Alla scoperta dell’Albugnano, il Nebbiolo quasi dimenticato che rinasce
di Giulia De SanctisA trenta chilometri da Torino, una delle Doc più piccole del Piemonte cambia passo grazie a un progetto collettivo che punta su qualità, altitudine e enoturismo
Come cambia il destino di una piccola denominazione? Nel caso dell'Albugnano Doc la risposta passa da un progetto collettivo. Nata nel 1997, una delle più piccole denominazioni dedicate al Nebbiolo in Piemonte ha cambiato passo negli ultimi anni: è cresciuta la qualità dei vini, è aumentata la notorietà e i produttori hanno scelto di costruire una visione comune, contribuendo a ridisegnare il ruolo di questo territorio nel panorama vitivinicolo regionale.
Tutto questo accade a soli 30 chilometri da Torino. Poco più di mezz'ora d'auto separa la città da un paesaggio di colline, boschi e vigneti ancora lontano dai circuiti più battuti dell'enoturismo. È proprio questa autenticità, insieme alla vicinanza con il capoluogo piemontese, che oggi rappresenta uno dei principali punti di forza dell'Albugnano. La svolta arriva nel 2017 con la nascita di Albugnano 549. “Mi sono chiesto come fosse possibile che una Doc di Nebbiolo, a meno di quaranta minuti da Torino, fosse praticamente sconosciuta” racconta Andrea Pirollo dell’azienda agricola Cà Mariuccia, tra gli ideatori del progetto. “Una bottiglia di Albugnano affinata diciotto mesi veniva venduta a meno di sei euro. Era evidente che il problema non fosse il vino, ma tutto quello che c'era intorno”.
Da quella domanda nasce un percorso condiviso. I produttori iniziano a confrontarsi con continuità, definiscono insieme un protocollo produttivo, affidano il coordinamento enologico a Gianpiero Gerbi e costruiscono un percorso condiviso senza rinunciare allo stile di ciascuna azienda. Il nome 549 richiama l'altitudine del paese, mentre i vigneti della denominazione si sviluppano prevalentemente oltre i 400 metri, su suoli marnosi e circondati da boschi che favoriscono escursioni termiche e preservano freschezza ed eleganza. È qui che il Nebbiolo assume un profilo diverso rispetto ad altre aree del Piemonte, con vini che puntano più sull'equilibrio e sull'espressione del frutto che sulla potenza. Il cambiamento si riflette anche nei numeri. Oggi la superficie vitata della Doc è di circa 60 ettari, il valore delle bottiglie è cresciuto e nuovi produttori hanno scelto di investire sul territorio. “Prima ogni produttore lavorava secondo la propria esperienza”, spiega Mauro Roggero, presidente di Albugnano 549. “L'obiettivo non era fare tutti lo stesso vino, ma costruire un'identità della Doc. Oggi ognuno continua a esprimere il proprio stile, ma esiste una visione comune che prima non c'era”.
Anche il cambiamento climatico sta contribuendo a ridefinire il ruolo di queste colline. L'altitudine e il contesto naturale consentono infatti di preservare una freschezza sempre più ricercata. “Qui non cerchiamo la potenza” osserva Roggero. “Puntiamo sulla finezza aromatica e sull'equilibrio. L'altitudine ci permette di conservare caratteristiche che oggi stanno diventando sempre più preziose”. Per i produttori, però, il vino rappresenta soltanto l'inizio del racconto. La nascita dell'Enoteca Regionale e lo sviluppo dell'enoturismo rispondono alla volontà di far conoscere un territorio che unisce vigne, natura, gastronomia e un territorio che va oltre il vino. La produzione complessiva resta contenuta, ed è proprio questa dimensione a suggerire una strada diversa da quella delle grandi denominazioni. Per Pirollo è questa la sfida decisiva. “Non dobbiamo andare nel mondo con il vino. Dobbiamo fare in modo che il mondo venga qui Non vogliamo diventare un'altra Langa. Sarebbe un errore. Dobbiamo valorizzare quello che siamo: un territorio diverso, con caratteristiche proprie. Se riusciremo a farlo, avremo raggiunto il nostro obiettivo”.