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Oasis, a Venezia una cena a ritmo di rock inglese in salsa italiana

I fratelli Liam e Noel Gallagher sono stati gli ospiti d’onore della serata alla Terrazza Biennale, con menu a cura dello chef Tino Vettorello

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“Cucinare per gli Oasis è stato divertente perché sono un’icona mondiale, ma hanno un’identità molto forte, immediata, senza troppi fronzoli. Ho voluto fare lo stesso con la cena: sapori netti, riconoscibili, italiani”. Parola dello chef Tino Vettorello, anima e regia gastronomica della Terrazza Biennale, chiamata a deliziare i palati stellari dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Una frase che riassume alla perfezione l’atmosfera surreale e trascinante che si è respirata al Lido, letteralmente travolto dall'energia rock e dal fascino pop dei fratelli Liam e Noel Gallagher.

La presenza delle due leggende di Manchester è stata senza dubbio l'evento nell'evento di questa edizione della Mostra. Arrivati in Laguna per la presentazione in anteprima mondiale (Fuori Concorso) del film documentario Oasis: Don’t Look Back in Anger — diretto da Dylan Southern e Will Lovelace e ideato da Steven Knight — i fratelli più litigiosi del Britpop hanno trasformato il red carpet nel loro palcoscenico personale. Il film ripercorre la loro clamorosa e insperata riconciliazione e l'epico tour della reunion Oasis Live '25, arrivato dopo ben quindici anni di silenzi, rancori e porte sbattute.

L'attesa dei fan al Lido è stata una febbre collettiva: fin dalle prime ore del mattino centinaia di appassionati in parka, occhiali da sole d'ordinanza e bucket hat hanno assediato il Palazzo del Cinema. Al loro arrivo sul tappeto rosso, scortati dai registi e accolti da cori da stadio capaci di far tremare la Laguna sulle note di Wonderwall, i Gallagher non si sono risparmiati, concedendo autografi, selfie e battute sferzanti alle telecamere prima della proiezione.

Ma quando i proiettori si sono spenti e la proiezione ha ceduto il passo al resto della serata, il "film" è semplicemente cambiato di palcoscenico, spostandosi sui tavoli della Terrazza Biennale per una vera e propria sceneggiatura del gusto. Il menu ideato da Vettorello ha preso le mosse da Viaggio al Sud, una creazione solare nata in origine per la star Lady Gaga e rimasta nell'iconico repertorio dello chef. Un'esplosione mediterranea di burrata, peperone, datterino, basilico e la spinta sapida della polvere di capperi di Pantelleria: la dimostrazione di come ingredienti riconoscibili e diretti possano creare un'armonia travolgente.

Spazio poi alla convivialità più autentica con un primo piatto che è un inno alla pasta italiana: i paccheri ai tre pomodori con pomodori confit. Un gioco tricolore e cromatico dove il datterino rosso dolce incontra la freschezza della varietà gialla, la nota vegetale del pomodoro verde e la ricchezza concentrata dei pomodorini confit, cotti lentamente fino a diventare deliziose caramelle salate.

Ad accompagnare ogni momento della serata, Venezia è entrata in scena con eleganza attraverso i finger food. Da un lato il baccalà mantecato su cracker al nero di seppia, un croccante fotogramma lagunare in miniatura dove il bianco incontra il nero. Dall'altro, un frammento del piatto-simbolo Red Carpet creato apposta per questa edizione della Mostra un omaggio concentrato in un boccone con maionese al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg e microgreen di brassicacee.

A chiudere lo show culinario non poteva che esserci il re dei dessert italiani, ma rivisitato con un graffio rock e un deciso accento veneto: il tiramisù alla grappa. Un finale avvolgente, dove il distillato locale regala calore e persistenze aromatiche a un classico intramontabile, facendolo evolvere senza tradirne la memoria. «Quando cucino per artisti così importanti non cerco mai di stupire con ingredienti impossibili: preferisco far scoprire loro quanto può essere sorprendente un grande pomodoro, un baccalà fatto bene o un prodotto che arriva da pochi chilometri da qui — ha concluso chef Vettorello —. La musica degli Oasis ha attraversato generazioni e confini; per una sera abbiamo provato a fare la stessa cosa con la cucina italiana».