Naviga

In bicicletta tra vigne, cantine e luoghi inesplorati, per un turismo lento e goloso

Dimora Cottanera 

Un ciclista su due, abbina al viaggio anche la scoperta enogastronomica, che così si fa più sostenibile. Quattro percorsi per vedere l’Italia da un’altra prospettiva

3 minuti di lettura

Immaginando un percorso in bicicletta verso gustose mete gastronomiche è impossibile non farsi guidare dal “Ta-ta-ra-taz” di Paolo Conte in “Bartali”. Il cicloturismo è un modo romantico di intendere la vacanza, tra piste che attraversano vigneti, sterrati vulcanici o ciclovie che corrono tra borghi e campagne, il tutto per raccontare “quegli occhi allegri da italiano in gita”. Nel 2025, secondo il sesto rapporto “Viaggiare con la bici”, di Isnart-Unioncamere e Legambiente, le presenze cicloturistiche in Italia sono state circa 49 milioni e hanno generato 6,4 miliardi di euro sui territori. Lo stesso rapporto indica che un cicloturista su due abbina la pedalata alla scoperta culturale ed enogastronomica.

È il dato che spiega perché ristoranti, cantine e alberghi con servizi bike siano entrati nella geografia delle vacanze. La grammatica della bici vuole un ventaglio di proposte a portata di sterzo, secondo il criterio che pedalando si scopre. Ecco una selezione di percorsi, da nord a sud del paese, pensati per pedalare, fermarsi per mangiare e volendo anche per dormire, nel caso di una sosta più lunga e ripartire più carichi l’indomani.

In Alto Adige la Strada del Vino attraversa Caldaro, Appiano, Termeno e la Bassa Atesina, tra Gewürztraminer, Schiava, Lagrein, canederli, speck e strudel. In Emilia la Food Valley Bike collega Parma a Busseto lungo 70 chilometri pianeggianti, con anolini, tortel dols, spalla cotta, Culatello e tavole della Bassa parmense. In Toscana la scelta è tra Ciclovia Tirrenica, Ciclabile dell’Arno, Sentiero della Bonifica e strade bianche senesi, con pici, Chianina, pecorini, Chianti Classico e Nobile di Montepulciano. Si chiude in salita, in Sicilia, sull’Etna, con la mountain bike che spadroneggia su circa 38 chilometri di sterrati, pinete e colate. Si mangia fra campagne, vigne e cantine del versante nord. Quattro itinerari diversi, un filo unico comune: l’appetito vien pedalando.

Alto Adige - Strada del vino

Tra Caldaro, Appiano, Termeno e Cortaccia, la bici segue la Strada del Vino dell’Alto Adige che misura circa 23 chilometri con partenza da Caldaro. La sosta ha il piacere del gusto di montagna: canederli, speck, formaggi di malga, selvaggina e l’immancabile strudel. Si beve Gewürztraminer a Termeno, Schiava a Caldaro, Lagrein, Pinot bianco e Sauvignon nelle carte locali. Sul Lago di Caldaro si dorme (e si mangia) al Seehotel Ambach, albergo modernista con ristorante aperto anche a pranzo.

A Cortaccia, lo Schwarz Adler è una locanda storica con Stube, cantina e cucina altoatesina. A San Michele Appiano, Zur Rose di Herbert Hintner è la deviazione più elegante, una stella Michelin e grande lavoro sui prodotti dell’Oltradige. Il giro è breve, quindi adatto anche a una mezza giornata, lasciando tempo a cantine e tavola. Da Caldaro partono noleggi e tour verso il lago, pratici per chi viaggia senza bici propria.

Emilia - Food Valley Bike

La Food Valley Bike collega Parma a Busseto lungo 70 chilometri pianeggianti, con tappe Parma-Colorno, Colorno-Roccabianca e Roccabianca-Busseto. La sgambata si divide su due temi gastronomici: pasta e salumi. Lungo la rotta si trovano anolini, tortel dols, spalla cotta, Culatello, Fortana e Lambrusco. La sosta con camere è l’Antica Corte Pallavicina, a Polesine Parmense: relais, ristorante, Hosteria del Maiale, Museo del Culatello e cantine di stagionatura, dove la famiglia Spigaroli produce questo prodotto artigianalmente partendo da un maiale allevato allo stato semibrado.

Anche a Vedole di Colorno, Al Vèdel e Podere Cadassa si lavora su salumi di produzione propria, primi parmigiani e cucina della Bassa. Per chi preferisce una locanda con vini e una cucina d’osteria può fermarsi a Fontanelle di Roccabianca, all’hostaria da Ivan. Il percorso è adatto anche a chi pedala con passo tranquillo. Da Colorno si può raggiungere facilmente la Reggia, per poi rientrare tra argini e campi.

Toscana - Costa, Arno e strade bianche

In Toscana si può scegliere il percorso in base a voglia e capacità. La Ciclovia Tirrenica si sviluppa lungo la costa, la Ciclovia dell’Arno segue il fiume nell’entroterra fino a Firenze e il Sentiero della Bonifica unisce Arezzo e Chiusi lungo il Canale Maestro della Chiana per 62 chilometri. Per chi si sente un “pro” ci sono le strade bianche senesi, legate anche alla storia de L’Eroica, nata a Gaiole in Chianti nel 1997. Lungo questi tracciati si mangiano pici, ribollita, pecorini, Chianina, fegatini irrorati da Chianti Classico, Nobile di Montepulciano e Brunello.

Sul Sentiero della Bonifica una sosta possibile è Podere Le Caselle, vicino Foiano della Chiana, con cucina toscana e piatti di area chianina. A Panzano, Officina della Bistecca di Dario Cecchini è la deviazione per la fiorentina. Nel senese conviene scegliere tappe brevi: le strade bianche sono splendide, ma salite e fondo chiedono attenzione. Meglio partire presto e prenotare tavola e camere, in anticipo.

Etna – Pista altomontana

Sull’Etna servono mountain bike o e-bike. L’Altomontana corre per circa 38 chilometri da Rifugio Ragabo verso Serra la Nave, tra pinete e colate laviche. È una delle tappe più suggestive, il paesaggio vulcanico sembra a tratti quasi lunare. La sosta da mettere in agenda è Dimora Cottanera, a Passopisciaro, nel territorio di Castiglione di Sicilia: tredici camere di charme tra i vigneti di famiglia, cantina, visite, degustazioni e prodotti del territorio.

Il pernottamento permette di fermarsi sul versante nord dell’Etna, tra Feudo di Mezzo e le contrade del vino, prima o dopo l’uscita in bici. Sullo stesso versante, Rifugio Ragabo offre camere, ristorante e cucina casalinga, con maccheroni, carne alla griglia e funghi. A Linguaglossa, più a valle, ci si ferma Dai Pennisi, macelleria con brace, salumi e formaggi. Se si ha voglia di fine dining dopo tanto faticare c’è lo Shalai, boutique hotel con ristorante una stella Michelin affidata alla cura dello chef Giovanni Santoro.