Cucinate per i vostri cani e gatti? Tranquilli, avete illustri predecessori
di Martina LiveraniDa Pellegrino Artusi fino al blog di Martha Stewart, sono molti i gastronomi e food writer che hanno dedicato pagine e pagine alle ricette per i loro amici a quattro zampe
Chi ama cucinare per sé, prima o poi, può arrivare a chiedersi perché non dovrebbe farlo anche per il proprio cane o il proprio gatto. O addirittura se sia possibile condividere con loro non soltanto la casa, ma anche il piacere della buona tavola. Un dubbio che ha precedenti illustri. Il primo caso, anzi forse l’unico nella letteratura gastronomica italiana, è stato addirittura Pellegrino Artusi che dedicò la prima edizione della Scienza in cucina ai suoi due gatti: “A due de’ miei migliori amici dalla candida pelle, Biancani e Sibillone, dedico questo libro”.
Come scrive Alberto Capatti, questi due felini: “Godevano il privilegio, per la prima volta nella storia della gastronomia, di vedersi dedicato un ricettario”. Prima di lui, il parigino Grimod de La Reynière (capostipite dei moderni critici gastronomici) aveva fatto ritrarre il suo gatto nell’incisione a corredo del celebre Almanach des Gourmands (era l’edizione del 1808).
Venendo a tempi più recenti, nel 1966 M.F.K. Fisher, al secolo Mary Frances Kennedy Fisher, una delle penne più influenti del moderno food writing americano, sulle pagine del New Yorker pubblicò una recensione dedicata a tre ricettari per animali domestici: The Secret of Cooking for Dogs e The Secret of Cooking for Cats, entrambi scritti da Martin A. Gardner e The Pets’ Cookbook di Richard de Rochemont.
Il pezzo cominciava però dalla sua stessa cucina e da Carlos, un topolino che abitava nell’intercapedine della sua stufa elettrica. Fisher gli lasciava tartine, avanzi di omelette e biscotti della fortuna, osservando con attenzione ciò che mangiava e ciò che invece scartava. Carlos non era propriamente un animale domestico, ma un vicino di casa che aveva deciso di abitare letteralmente nel cuore della cucina. Da quella singolare convivenza Fisher ricavava una considerazione semplice, ossia che il vero segreto del rapporto tra esseri umani e animali è il rispetto reciproco.
Nel dicembre del 1998, sulle pagine di Vogue, il critico gastronomico Jeffrey Steingarten raccontò le sue perplessità davanti alla ciotola di crocchette del suo Golden retriever Sky King. In cerca di idee, telefonò allo chef Daniel Boulud. Quest’ultimo, cresciuto in una fattoria vicino a Lione, ricordò che i cani di famiglia mangiavano una zuppa preparata con gli avanzi e arricchita con pasta, verdure e carne. Per Sky suggerì quindi la ricetta di una densa zuppa di ortaggi e costine di manzo, pubblicata con il nome di Zuppa rustica francese per cani e padroni.
Frédérick E. Grasser-Hermé, scrittrice gastronomica francese, pubblicò nel 2001 il “Mon chien fait recettes”. Alla presentazione, gli ospiti a quattro zampe ricevettero una tartina di midollo e caviale, preludio delle ricette contenute nelle pagine: ironiche e sofisticate pensate per i padroni e per i loro cani contemporanei, viziati, coccolati, anche abituati ai ristoranti.
Judith Jones, storica editor della casa editrice Alfred A. Knopf, fu una delle prime a credere nel manoscritto di una esordiente Julia Child trasformandolo in un best seller e negli anni seguì anche autori come James Beard o Lidia Bastianich. Nel 2014, a novant’anni, pubblicò il suo ultimo libro, “Love me, feed me”, dedicato al suo Bichon havanese Mabon. L’idea era cucinare un unico pasto per entrambi: si prelevava prima la porzione del cane, lasciandola più semplice, e si completava poi quella umana con spezie e condimenti. Con la stessa precisione e cura con cui nei decenni precedenti si era occupata di ricette per umani. Per Jones condividere il cibo con Mabon non era una stravaganza, ma un altro modo di vivere il piacere della cucina quotidiana.
Più di recente, la giornalista e scrittrice gastronomica Alicia Kennedy si è posta sull’edizione americana di Wired una domanda molto semplice: prepariamo per noi stessi ottimi pasti cucinati in casa, perché non fare lo stesso per i nostri cani? Per il suo Benny ha cominciato così a cucinare pasti casalinghi, ispirandosi anche a Martha Stewart, che già nel 2022 aveva raccontato sul proprio blog di preparare per i suoi cani cibo fresco con ingredienti provenienti dalla sua fattoria. Chi cucina per il proprio cane, insomma, è in ottima e illustre compagnia.