Viaggio nel Borgo dei Baci, dove da una grande storia d’amore nacque il cioccolatino-icona
di Alessandra IannelloIn occasione dell’International Kissing Day che ogni anno si celebra il 6 luglio, una storia che ci riporta all’inizio del secolo scorso
Quanti tipi di bacio ci sono? C’è quello ardente fra due amanti, quello tenero di una mamma al suo bambino, quello affettuoso fra due amici e tanti altri ma tutti si celebrano il 6 luglio quando cade l’International Kissing Day. Ma ce n’è anche uno, dolcissimo, la cui storia merita di essere raccontata.
Era il 1909 quando un giovanissimo, aveva appena 18 anni, Giovanni Buitoni, nonostante stesse ancora studiano giurisprudenza all’università di Perugia, entrò nel consiglio d’amministrazione con il ruolo di direttore generale della "Società Perugina per la Fabbricazione dei Confetti" che, dopo solo due anni di attività, era già sull’orlo del fallimento. L’incarico di salvare l’azienda gli era stato dai due soci fondatori dell’azienda, il padre Francesco e Annibale Spagnoli, dopo che quest’ultimo di era dimostrato incapace di gestirla. La scelta cadde su Giovanni visto che Francesco non poteva impegnarsi in prima persona perché tutto il suo tempo e le sue energie erano dedicate al pastificio di Sansepolcro, attività della famiglia dal 1827.
Ad accogliere Giovanni in azienda fu la moglie di Annibale, Luisa, una signora di 32 anni, madre di tre figli che era, a tutti gli effetti, l’anima dell’azienda. Fra i due, nonostante la differenza d’età e le convenzioni sociali dell’epoca, nacque fin da subito un’intesa profonda da cui sbocciò uno degli amori più intensi e passionali del Novecento. Annibale, consapevole del legame fra la moglie e il giovane socio, si ritirò dall’azienda senza fare scandali tanto che Luisa continuò a vivere nella casa familiare per tutta la sua vita.
Nel 1922 Luisa si rese conto che gli scarti della lavorazione delle nocciole venivano buttati e studiò un modo per riutilizzarli. Li impastò con la pasta di gianduia, ne ricavò dei cioccolatini che completò con una nocciola intera e che ricoprì con il cioccolato Luisa, un fondente al 51% ricavato da fave di cacao di altissima qualità provenienti dall’Africa occidentale. La forma bitorzoluta e irregolare ricordava a Luisa un pugno chiuso e così lo chiamò Cazzotto.
Il Cazzotto era foriero dei bigliettini che Luisa mandava a Giovanni durante le ore di lavoro per comunicargli l’orario e il luogo del prossimo appuntamento o anche solo per dedicargli un pensiero d’amore. Luisa nascondeva i “cartigli” fra il bon bon e la stagnola così che fossero una dolce sorpresa ogni volta che Giovanni lo scartava. Il più delle volte il luogo dell’appuntamento era l’orto della Rocca Buitoni, la casa di famiglia di Giovanni a Paciano, un borgo a pochi chilometri da Perugia. Lì regnava la pace e la tranquillità e la coppia poteva godere del loro amore lontano dagli occhi curiosi che li spiavano in città.
Nel frattempo, Giovanni stava pianificando il lancio del nuovo cioccolatino sul mercato ma il nome non gli suonava bene. Più ci pensava e più immaginava un cliente chiedere alla commessa: "Per favore, mi dà un Cazzotto?". Così, spinto anche dall’uso che ne faceva Luisa decise di chiamarlo Bacio. A seguito del cambio di nome del 1924, il direttore artistico Federico Seneca iniziò a sviluppare il packaging definitivo, introducendo l'incarto argentato con i due amanti avvinti in un bacio e, su suggerimento di Giovanni, che non svelò come gli fosse venuta l’idea, i celebri cartigli d'amore. Pare che il primo biglietto fosse tutt’altro che romantico e recitasse “Meglio un bacio oggi che una gallina domani”.
Purtroppo, però la coppia che lo aveva ideato non ebbe altrettanta fortuna perché agli inizi degli anni Trenta Luisa si ammalò di un tumore alla gola. Per tentare ogni possibile cura Giovanni la portò fino a Parigi e le stette accanto fino a quel 21 settembre del 1935 quando Luisa spirò tenendogli la mano. Dopo la morte di Luisa, Giovanni continuò a onorarne la memoria portando la Perugina al successo mondiale e sostenendo anche l'altra grande creatura della donna, la casa di moda Luisa Spagnoli.
Dal 1988 la Perugina è di proprietà del gruppo elvetico Nestlé che è anche il titolare delle linee dolciarie del brand, inclusi i Baci Perugina, il cioccolato Luisa e le tavolette Tablò. Ma a Paciano nessuno si è dimenticato di Luisa e Giovanni. Nella Rocca abitano ancora oggi Bruno e Luigi Buitoni e là dove i due amanti si incontravano oggi c’è L’Orto in Tavola. Il ristorante, gestito da Luigi, ricorda la storia con un dessert, La Coppa Perugina, composta da meringa scomposta con cioccolato fondente, panna e granella di nocciole.
Bruno, invece, ha messo a punto Borgo del Bacio: un progetto culturale ed emozionale che prenderà vita nelle strade, nelle piazze e nei palazzi storici di Paciano per celebrare l’amore in tutte le sue forme: l’amore romantico, quello per la vita, per la bellezza, per la terra e per gli individui. All’interno del centro storico verrà creato un percorso sensoriale e narrativo, articolato in spazi e tappe esperienziali: la porta dei sentimenti, ingresso simbolico al viaggio nel sentimento umano; il pozzo dei baci dove scrivere prima e lasciare poi parole d’amore e di gratitudine; il giardino dei baci, luogo di incontro, con installazioni artistiche; la notte dei baci, un evento che illuminerà il borgo con suoni luci e storie condivise e tanto altro. Inoltre, all’interno della Rocca e del Mulino Buitoni verrà istituito il museo della costituenda Fondazione Buitoni.