Ironia e competenza (e un pizzico di sana follia): ecco come il cibo può diventare notizia
di Manuela ZennaroNel talk a Bologna a confronto Sonia Peronaci, fondatrice di GialloZafferano, Luisanna Messeri, cuoca e scrittrice, e il medioc e nutrizionista Giorgio Calabrese
Il cibo fa notizia, ed è stato al centro del talk svolto nella prima giornata del festival bolognese. Ad animare il dibattito, tre “pionieri” che hanno saputo creare un linguaggio empatico e coinvolgente, trasformandosi in beniamini di tv e Web. È iniziata nel 2006 l’avventura di Sonia Peronaci, fondatrice di GialloZafferano, divenuto in breve tempo il principale blog italiano di gastronomia. “All’estero esistevano numerosi siti di cucina, così ho pensato di aprirne uno anche io. Potevo contare su una cucina come quella italiana, così varia e apprezzata”. Il successo non si è fatto attendere, ma il vero exploit è arrivato nel 2008, con l’avvento di Facebook anche in Italia. “Fino a quel momento ci sono anche stati momenti non facili, ad esempio in banca faticavano a comprendere di cosa mi occupassi e soprattutto come potessi monetizzare la mia attività”. La prima ricetta pubblicata? “Pasta con le vongole, e un’altra manciata di grandi classici come il tiramisù. Abbiamo aperto il sito con sole 20 ricette, ma erano quelle che la gente voleva”.
L’avventura di Luisanna Messeri, cuoca e scrittrice, inizia invece nel 2005, con una food comedy inizialmente proposta alla Rai. “Dopo il rifiuto ho avuto la fortuna di intercettare il proprietario di alcune televisioni private come Alice Tv. È stato entusiasta, così ho cominciato a cucinare davanti alle telecamere pensando alle persone a casa. Dietro di me, il fido Artusi, libro da molti ritenuto sorpassato, per me una inesauribile fonte di ispirazione”. Il linguaggio di Luisanna, così semplice e coinvolgente, e il racconto della storia dei piatti e degli ingredienti decreta il successo immediato della trasmissione.
“Parlando di pionieri del linguaggio del cibo non possiamo non citare il professor Giorgio Calabrese, medico e nutrizionista, volto popolare che già negli anni ’80 ha bucato lo schermo apparendo nella trasmissione Medicina 33 condotta dal diabetologo Luciano Onder”, ha commentato Martina Liverani, che moderava il dibattito, sottolineando la delicatezza di una missione non facile come quella di parlare di dietologia in tv. “Lavoravo alla Cattolica a Piacenza e, nel corso della presentazione del primo yogurt da bere davanti a una stampa numerosa, i tecnici della Nestlè avevano spiegato il nuovo prodotto, ma in pochi avevano capito. Così è toccato a me, in tre minuti, cercare di tradurre in modo fruibile a tutti. Da lì sono iniziate le mie apparizioni televisive”. Insieme alla moglie Caterina, oggi Calabrese è anche una prestigiosa firma de Il Gusto, autore della rubrica “Benessere a tavola”.
Il talk si è poi soffermato sul linguaggio dei nuovi media “che hanno favorito l’accesso a un pubblico diverso - ha aggiunto Peronaci -. Oggi sono tutti content creator, si è elevata una critica spesso gratuita e gli algoritmi non hanno aiutato”. Messeri ha preferito usare un linguaggio ironico, anche un po’ tagliente, ricordando molti chef che prima la snobbavano chiamandola “quella della tv”, salvo poi accettare di buon grado la ribalta del piccolo schermo “e sfruttare l’incredibile velocità dei social e le opportunità di monetizzazione. Ma io non temo la concorrenza, vado dritta per la mia strada e continuo nel solco della cucina sana, vera e tradizionale”.
A chiudere il dibattito il professor Giorgio Calabrese, che ha sottolineato come la dietologia sia diventata intrattenimento: “Ognuno deve fare il proprio lavoro, bisogna curare, ma anche saper prevenire e in questo la buona alimentazione è fondamentale. La cucina mediterranea ci aveva resi longevi e non lo sapevamo, oggi solo l’8% degli italiani la adotta, preferendo seguire regimi made in Usa, iperproteici e chetogenici. Ma il popolo più obeso del mondo, non può insegnare a noi come mangiare”.