Il riso siciliano...nato in Giappone grazie al Padrino
di Gabriele PascaA Saga, nel Kyushu è un classico amato da tutti, a casa e al ristorante. Fu creato nel ’75 come pranzo dello staff di un locale. Il nome? Forse ispirato dal film di Coppola
Si chiama Sicilian Rice, è stato creato a Saga, nel Kyushu, e con Palermo ha lo stesso rapporto che i motel americani hanno con Venezia: abbastanza immaginazione da prendere un nome esotico e abbastanza distanza da farne quello che si vuole. Nel piatto ci sono riso caldo, carne saltata in salsa dolce, lattuga, pomodoro e mais; a volte cetriolo, a volte uovo, quasi sempre maionese. La Sicilia resta prevalentemente nella piccola vertigine di chi ordina un nome mediterraneo e riceve una costruzione tutta giapponese, abbondante, lievemente spudorata, da caffetteria di provincia. A Saga, però, lo prendono sul serio da mezzo secolo, e fanno bene.
Le ricette nate per caso, quando nel tempo resistono alla prova delle famiglie, delle scuole e dei ristoranti, guadagnano una verità che le genealogie nobili spesso inseguono con molta più fatica.La data che torna più spesso è il 1975, anno assai comodo per un piatto che sembra uscito da un Giappone ormai pienamente urbano, innamorato delle caffetterie e abituato a tradurre l’Occidente in forme tutte sue. Il Sicilian Rice sarebbe nato come makanai, il pasto del personale, dentro un locale della città, con ciò che serviva per nutrire in fretta e dare soddisfazione a chi lavorava. La formula passò poi alla sala e trovò molti clienti, tanto da diventare una specialità.
Oggi compare in più di quaranta indirizzi di Saga, dai caffè ai locali più informali, con versioni che usano manzo di Saga, pollo Mitsuse, cinghiale, verdure diverse e salse adattate alla mano della casa.Il mistero, naturalmente, sta nel battesimo. A credere alla versione più ripetuta, la parola Sicilia arrivò a Saga sull’onda del Padrino, che nei primi anni Settanta trasformò l’isola in una geografia planetaria, più cinematografica che reale. Il piatto nasce pochi anni dopo e quella coincidenza basta almeno a rendere la pista verosimile. In Giappone l’Occidente gastronomico è passato spesso attraverso parole più che attraverso filiazioni rigorose, e una parola come Sicilia, dopo Coppola, aveva un peso narrativo evidente. Poi c’è la spiegazione dei colori. Verde della lattuga, bianco del riso e della maionese, rosso del pomodoro. La tesi funziona bene a tavola ma ha l’aria della toppa.
Anche questa incertezza fa parte del fascino. Il Sicilian Rice sembra un piatto costruito al contrario, prima l’uso, poi la leggenda, infine la spiegazione. La parentela con l’Italia, allora, va cercata nel modo sbagliato. Chi pretende di trovare nel Sicilian Rice una traccia della cucina siciliana finisce presto in un vicolo cieco. Chi lo guarda come un episodio della grande cucina giapponese d’imitazione, invece, trova una storia più convincente. Il Giappone moderno ha preso ricette occidentali, le ha semplificate e addolcite, rimontate sul riso e passate per ketchup e maionese. Ne sono spesso usciti piatti più giapponesi delle preparazioni tradizionali, agli occhi di chi li mangia da bambino. Il Sicilian rice, però, pur appartenendo a quella famiglia, non nasce nel grande albergo cosmopolita di Yokohama e non porta la firma di un cuoco europeo. Nasce in una città defilata e diventa un’invenzione locale.
Per questo il suo successo dice qualcosa anche a noi, che dell’autenticità abbiamo fatto spesso un dogma. In Italia un piatto del genere verrebbe probabilmente processato (e giustiziato) prima ancora di arrivare in tavola. A Saga, al contrario, ha avuto il tempo di crescere, cambiare e trovare posto nei menu e nelle cucine quotidiane di casa. Il suo nome, è vero, resta discutibile, il suo legame con l’isola nebuloso e la sua forma cambia da un locale all’altro. Eppure la città lo difende con quella caparbietà che le comunità riservano ai cibi che fanno ormai parte delle abitudini. Non a caso, il riconoscimento nei 100 Year Food, programma giapponese dedicato ai cibi locali destinati a durare nel tempo, arriva come una specie di timbro su una ricetta nata dalla retrocucina e arrivata alla promozione culturale.
E forse il bello del Sicilian Rice sta proprio nella sua sfacciata inesattezza. Un piatto giapponese con un nome siciliano, una ricetta da caffè con ambizioni da simbolo cittadino, un pranzo rapido che si porta addosso il cinema americano, il tricolore italiano e mezzo secolo di vita ordinaria nel Kyushu.