Con pane e vino si fa il cammino. Era il motto degli antichi pellegrini che andavano a piedi a Gerusalemme, a Roma, a Santiago de Compostela. Potrebbero farlo proprio anche quei viaggiatori, sempre più numerosi, che oggi scelgono di fare le vacanze pedibus calcantibus, fatte salve le differenze di menu che oggi si è fatto molto più vario. In realtà siamo di fronte a un fenomeno in crescita esponenziale, in particolare fra le donne. Che spesso si mettono in cammino da sole, soprattutto quando attraversano una fase di cambiamento esistenziale. Per cui l’esperienza dell’andare rappresenta il controcanto fisico di una mobilità interiore. Una erranza nello spazio che riflette una ricerca di qualcosa di nuovo. Un dato che da solo è sufficiente a smentire chi sostiene che i pellegrinaggi di un tempo facessero viaggiare l’anima più che il corpo, mentre i viaggi pedestri attuali non avrebbero dietro altro pensiero che la fitness e altra ragione che il low cost. Il che non ci fa capire niente né dell’ieri né dell’oggi.
Il tempo della mela: riappropriarsi del tempo
Intanto i pellegrini non erano certo puro spirito. Per cominciare usavano i piedi, né più né meno degli attuali backpackers, i viaggiatori con lo zaino, che si spostano in autonomia, da soli o in piccoli gruppi. La differenza è che quelli che facevano il cammino di Santiago lo facevano per Dio, mentre oggi molti, ma non tutti, lo fanno per l’Io, cioè obbedendo a motivazioni personali, ricerca di sé, desiderio di libertà, bisogno di mettersi alla prova, voglia di ritrovare un rapporto con la natura meno voyeristico e più partecipato.
Ma in ogni caso, che la ragione che spinge a partire sia laica o religiosa, il percorso rimane pur sempre un misto di ragioni fisiche e spirituali insieme.
Intanto è proprio dall’incrocio dei tradizionali itinerari della fede che sono nate almeno in parte le gastronomie europee. I Romei, quelli che andavano a Roma, gli Jacopei che marciavano verso Santiago e i Palmieri, che avevano per meta Gerusalemme, sono stati i primi ambasciatori del gusto e al tempo stesso gli artefici di un secolare import-export cucinario che ha fatto l’unità europea a partire dalla tavola.
Insomma pellegrinaggio o cammino esperienziale si somigliano assai. Infatti anche nelle tendenze contemporanee, quel che resta della religione si mescola con le passioni e le aspirazioni del nostro tempo.
Compresa quella per il cibo che fa da punto di contatto tra noi e i luoghi che attraversiamo a passo lento. Perché, oggi come ieri il modo migliore per conoscere una terra è mangiarsela.