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Il sogno (realizzato) del mugnaio è fare il pastaio: la storia della famiglia Ferro

Un carretto in fuga dalla camorra, un mulino fatto saltare in aria dai tedeschi, lo storico pastificio La Molisana rilevato nel 2011: quattro generazioni per trasformare un sogno in un’eredità

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“Il sogno del mugnaio è fare il pastaio”, recita un detto popolare che riecheggia nella testa e nel cuore di Giuseppe Ferro. Un sogno che la famiglia Ferro ha realizzato nel 2011, sotto la sua guida affiancato dalla sorella Rossella e dai cugini Flavio e Francesco, con l’acquisizione dello storico pastificio La Molisana.

La tenacità che oggi si apprezza nella pasta è come la tenacia della famiglia Ferro, per carattere e determinazione. Il bisnonno Domenico era un piccolo commerciante di cereali e sfarinati a Frattamaggiore, in Campania, quando scelse nel 1910 di non piegare la testa al pizzo e lasciare il paese natale. Su un carretto caricò la dignità da preservare e i cinque figli cui insegnare il valore dell’onestà. Destinazione: Campobasso. Dal sole della fertile piana al paese tra le montagne degli Abruzzi (il Molise sarebbe stato istituito come regione nel 1963).

Qui si dovette reinventare e ricominciò dall’abilità di mugnaio in una terra incontaminata, che proprio quell’anno era stata illuminata dall’energia elettrica. La rettitudine lo ripagò, i tre figli maschi lo affiancavano nelle giornate di lavoro nel primo mulino a palmenti: il cortile si riempiva di sacchi di grano che entravano e ne uscivano farina. Il nome dei Ferro circolava in città, sinonimo di onestà e laboriosità. Il primogenito Marcantonio avrebbe aperto il suo mulino a Cava de’ Tirreni, a Giuseppe e Raffaele, cagionevole di salute, andò il mulino di Campobasso.

Attività molitoria e commercio andavano bene, fu la storia a irrompere il 13 ottobre 1943. Il mulino venne fatto saltare in aria dai tedeschi in ritirata. Tutto sembrava perduto, tanto lo era ma non i valori con cui Giuseppe era stato cresciuto e il senso di appartenenza alla terra che il padre aveva scelto. Nel 1972 i suoi figli, Vincenzo e Domenico, prendono le redini dell’attività fondando la ‘F.lli Ferro – Semoleria Molisana snc’ diventando fornitori di molti pastifici italiani.

“Fino al 2011 attività molitoria e pastaria sono state disgiunte – racconta Flavio Ferro, responsabile stabilimenti del gruppo di famiglia –. Quell’anno abbiamo deciso di rilevare il pastificio La Molisana, da tre anni sotto la guida dei curatori fallimentari. La nostra realtà iniziava così a prendere forma in un gruppo integrato tra mulino e pastificio, successivamente con una società di trading di cui siamo partner per acquisto e stoccaggio della materia prima, in modo da avere una filiera integrata verticalmente. Questo garantisce il consumatore rispetto alle oscillazioni della qualità, che è il nostro obiettivo principale”.

Non fu facile all’inizio, non tutto. Tenacità e determinazione non mancavano, ma riportare in auge uno stabilimento con macchinari obsoleti, personale demotivato e far ripartire la produzione non era affatto banale. “Nasciamo mugnai, comprendere le logiche della gdo non fu semplice – ammette Giuseppe Ferro, amministratore delegato –. Diventando pastai molti dei pastifici a cui vendevamo la semola ci voltarono le spalle, i primi anni furono duri”. Ma il sogno non poteva spezzarsi così. Tenendo fede ai principi familiari i quattro cugini coesi tennero duri, come fece il bisnonno sul carretto che un secolo prima lo aveva portato a Campobasso.

In quindici anni gli stabilimenti di produzione sono stati totalmente ammodernati, la tecnologie all’avanguardia rispecchiano la tradizione molitoria nel garantire semola di ottima qualità e pasta che ha fatto affermare La Molisana tra i principali player di settore, passando da 20 milioni di fatturato nel 2011 con una quota di mercato dello 0,3% a poco più di 300 milioni di fatturato nel ‘25 con una quota dell’11,3% nei primi mesi del 2026 ((dato riferito a linea classica + integrale, anno progressivo maggio '26, dati Circana). Settantasei formati estrusi, per una gamma che soddisfa i tradizionali formati regionali e l’estro delle forme più innovative come lo spaghetto quadrato, il cubetto (tubetto a sezione quadrata) o il rigacuore (rigatone con sezione a forma di cuore). Tredici linee di produzione da cui escono 700 tonnellate al giorno di pasta che finisce in più di 120 paesi nel mondo.

Solo grani italiani per la produzione nazionale, impegno verso l’ambiente con produzione di energia da fonti rinnovabili e packaging compostabile. Quarantaquattro silos dove sono conservati i grani in base al contenuto proteico, “il grano che andiamo a macinare è una miscela di più grani – sottolinea il capo mugnaio –, è importante per tenere costante la qualità e il prodotto durante tutto l’anno”. Il mulino arriva a macinare 580 tonnellate di grano al giorno: “Nasciamo mugnai, dal 1910 abbiamo ben capito come funzione – continua –. Per una semola di qualità non basta comperare grano di qualità, va macinato lentamente con la cosiddetta macinazione soft. Il nostro diagramma di macinazione arriva a 64 passaggi: tanto più la semola viene macinata delicatamente, tanto più quando viene impastata con l’acqua forma un reticolo glutinico compatto, aspetto che fa risultare la pasta tenace”.

“Coraggio non vuol dire non avere paura – sintetizza l’amministratore delegato Giuseppe Ferro –ma sapere e sentire che è giusto, che merita lo sforzo”. Quattro generazioni e il piglio del bisnonno Domenico non è svanito, quattro generazioni e il sogno è realizzato: il mugnaio è diventato pastaio.