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Calabria meravigliosa tra due mari: 10 vini per raccontarla

Passiti antichi, rosati di Gaglioppo, macerati e bollicine: nella tappa di Vinitaly and the City a Sibari, le etichette che disegnano la sorprendente geografia vinicola della regione

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Lunga e stretta, tre catene montuose e due mari a bagnarla. La Calabria deve alla storia e alla sua conformazione la sua ricca varietà vitivinicola. Avamposto alpino nel Mediterraneo, la regione che fa da punta allo Stivale si staccò nel Miocene dalle coste tra Liguria e Provenza, evento geologico da cui deriva la discontinuità con le altre regioni del Sud Italia. È stata poi la storia a renderla approdo per i flussi migratori da Oriente che hanno portato qui tradizioni e pratiche colturali, tra tutte le coltivazione della vite e la produzione del vino che nella cultura ellenica omaggiava il culto di Dioniso.

Geografia, storia, clima e tradizioni sono tessere di un mosaico nel quale la viticoltura ed enologia calabrese ha disegnato i suoi paesaggi, custodito antichi saperi insieme a varietà autoctone che ne descrivono il carattere, e le sue sfumature, più di mille parole. Non è un caso che Vinitaly, la più importante fiera del vino in Italia, abbia scelto la regione Calabria per due appuntamenti fuori dalle mura veronesi, Vinitaly and the City, recentemente nel Parco archeologico di Sibari e prossimamente sul ‘chilometro più bello d’Italia’, a Reggio Calabria.

Il Gusto durante la terza edizione sibaritide ha selezionato cantine ed etichette che maggiormente rappresentano questo caleidoscopio di zone, vitigni e vinificazioni calabresi.

1 - Moscato passito di Saracena 2022, Cantine Viola

A Luigi Viola si deve il recupero e la diffusione del Moscato passito di Saracena, vino da meditazione figlio di un’antica e unica tecnica di vinificazione. Sua madre Nuccia ricordava il protocollo di produzione che, sino all’impegno del figlio, viveva solo nella tradizione orale. Un lavoro corale della famiglia ha consentito a questo vino di non andare perso, gettando le basi scientifiche del protocollo che regola il peculiare processo produttivo: bollitura del mosto, per concentrarlo, che poi viene aggiunto all’uva moscatello, raccolta e appassita appesa per settimane prima di essere selezionata da sole mani femminili, acino per acino.

2 - Zero bianco 2024, Brigante Vini e Cantina

Tre generazioni e più di un secolo di esperienza, tutto inizia con il nonno Giuseppe e prende forma con papà Cataldo che, con aratro e un cavallo, delinea i moderni vigneti dando vita a Vigneti Briganti. Sulle alture di Cirò, accarezzate dalle brezze marine, vitigni autoctoni come Greco Bianco e Gaglioppo prosperano nei filari. Zero bianco deve il nome alla tecnica di vinificazione: zero solfiti aggiunti, zero filtrazioni e zero lieviti selezionati, bianco per la vinificazione in bianco da bacche di uva rossa, il Gaglioppo. Note morbide di albicocca secca e frutta da guscio al naso, tornano in bocca con sentori di mandorla fresca che ammorbidisce la sensazione lievemente tannica. Cenni amaricanti che non asciugano la bocca, persistente e netto nel sorso.

3 - Rosato Cirò doc 2023, ‘A Vita

Otto ettari per quattro vigne in biologico, tra lo Jonio e le montagne della Sila, sovesci per preservare la fertilità dei suoli, vitigni autoctoni e fermentazioni spontanee. È tutto racchiuso nel nome, ‘a vita come la vite in dialetto, perché tutto inizia dalla pianta e dalla sua salubrità per Laura Violino e Francesco De Franco. Gaglioppo in purezza, affinamento in acciaio, intrigante ed elegante tra naso e bocca, tra sentori di albicocca e macchia mediterranea con cenni iodati che riportano tutto in equilibrio.

4 - Cheiras 2023, Antonella Lombardo

I vigneti più antichi coltivati ad alberello, gli altri a spalliera, tutti in regime biologico. Nasce dalla volontà di recuperare colture per salvaguardare il territorio e preservare il patrimonio ampelografico. Questo lavoro porta il nome di Antonella Lombardo, avvocato che ha appeso la toga per la viticoltura, affiancata da Stefano Dini in vigna ed Emiliano Falsini in cantina. Greco di Bianco in purezza per questo vino, le cui uve dopo leggero appassimento su pianta, completano il processo in fruttai. Macerazione sulle bucce e affinamento sulle fecce, conferiscono al vino sfumature dorate intense. Dolcezza da appassimento e note amaricanti da macerazione, i sentori di frutta da guscio diventano ammandorlati nel sorso che risulta fresco, dolce e sapido.

5 - Petraro, Calabria igt 2022, Azienda agricola Ceraudo Ceraudo

Contrada Dattilo, nel territorio di Strongoli Marina vicino alla Crotone in cui Pitagora fondò una delle scuole sapienziali più influenti dell’Antica Grecia. Una famiglia, tre figli, venti ettari di vigneti, un agrumeto e 37 ettari di uliveto, relais e ristorante con una stella Michelin. La capacità e l’impegno di raccontare il meglio della Calabria, anche nel vino. Gaglioppo, Greco Nero e Cabernet Sauvignon: frutto ricco e pieno, note speziate, bevuta corposa ed elegante, intensa.

Il Marinetto 

6 – Il Marinetto, rosato Calabria igt 2024, Sergio Arcuri

Gaglioppo in purezza allevato ad alberello su suoli calcareo-argillosi e raccolto a mano, poche ore di contatto con le bucce poi fermentazione spontanea in cemento. Vino capace di armonizzare struttura alcolica con finezza ed equilibrio, bevuta inconfondibile. Tutto frutto di un meticoloso lavoro tra vigna e cantina, nel solco della forte tradizione familiare iniziata con il bisnonno Peppe nel 1880.

7 - Rosato in bolle, Serragiumenta, Calabria IGT 2024

Metodo charmat da Magliocco, uno spumante rosè extra dry ha un delicato profumo floreale al naso che anticipa le sensazioni fruttate acidule in bocca. Armonico ed equilibrato, esprime il carattere del vitigno e aggiunge tra le bollicine la briosità ideale per un aperitivo. Nasce nell’azienda agricola biologica, nel territorio di Altomonte, impegnata su più fronti: dall’agricoltura da frutto all’olio, viticoltura e allevamenti di suini neri, capre e pecore per la lavorazione di prodotti disponibili per gli ospiti, tra ristorazione, castello e glamping tra i filari.

8 - Cirò rosato doc 2025, Maddalona del Casato

Azienda vinicola fondata nel 1920 da Pasquale, prima che il figlio Francesco portasse l’evoluzione negli anni ‘50; si deve poi ai nipoti Aldo e Alfonso negli anni ‘80 la sperimentazione di nuove tecniche di gestione in vigna, che hanno saputo rinnovare senza perde il legame con tradizione e territorio, nonché ampliare i vigneti e la cantina. Gaglioppo in purezza da terreni argillosi calcarei per questo vino lavorato in bianco con breve sosta sulle bocce che conferisce colore e carattere a questo vino. Fresco in bocca, delicato al naso, gioca su un fruttato floreale prima di chiudere il sorso con un leggero tocco minerale.

9 - Esmén Tetra, Tenuta del Travale

Era un fondo abbandonato sui Monti Silani quando nel 1993 la famiglia Piluso lo rilevò, per poi reimpiantare tutto nel 2007. Due ettari su due versanti opposti, terrazzati per assecondare il naturale profilo alto collinare, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio i vitigni scelti. Tetra per quattro, Nicola con la moglie Raffaella Ciardullo e le figlie Matilde e Carlotta, nell’unione la forza del progetto e del vino. Rubino luminoso, al naso bacche rosse selvatiche, cenni di spezie legnose e china, macchia boschiva. Un complesso che si ritrova in bocca con un sorso avvolgente ed espressivo, intenso ed elegante.

10 - Sughero storto, Cantine Benvenuto

Spumante da Zibibbo Calabrese, intenso al naso tra note di crosta di pane, miele di acacia, uva passa e frutta secca. In bocca equilibrato nel perlage fine, spiccata acidità che si contrappone alla cremosità, chiusura sapida dopo le note fragranti. Siamo nel Parco regionale delle Serre, suoli granitici di origine vulcanica che accolgono lo Zibibbo calabrese regalando al vitigno carattere univoco e distintivo.