Ogni regione, ogni città italiana custodisce un ricordo gastronomico, una memoria collettiva che si rinnova ogni giorno e che oggi si trova di fronte a una sfida decisiva: mantenere l’autenticità senza rinunciare al futuro, custodire la grammatica del gusto e del pensiero italiano aggiornandone la pronuncia.
Durante C’è più Gusto a Bologna, questa idea ha trovato corpo nel dialogo tra Massimo Bottura, cuoco e narratore dell’Italia contemporanea, e Flavio Manzoni, architetto e direttore del Centro Stile Ferrari, mente dietro alcune delle automobili più iconiche del nostro tempo. Due mondi diversi, ma animati dalla stessa urgenza: trasformare la funzione in emozione, l’artigianato in arte. Bottura lavora con la materia e la memoria, con la poesia dei sapori; Manzoni modella la velocità, cercando nell’equilibrio tra tecnica e bellezza quella tensione che rende il disegno un atto di pensiero. Entrambi sanno che la bellezza non è superficie ma sostanza e che l’innovazione, per essere vera, deve avere radici profonde.
Festival Gusto 2025 - Accelerare l’immaginazione: incontro con Bottura e Manzoni
È in questa consapevolezza che l’Italia trova la propria cifra: la capacità di coniugare lentezza e velocità, memoria e invenzione. “Accelerare l’immaginazione” non significa correre di più, ma dare direzione alla velocità; significa comprendere che la lentezza giusta è quella che genera il movimento vero.
Festival Gusto, Massimo Bottura: "Così si trasforma una cipolla in caviale"
Questa stessa tensione percorre tutta la nostra cultura gastronomica, nei laboratori, tra gli artigiani, nelle cucine. E cosi a Milano Cesare Battisti riscrive il linguaggio della sua città, restituendo concretezza e dignità alla tradizione meneghina: la cassœula, il risotto, l’ossobuco non come reliquie, ma come racconto di un’identità viva e urbana. A Roma Giulio Terrinoni lavora per sottrazione e rigore: parte dal mare, ma rielabora i prodotti attraverso la sua lingua gastronomica, ricordando una cucina che ha saputo trasformare le materie più povere in piatti indimenticabili. In Sicilia, Ciccio Sultano racconta la sua isola–continente, che ha fatto della contaminazione una forza e della memoria un atto creativo, ribadendo che l’identità non è fissità ma movimento. È proprio questo il confine dell’innovazione: restare riconoscibili anche quando si cambia, custodire la lingua del luogo pur traducendola nel presente.
Festival Gusto 2025 - I dialetti del cibo: il talk con Battisti, Sultano e Terrinoni
Ma l’Italia non parla solo dentro i propri confini: viaggia e si reinventa nelle cucine del mondo, dove le nostre eccellenze tengono viva una grammatica universale. Francesco Panella, con il suo programma Little Big Italy, la racconta di città in città, mostrando come l’italianità si riconosca da una manciata di ingredienti autentici e da un senso di convivialità che nessuna distanza può cancellare.
È la stessa visione che portano avanti chef come Antonio Guida, che dal Salento al Mandarin Oriental di Milano e fino ad Abu Dhabi difende un’idea di autenticità senza compromessi; Giandomenico Caprioli, lucano trapiantato a Hong Kong, che racconta un’Italia concreta e contemporanea fatta di prodotti veri e rispetto per il gusto locale, un equilibrio sottile tra adattamento e fedeltà; ed Ernesto Iaccarino, erede del Don Alfonso 1890 a Sant’Agata sui Due Golfi, che ha portato la sua idea di bellezza e territorio da Macao a Toronto, dal Marocco a Cascais, costruendo una rete coerente che continua a parlare italiano anche lontano da casa.
Festival Gusto 2025 - Italiani nel mondo: cuochi senza frontiere
Tutti condividono la stessa convinzione: il futuro della cucina italiana passa dal rispetto per la propria storia e dalla capacità di renderla leggibile al mondo. E allora, quale sarà il futuro? Sarà quello che sapremo creare, che avremo il coraggio di immaginare, trasformando l’emozione in movimento e il movimento in arte.
Accelerare l’immaginazione significa proprio questo: mettere in moto la nostra eredità senza congelarla, dare al passato il compito di illuminare il domani, custodire la grammatica del Paese e accettare nuove pronunce, per poter sempre raccontare l’Italia, ovunque nel mondo, rispettandone la natura più autentica.