Il cibo spazzatura peggiora la qualità del sonno (e fa invecchiare prima il cervello)
di Giorgio e Caterina CalabreseI risultati di una ricerca condotta dall’Università di Uppsala in Svezia e pubblicata sulla prestigiosa rivista Obesity: una dieta equilibrata per migliorare la qualità del riposo e anche la salute
Stanchezza e smemoratezza si diffondono in coppia e sempre di più, i motivi possono essere i più vari tra cui anche l’alimentazione. Che quest’ultima sia interferente lo dimostra uno studio proprio sull’interconnessione tra sonno e alimentazione. E sì, sono strettamente collegati. Occorre intervenire su ciò che si mangia e ciò potrebbe essere una chiave per migliorare non solo la qualità del riposo, ma anche la salute, a lungo termine, del cervello. Il cibo è il nostro salvacondotto per la vita, uno strumento potente per proteggere il corpo, preservare la mente e migliorare la qualità della vita.
Una ricerca condotta dall’Università di Uppsala in Svezia e pubblicata sulla prestigiosa rivista Obesity, ha dimostrato che una dieta ricca di grassi, zuccheri e sale può avere effetti negativi non solo sulla salute fisica, ma anche sulla qualità del sonno e, di conseguenza, sulle capacità cognitive. Per indagare il legame tra alimentazione e sonno, i ricercatori hanno reclutato due gruppi di volontari: un primo gruppo ha seguito una dieta equilibrata e ricca di cibi naturali come amidacei, carni, pesce, frutta e verdura, mentre l’altro gruppo ha consumato invece una dieta composta prevalentemente da junk food, tra cui dolci, polpette o hamburger e panini, ecc. Dopo una settimana, i ricercatori hanno analizzato l’attività cerebrale notturna dei partecipanti attraverso l’elettroencefalogramma. Sebbene entrambi i gruppi abbiano dormito per un numero simile di ore, sono emerse differenze significative nella qualità del sonno.
Il sonno profondo dei partecipanti con alimentazione buona era regolare e caratterizzato da un’attività stabile delle onde delta, favorendo un recupero ottimale. Gli individui che avevano consumato alimenti ipercalorici presentavano alterazioni nelle onde delta, queste rappresentano l’attività elettrica del cervello tipica delle fasi di sonno profondo ed hanno un ruolo fondamentale nella formazione della memoria a lungo termine. Questa fase, caratterizzata da specifiche oscillazioni elettriche chiamate onde delta, permette al cervello di “resettarsi” e rafforzare i circuiti neurali. Inoltre, si è osservato un aumento delle onde beta, queste sono legate a stati di concentrazione, attività mentale e vigilanza, tipiche di un sonno meno ristoratore. Questi risultati indicano che il junk food non solo compromette la salute fisica, ma interferisce anche con le funzioni cerebrali più sottili e delicate. Tutto questo dopo una sola settimana, quindi è intuibile come lo stesso errato comportamento alimentare prolungato nel tempo possa produrre danni maggiori.
La scoperta più allarmante dello studio riguarda l’analogia tra gli effetti di una dieta insana e il naturale processo di invecchiamento. Con l’età, infatti, si osserva una riduzione della qualità del sonno profondo e una difficoltà crescente nel consolidare i ricordi o apprendere nuove nozioni. I ricercatori sottolineano che una settimana di alimentazione scorretta ha prodotto effetti simili nei partecipanti giovani e sani. Secondo il professor Jonathan Cedernaes, autore principale dello studio, tali risultati sottolineano l’importanza di una dieta equilibrata per mantenere non solo il corpo in salute, ma anche il cervello. Il sonno profondo è essenziale per preservare le funzioni cognitive, alterarlo vuol dire compromettere la capacità di apprendere e ricordare. In particolare, i ricercatori hanno rilevato che è proprio il junk food che causa un’alterazione della fase del sonno profondo, con la conseguente compromissione dei processi di memoria e di apprendimento.
Il sonno non è semplicemente un momento di riposo perché esso è un processo attivo e vitale per il nostro cervello. Durante il sonno a onde lente, cioè la fase del sonno profondo, si verificano fenomeni essenziali per il consolidamento della memoria e l’elaborazione delle informazioni apprese durante il giorno. Secondo i risultati dello studio, una dieta ricca di alimenti grassi riduce significativamente la qualità di questa fase del sonno, generando alterazioni nelle onde delta e un aumento delle onde beta. Questi cambiamenti, tipici di un cervello meno riposato, sono stati associati al declino cognitivo che si osserva con l’invecchiamento.