Naviga

Chef stressato e personale sotto pressione? Al ristorante arriva lo psicologo

L’iniziativa di Paolo Griffa, cuoco del Caffè Nazionale, una stella Michelin a Aosta: si è rivolto al team di "Unobravo", piattaforma per il supporto psicologico e la psicoterapia online

2 minuti di lettura

Lo psicologo entra al ristorante. Perché gestire lo stress e garantire l'equilibrio della squadra in cucina e in sala è fondamentale nel mondo della ristorazione. E perché cenare in un luogo sereno fra persone in sintonia fa la differenza sia per chi offre il servizio sia per chi lo riceve. Per questo può essere un'idea vincente chiedere un supporto psicologico a dei professionisti come ha fatto lo chef Paolo Griffa nel suo Caffé Nazionale, una stella Michelin ad Aosta. Si è rivolto al team di "Unobravo" piattaforma per il supporto psicologico e la psicoterapia online, per offrire ai suoi collaboratori, spesso lontani da casa, uno spazio di confronto per affrontare la pressione quotidiana.

E migliorare la comunicazione all'interno della brigata. "Vogliamo dare un ambiente sano - spiega Griffa- con la possibilità di confrontarsi apertamente con professionisti su temi che altrimenti non avrebbero il coraggio di affrontare. Oltre a interfacciarsi con tematiche più collettive per migliorare la relazione e la comunicazione di gruppo". “Abbiamo tanti lavoratori di età diverse, tutti provenienti da varie parti d'Italia – continua lo chef -. Vengono per lavorare e qui sono senza una rete di famiglia o amici. Come supporto hanno loro stessi e il team di lavoro, senza possibilità di uno sfogo esterno per condividere i problemi, che però si riflettono sul lavoro".

Uno dei problemi più riscontrati è proprio la repressione delle emozioni sul posto di lavoro, in questo caso un ristorante, come emerge da MinDex 2026, l’indagine sul benessere mentale realizzata da Unobravo e Ipsos Doxa: le emozioni in ufficio sono un tabù ancora da sfatare per il 51% dei lavoratori che non riceve dalle aziende nessun supporto psicologico. Ne consegue un sovraccarico mentale ed emotivo, oltre a un senso di frustrazione e pressione che soprattutto in questo periodo dell'anno rischiano di sfociare in una fuga e un palliativo rappresentato dalle ferie. Invece occorre affrontare alla radice il problema che influenza le relazioni, la produttività del personale e il clima che si respira sul posto di lavoro.

Qui, secondo la ricerca, la libertà di espressione è un'eccezione, non la regola: solo una minoranza, il 16% degli italiani, si sente davvero libero di esprimere le proprie emozioni in ufficio. La maggioranza ovvero il 40% dichiara di misurare attentamente le proprie reazioni, il 30% adegua il comportamento a seconda del contesto e delle persone, mentre il 14% tende a nascondere o trattenere il proprio vissuto emotivo. Per oltre il 60% dei dipendenti, come sottolinea l'indagine, le difficoltà nella gestione emotiva emergono almeno ogni tanto in ufficio, e per quasi un lavoratore su due queste finiscono per creare problemi concreti nelle relazioni lavorative spesso o molto spesso.

Manca poi il "dialogo verticale": condividere i propri stati d'animo con un superiore diretto resta infatti difficile, con 3 dipendenti su 10 che si sentono quasi sempre a disagio con il proprio capo. E i disagi possono diventare macigni fino ad arrivare a casi estremi come quello, l'ultimo in ordine di tempo, del "Moma", con un ambiente di lavoro tossico caratterizzato da abusi fisici e verbali e vere e proprie umiliazioni. Invece il rispetto e il benessere emotivo vanno messo sempre in primo piano. Che sia il piano cottura delle cucine che quello dei tavoli dei clienti. Perché lavorare bene trasforma in "buono" ogni cosa. E se si è in un ristorante ancora di più.