La Svizzera contro Unilever per salvare il condimento nazionale
di Manuela SoressiL’Aromat, nato negli anni ‘50 nei laboratori Knorr, da semplice insaporitore è diventato un culto globale: dallo street food di Cape Town alle patatine in busta, fino alla recente petizione online
Toglieteci tutto ma non l’Aromat Knorr, l’insaporitore in polvere considerato il “sapore” della cucina svizzera. Così la pensano gli oltre 15.500 cittadini elvetici che hanno aderito alla petizione “Aromat ghört dr Schwiiz” (l’Aromat appartiene alla Svizzera) lanciata dall'imprenditore Michael Oehl per mantenere sia la ricetta originale sia i 180 posti di lavoro a Thayngen, dove viene prodotto fin da quando è stato creato, oltre 70 anni fa.
Tutto nasce della decisione della multinazionale britannica Unilever (attuale proprietario del brand) di vendere la sua divisione alimentare all’americana McCormick & Company. Una manovra che apre la concreta possibilità di un ulteriore ridimensionamento dello stabilimento nel cantone di Schaffhaus con il trasferimento all’estero della produzione in nome di un’ottimizzazione dei costi. L’accordo tra le due aziende sarà finalizzato entro il 2027 ma i promotori della petizione hanno già attivato una rete di esperti per raggiungere un accordo con l’azienda e raccolto fondi per creare una Spa e rilevare il brand.
L’obiettivo è scongiurare la delocalizzazione dell’Aromat ed evitare quello che è già accaduto di recente ad altre “icone” dello Swiss Made, come il Toblerone e le bottigliette SIG. In realtà l’Aromat è un caso diverso perché viene già realizzato in altri Paesi. Anzi, il maggior produttore, già da tempo, non è la Svizzera ma il Sudafrica, dove quest’insaporitore è presente e popolare già dal 1953, e dove viene realizzato in grandi volumi nello stabilimento di Durban.
Eppure per molti svizzeri l’Aromat continua a essere considerato parte del Dna nazionale e non è semplicemente un condimento ma una parte del patrimonio culturale del paese. Nonché importante ambasciatore dei sapori svizzeri nel mondo, visto che circa metà delle oltre 3mila tonnellate prodotte ogni anno vengono vendute all’estero.
Ma quali sono gli ingredienti della ricetta del successo globale di Aromat? Un gusto azzeccato, ottenuto miscelando lievito, sale, concentrato di spezie e glutammato (è stato uno dei primi alimenti industriali occidentali a usarlo). Un aspetto dorato accattivante e che, perdipiù, non altera il colore delle ricette. Ma soprattutto l’estrema versatilità d’uso, che lo fa passare dalle insalate di cetrioli alle patate al forno dei ristoranti popolari di Zurigo agli avocado toast e gli hamburger dei locali alla moda di Losanna fino alle uova sode, alla polenta di masi e alle pannocchie grigliate dei venditori ambulanti di Città del Capo.
Così come tutte le bancarelle di street food del Sudafrica lasciano a disposizione dei clienti il barattolino di Aromat, allo stesso modo le trattorie svizzere lo tengono sul tavolo insieme alla bottiglietta di vetro del Maggi Würze, il popolare condimento liquido nato nel 1866 che incarna la declinazione svizzera del nostro olio&aceto. Una convivenza curiosa visto che, quando la filiale elvetica dell’azienda tedesca Knorr decise di creare Aromat, lo fece proprio per rubare mercato al già noto prodotto dell’elvetica Maggi. E per farlo conoscere decise anche di regalare ai locali pubblici questi piccoli cestini di legno, in cui raccogliere sale, pepe e una bustina di Aromat.
Fu un successo clamoroso: in meno di un anno l’80% degli svizzeri conosceva Aromat e lo trovava insostituibile e immancabile in cucina per la sua capacità di “accendere” ogni ricetta. E così la pensano ancora oggi le nove famiglie svizzere e le sei famiglie sudafricane su dieci che lo tengono regolarmente in dispensa. Una diffusione così ampia e in paesi così lontani e diversi sarebbe sembrata utopistica per Walter Obrist, il cuoco passato dalla cucina del famoso ristorante Vitznauerhof a quella del laboratorio della Knorr, che ha messo a punto la formula dell’Aromat, inizialmente proposto sotto forma di cubetto con il poco allettante nome di “estratto di piante”. Ma in capo a poco ribattezzato, venduto in polvere così da renderlo più facile da utilizzare sui cibi crudi o cotti, e confezionato in un pack volutamente simile a quello del sale: un barattolino di plastica giallo con il coperchio rosso e la silhouette del folletto Knorrli - l’icona della Knorr - che sventola la bandiera elvetica. La stessa comoda confezione con cui l’Aromat è arrivato fino ai nostri giorni.