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Addio a Vittorio Frescobaldi, anche grazie a lui il vino toscano ha conquistato il mondo

Vittorio Frescobaldi 

Si è spento uno degli ultimi grandi patriarchi dell’enologia italiana. Cavaliere del lavoro dal 1977, aveva lasciato la guida dell’azienda al figlio Lamberto

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Vittorio Frescobaldi è venuto a mancare a 97 anni e con lui se n’è andato l’ultimo dei grandi condottieri di una viticoltura che nel secondo Novecento hanno trasformato il vino italiano da alimento contadino pensato quale prodotti alimentare a bene di un lusso che poteva anche essere espresso a tavola. Nato nel capoluogo toscano il 30 novembre 1928, si era laureato in agraria nel 1953. Entrando nell'azienda di famiglia, si era trovato a maneggiare un'eredità ingombrante: trentuno generazioni alle spalle e un archivio storico che documentava le forniture di vino alla corte reale d'Inghilterra, ai pontefici romani e alla signoria dei Medici.

Ma negli anni Cinquanta la viticoltura italiana parlava ancora un linguaggio locale. Le cantine producevano per il consumo quotidiano, la gestione commerciale era rudimentale e le bottiglie viaggiavano con fatica oltre i confini regionali, figurarsi all'estero.

Alla morte del padre Lamberto, Vittorio prese in mano le redini delle tenute insieme ai fratelli Ferdinando e Leonardo. Fu lì che la storia cambiò passo perché mentre molti colleghi si limitavano a rimanere custodi della tradizione, nelle tenute della famiglia Vittorio applicò le logiche manageriali alla terra. Capì che per sopravvivere le aziende storiche dovevano smettere di contemplare il proprio passato e iniziare a occuparsi dei mercati internazionali, avendo tutte le carte in regola per poterlo fare.

Amplificò la presenza del gruppo nelle aree più vocate della regione, spostando il raggio d'azione verso Montalcino e Bolgheri. Ma l'operazione che ruppe gli schemi della viticoltura italiana arrivò nei primi anni Novanta. In un momento in cui le famiglie nobiliari guardavano ancora con diffidenza ai produttori d'oltreoceano, ritenuti troppo diversi come filosofia produttiva, Vittorio cercò e trovò l'accordo con l'americano Robert Mondavi, all’epoca uno dei maggiori produttori della California.

Nel 1995 quella stretta di mano portò alla nascita di Tenuta Luce a Montalcino e, più tardi, al controllo di Ornellaia a Bolgheri. Unire il pedigree toscano con la capacità distributiva e la visione del mercato statunitense fu un colpo d'ala che spalancò ai vini della regione le porte delle aste internazionali e delle cantine dei collezionisti di mezzo mondo.

Accanto alla visione commerciale c'era uno stile personale schivo ed elegante, capace di tessere una fitta rete di diplomazia informale. Con la moglie Bona mantenne vivo quel filo rosso con Londra iniziato secoli prima, ospitando a più riprese l'allora principe Carlo d'Inghilterra nelle tenute di campagna, tra passeggiate nei filari e cene private lontano dai riflettori. Negli ultimi vent'anni la guida operativa è passata al figlio Lamberto. Sotto la sua direzione il marchio si è spinto ben oltre la Toscana, acquisendo terreni in Friuli, sulle pendici dell'Etna e spingendosi fino all'Oregon negli Stati Uniti. Una crescita che Vittorio ha seguito giorno per giorno dalla sua casa di Firenze.

Fino a poche settimane fa, chi entrava nelle stanze aziendali sapeva che Vittorio Frescobaldi non era un soprammobile della memoria. Nonostante l'età e il cambio generazionale, continuava a chiedere conto dei dati di vendita, dell'andamento climatico delle vendemmie e dello stato delle vigne. Lamberto si sedeva a parlare con lui prima di firmare le decisioni strategiche più impegnative.

Non si trattava di un passaggio formale per rispetto del patriarca, ma della ricerca precisa di un giudizio affinato in settant'anni di mestiere. Vittorio Frescobaldi lascia la moglie Bona e i figli Fiammetta, Angelica, Lamberto e Diana. Rimane una mappa di tenute che copre i migliori terroir della Toscana e la storia di un signore di 97 anni che non ha mai smesso di guardare cosa succedesse fuori dai cancelli di casa.