Addio a Franco Bernabei, il maestro del Sangiovese
di Leonardo RomanelliVeneto di nascita e toscano d'adozione, è stato uno degli enologi più influenti d’Italia. Dalle grandi etichette del Chianti ai Supertuscan, ha lasciato un'eredità costruita su rigore e ascolto del territorio
Era nato tra i Colli Euganei, ma il suo destino era scritto tra le colline della Toscana. Può sembrare un paradosso e invece è la storia di Franco Bernabei, l'enologo che più di tanti altri ha saputo comprendere il Sangiovese, il vitigno che rappresenta l'identità stessa di quella terra. Non era toscano, ma pochi come lui sono riusciti a interpretarne l'anima.
Con la sua scomparsa il vino italiano perde uno dei protagonisti assoluti della sua stagione più felice, quella che tra gli anni Ottanta e Novanta ha portato l'enologia nazionale a conquistare il mondo. Un protagonista che non amava stare sotto i riflettori, preferendo lasciare che fossero i vini a raccontare il suo lavoro. Tanti lo conoscevano nell’ambiente ma non era il tipo da mettersi in mostra
Franco Bernabei era nato ad Abano Terme, in una famiglia che il vino lo conosceva bene. Dopo la laurea in Viticoltura ed Enologia all'Università di Padova arrivò in Toscana nel 1974. Una scelta destinata a cambiare la sua vita e, in parte, anche quella del vino toscano. Il suo merito più grande fu quello di capire il territorio e che il sangiovese non aveva bisogno di essere trasformato, ma ascoltato. È un vitigno difficile, esigente, capace di cambiare carattere nel giro di poche centinaia di metri. Bernabei seppe leggerne le infinite sfumature con rispetto e intelligenza, senza mai cercare di imporre uno stile riconoscibile a tutti i costi. La tecnica, per lui, era uno strumento, non il fine.
Da questa filosofia sono nati vini entrati nella storia dell'enologia italiana. Il Flaccianello della Pieve di Fontodi, il Fontalloro di Fèlsina, il Bucerchiale di Selvapiana, Ugolaia di Lisini sono soltanto alcune delle etichette che portano la sua firma e che ancora oggi rappresentano punti di riferimento per chi ama il vitigno principe della Toscana, La sua sede era a Greve in Chianti dove aveva fondato con la moglie Daniela Enoproject, il laboratorio dove oggi il lavoro proseguirà. Un'eredità professionale importante, ma soprattutto una cultura del vino costruita sulla competenza, sul rigore e sulla curiosità.
Ridurre però Bernabei a questo sarebbe ingiusto. La sua attività lo ha portato in quasi tutte le regioni vitivinicole italiane, dove ha sempre affrontato ogni territorio con lo stesso approccio: osservare, capire e valorizzare ciò che rende unico un vigneto, senza rincorrere modelli precostituiti o mode passeggere. Chi ha avuto occasione di incontrarlo ricorda un uomo diretto, competente, disponibile al confronto anche acceso, ma sempre con il sorriso. Dietro l'autorevolezza del professionista c'era una persona che parlava di vino con passione autentica, senza inutili atteggiamenti da maestro, anche se avrebbe potuto permetterselo.
Con Franco Bernabei se ne va uno degli uomini che hanno contribuito a scrivere la storia recente del vino italiano. Resta un patrimonio fatto di idee, di intuizioni e soprattutto di vini che continueranno a raccontare il suo modo di intendere questo mestiere. E resta anche una lezione che vale più di ogni riconoscimento: non è il luogo di nascita a fare un interprete di un territorio. È la capacità di comprenderlo profondamente. Bernabei, veneto di nascita e toscano d'adozione, ci è riuscito come pochissimi altri.