione: scorze candite di agrumi di Paternò, frutta secca e soffici panettoni prodotti con le farine ennesi, uvetta imbevuta nel Marsala, ma anche in versione salata con pomodori di Pachino e olive siciliane. Tramite Sicindustria, altre due eccellenze. La prima è Maira Bio, che si occupa di agricoltura biologica e collabora con le università per la ricerca sulla nutraceutica: si è appena concluso uno studio sulle proprietà antitumorali del loro succo di melograno. La sostenibilità è un loro pilastro dell’azienda, il cui oliveto secolare fa parte del Presidio Olivi Secolari Slow Food. Non mancano anche proposte di turismo esperienziale e formazione.

A seguire, Oro di Marsala: da tre generazioni, l’obiettivo di supportare i pescatori locali e di valorizzare i prodotti ittici, sia nella produzione di conserve, che nel proprio ristorante. Vengono sfruttati anche il collagene come addensante naturale, le lische e le teste per il fondo bruno, e si producono la “buzzonaglia” di tonno con i ritagli dello sfilettamento e il salame di tonno. Ogni confezione è estremamente trasparente in merito all’area e al metodo di pesca. Tutti i prodotti sono tagliati e confezionati a mano, e cotti insieme a succo di agrumi siciliani.

Dalla Sicilia, infine, arriva Naxos Petfood: una linea di superfood a filiera corta per animali domestici, che arricchisce materie prime di qualità cotte al vapore con ingredienti locali dalle proprietà antiossidanti e digestive, quali melagrana, fico d’india e carruba.

Spostandoci in centro Italia, poi, eccoci in Toscana. I vini di Maremma sono una cantina sociale che mette insieme ben trenta varietà di prodotti. La cooperativa supporta i soci fornendo formazione, consulenza e favorendo il riciclo degli scarti di produzione. Inoltre, un anno fa è stata introdotta una linea che sta riscontrando molto successo: da Vermentino, Trebbiano e Sangiovese sono stati realizzati Vermouth bianco, rosso, Bitter e Negroni. Troviamo poi la Comunità del cibo della Garfagnana: un esempio di collaborazione tra undici piccoli produttori per preservare le ricchezze locali, usi e tradizioni, tramandandoli ai più piccoli tramite attività di formazione nelle scuole.

Un passaggio per Milano, dove Cultifutura introduce un’innovazione per cocktail bar e ristoranti stellati: delle serre autoregolanti, per coltivare erbe aromatiche e piccole piante, permettendo di ottimizzare sprechi e costi. Si tratta di mini-orticoltura di precisione che regola con luce, acqua e nutrienti, basata sull’agricoltura idroponica, illuminazione led smart, automazione e sensori IoT.

Non manca QBA Academy (del gruppo Radeberger), che ha sede a Genova ma si occupa di diffondere la cultura della birra in tutta Italia. Degustazioni, lezioni e proposte molto originali in assaggio, frutto di un’accuratissima selezione da tutto il mondo.

E rieccoci, infine, in Emilia-Romagna, dove è possibile assaggiare dei prelibati tortellini de La San Nicola, o bere un buon bicchiere della cantina Cavicchioli, di Sorbara. Da quasi un secolo è un punto di riferimento per la produzione del Lambrusco Doc e, giunti alla quarta generazione, non si stancano mai di sperimentare. Hanno infatti introdotto anche una spumantizzazione del celebre vino emiliano.

Il Lambrusco ora gode di tutt’altra fama e sta riuscendo a nobilitare la propria reputazione. La cantina è famosa per un vino prodotto con 100% Sorbara, chiamato “Vigna del Cristo” e specifico di un territorio molto limitato. Viene proposto anche con metodo Charmat lungo, che rende il vino estremamente elegante. Una lunga storia, ma sempre al passo con i tempi grazie alle nuove tecnologie. Vengono inoltre promosse due iniziative interessanti in regione: Tartòfla, il festival internazionale del tartufo bianco a Savigno, e Baccanale, in programma a breve a Imola con il tema: “Incontri. La cucina italiana senza confini”.

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