In bicicletta tra vigne, cantine e luoghi inesplorati, per un turismo lento e goloso
di Francesco SeminaraUn ciclista su due, abbina al viaggio anche la scoperta enogastronomica, che così si fa più sostenibile. Quattro percorsi per vedere l’Italia da un’altra prospettiva
Immaginando un percorso in bicicletta verso gustose mete gastronomiche è impossibile non farsi guidare dal “Ta-ta-ra-taz” di Paolo Conte in “Bartali”. Il cicloturismo è un modo romantico di intendere la vacanza, tra piste che attraversano vigneti, sterrati vulcanici o ciclovie che corrono tra borghi e campagne, il tutto per raccontare “quegli occhi allegri da italiano in gita”. Nel 2025, secondo il sesto rapporto “Viaggiare con la bici”, di Isnart-Unioncamere e Legambiente, le presenze cicloturistiche in Italia sono state circa 49 milioni e hanno generato 6,4 miliardi di euro sui territori. Lo stesso rapporto indica che un cicloturista su due abbina la pedalata alla scoperta culturale ed enogastronomica.
È il dato che spiega perché ristoranti, cantine e alberghi con servizi bike siano entrati nella geografia delle vacanze. La grammatica della bici vuole un ventaglio di proposte a portata di sterzo, secondo il criterio che pedalando si scopre. Ecco una selezione di percorsi, da nord a sud del paese, pensati per pedalare, fermarsi per mangiare e volendo anche per dormire, nel caso di una sosta più lunga e ripartire più carichi l’indomani.
In Alto Adige la Strada del Vino attraversa Caldaro, Appiano, Termeno e la Bassa Atesina, tra Gewürztraminer, Schiava, Lagrein, canederli, speck e strudel. In Emilia la Food Valley Bike collega Parma a Busseto lungo 70 chilometri pianeggianti, con anolini, tortel dols, spalla cotta, Culatello e tavole della Bassa parmense. In Toscana la scelta è tra Ciclovia Tirrenica, Ciclabile dell’Arno, Sentiero della Bonifica e strade bianche senesi, con pici, Chianina, pecorini, Chianti Classico e Nobile di Montepulciano. Si chiude in salita, in Sicilia, sull’Etna, con la mountain bike che spadroneggia su circa 38 chilometri di sterrati, pinete e colate. Si mangia fra campagne, vigne e cantine del versante nord. Quattro itinerari diversi, un filo unico comune: l’appetito vien pedalando.
Alto Adige - Strada del vino
Tra Caldaro, Appiano, Termeno e Cortaccia, la bici segue la Strada del Vino dell’Alto Adige che misura circa 23 chilometri con partenza da Caldaro. La sosta ha il piacere del gusto di montagna: canederli, speck, formaggi di malga, selvaggina e l’immancabile strudel. Si beve Gewürztraminer a Termeno, Schiava a Caldaro, Lagrein, Pinot bianco e Sauvignon nelle carte locali. Sul Lago di Caldaro si dorme (e si mangia) al Seehotel Ambach, albergo modernista con ristorante aperto anche a pranzo.
A Cortaccia, lo Schwarz Adler è una locanda storica con Stube, cantina e cucina altoatesina. A San Michele Appiano, Zur Rose di Herbert Hintner è la deviazione più elegante, una stella Michelin e grande lavoro sui prodotti dell’Oltradige. Il giro è breve, quindi adatto anche a una mezza giornata, lasciando tempo a cantine e tavola. Da Caldaro partono noleggi e tour verso il lago, pratici per chi viaggia senza bici propria.
Emilia - Food Valley Bike
La Food Valley Bike collega Parma a Busseto lungo 70 chilometri pianeggianti, con tappe Parma-Colorno, Colorno-Roccabianca e Roccabianca-Busseto. La sgambata si divide su due temi gastronomici: pasta e salumi. Lungo la rotta si trovano anolini, tortel dols, spalla cotta, Culatello, Fortana e Lambrusco. La sosta con camere è l’Antica Corte Pallavicina, a Polesine Parmense: relais, ristorante, Hosteria del Maiale, Museo del Culatello e cantine di stagionatura, dove la famiglia Spigaroli produce questo prodotto artigianalmente partendo da un maiale allevato allo stato semibrado.
Anche a Vedole di Colorno, Al Vèdel e Podere Cadassa si lavora su salumi di produzione propria, primi parmigiani e cucina della Bassa. Per chi preferisce una locanda con vini e una cucina d’osteria può fermarsi a Fontanelle di Roccabianca, all’hostaria da Ivan. Il percorso è adatto anche a chi pedala con passo tranquillo. Da Colorno si può raggiungere facilmente la Reggia, per poi rientrare tra argini e campi.
Toscana - Costa, Arno e strade bianche
In Toscana si può scegliere il percorso in base a voglia e capacità. La Ciclovia Tirrenica si sviluppa lungo la costa, la Ciclovia dell’Arno segue il fiume nell’entroterra fino a Firenze e il Sentiero della Bonifica unisce Arezzo e Chiusi lungo il Canale Maestro della Chiana per 62 chilometri. Per chi si sente un “pro” ci sono le strade bianche senesi, legate anche alla storia de L’Eroica, nata a Gaiole in Chianti nel 1997. Lungo questi tracciati si mangiano pici, ribollita, pecorini, Chianina, fegatini irrorati da Chianti Classico, Nobile di Montepulciano e Brunello.
Sul Sentiero della Bonifica una sosta possibile è Podere Le Caselle, vicino Foiano della Chiana, con cucina toscana e piatti di area chianina. A Panzano, Officina della Bistecca di Dario Cecchini è la deviazione per la fiorentina. Nel senese conviene scegliere tappe brevi: le strade bianche sono splendide, ma salite e fondo chiedono attenzione. Meglio partire presto e prenotare tavola e camere, in anticipo.
Etna – Pista altomontana
Sull’Etna servono mountain bike o e-bike. L’Altomontana corre per circa 38 chilometri da Rifugio Ragabo verso Serra la Nave, tra pinete e colate laviche. È una delle tappe più suggestive, il paesaggio vulcanico sembra a tratti quasi lunare. La sosta da mettere in agenda è Dimora Cottanera, a Passopisciaro, nel territorio di Castiglione di Sicilia: tredici camere di charme tra i vigneti di famiglia, cantina, visite, degustazioni e prodotti del territorio.
Il pernottamento permette di fermarsi sul versante nord dell’Etna, tra Feudo di Mezzo e le contrade del vino, prima o dopo l’uscita in bici. Sullo stesso versante, Rifugio Ragabo offre camere, ristorante e cucina casalinga, con maccheroni, carne alla griglia e funghi. A Linguaglossa, più a valle, ci si ferma Dai Pennisi, macelleria con brace, salumi e formaggi. Se si ha voglia di fine dining dopo tanto faticare c’è lo Shalai, boutique hotel con ristorante una stella Michelin affidata alla cura dello chef Giovanni Santoro.