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Klotho, la proteina della longevità

Svelato il potenziale e il meccanismo terapeutico della proteina: ecco quali possibili risvolti può avere anche in funzione di alimentazione metabolismo
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"Cocoon – L’energia dell’universo" è un film del 1985 di Ron Howard, dal soggetto di David Saperstein. Il film solletica il sogno dell’uomo: ritornare giovani, atletici, con un corpo elastico e senza malattie, in altre parole ringiovanire. Nel film 3 vecchietti ospiti di un pensionato, ci riescono grazie a dei bagni in una piscina in cui erano immersi degli strani bozzoli di origine aliena, che emettevano un’energia ringiovanente. Nel film si ottiene questo grazie ad un fattore energetico esterno al corpo dell’uomo, anzi alieno. Ma ora sembra che la scienza abbia trovato una strada non più fantascientifica e non più esterna al corpo. Nel 1997 il giapponese Makoto Kuro-o scopre una proteina presente nel corpo umano, situata nel cromosoma 13, che sarebbe capace di allungare la vita e migliorarne la qualità perché svolge un ruolo importante nella regolazione del metabolismo.

Questa proteina fu battezzata Klotho prendendo spunto dalla mitologia greca. Secondo il poeta greco antico Esiodo, Klotho era una delle 3 moire figlie di Zeus e Temi oppure, secondo altre genealogie, figlie della notte. Cloto era la filatrice della vita; Lachesi era quella che ne fissava la sorte e infine Atropo era l’irremovibile fatalità della morte. La mitologica Klotho, dunque, tesse i suoi fili vitali e analogamente lo fa la proteina Klotho, come si è scoperto in un recente studio da Yale, dove gli autori hanno rivelato la struttura tridimensionale della proteina, beta-Klotho, illuminandone l’intricato potenziale e il meccanismo terapeutico. I risultati dello studio, su Nature, potrebbero avere implicazioni per le terapie sviluppate per trattare un’ampia gamma di condizioni patologiche, tra cui il diabete e alcuni tipi di cancro. La famiglia Klotho è formata da due proteine vettrici e si trovano sulla superficie delle cellule di tessuti specifici. Queste due molecole sono prodotte dal gene Klotho, una si trova legata alla membrana e l’altra in una forma circolante. Le proteine si legano a una famiglia di ormoni, denominati FGF endocrini, che regolano i processi metabolici nel fegato nei reni e nel cervello. La mutazione del gene Klotho, che comporta una diminuzione di tale proteina, porta i segni di una insufficienza renale con dialisi, disturbi legati all'età avanzata, come sterilità, assottigliamento della pelle, atrofia muscolare, osteoporosi, calcificazioni vascolari e dei tessuti molli, dell'udito, atrofia del timo, enfisema, ecc. Al contrario, i topi che esprimono una maggiore presenza di Klotho mostrano al contrario un'esistenza prolungata e un rallentamento del processo di invecchiamento.

L'analisi dei ricercatori ha prodotto diversi spunti: innanzitutto, beta-Klotho è il vettore primario che si lega a FGF21, un ormone chiave prodotto quando si ha fame. Quando FGF21 è legato alla proteina beta-Klotho, esso stimola la sensibilità all'insulina e il metabolismo ormonale, causando perdita di peso. Questa nuova comprensione dell’interazione di beta-Klotho e FGF21 può suggerire e guidare lo sviluppo di terapie mirate alla risoluzione di patologie come, ad esempio, per i pazienti obesi e con diabete di tipo2. Come è stato verificato sui topi che hanno modificato il consumo di cibo. Inoltre, gli autori descrivono anche una nuova variante di FGF21 che ha una potenza e un'attività cellulare dieci volte superiore  alla prima forma. Il gruppo di ricerca ha presentato prove di come un enzima di struttura, la glicosidasi, che scompone gli zuccheri, si è evoluto in un recettore per abbassare la glicemia. Dopo aver districato la struttura del beta-Klotho, il ricercatore Schlessinger e i suoi colleghi hanno proposto di sviluppare dei farmaci che migliorino il percorso dell’obesità e del diabete, mentre al contrario, utilizzando agenti che bloccano questa funzione si pensa di poter trovare anche delle terapie che migliorino le condizioni in caso di cancro al fegato e di malattie metaboliche.