La rivoluzione del Chianti: diventa anche rosé
di Lara De LunaSangiovese almeno al 60%, una nuova sottozona e tempistiche commerciali nuove: ecco cosa cambia con il disciplinare appena approvato
Per decenni il Chianti è stato, prima ancora che un vino, un colore. Rosso, toscano, riconoscibile, legato a uno dei nomi più forti dell’enologia mondiale. Una bandiera dell’Italia solida e sicura, la cui identità si è ampliata, andando a sparigliare qualche certezza (ma non i fondamentali). Con il decreto del 5 giugno 2026 del Masaf, infatti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 giugno, il disciplinare della Docg introduce ufficialmente la nuova tipologia “Chianti” Rosé. Et voilà, dopo 6 anni di lavori, il Chianti Docg non è più solo rosso.
Una novità che non cambia l’identità storica della denominazione né certamente i secoli di storia che questo vino porta con sé, ma aggiunge e regolamenta una possibilità produttiva con un futuro merceologico ancora tutto da scoprire, e lo fa con regole chiare e parametri tecnici ben definiti. A cominciare dalle sottozone: Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli, Rufina e la nuova Terre di Vinci, ulteriore novità introdotta con questa modifica del disciplinare.
La base, ovviamente, resta il Sangiovese. Per il Chianti Rosé il disciplinare ne prevede una percentuale minima del 60% e per la restante parte sono idonei tutti i vitigni approvati per l’allevamento in Regione Toscana. Una novità questa rispetto alle indiscrezioni circolate negli ultimi mesi, che parlavano di un Sangiovese fermo al 50% del totale. Il testo pubblicato in Gazzetta pone dei punti fermi come la resa per ettaro di 11 tonnellate e la resa massima dell’uva in vino al 70%.
Per poterlo assaggiare si dovrà aspettare il 1° dicembre dell’anno di vendemmia. Fattore temporale che lo renderà il primo ad arrivare sul mercato, dal momento che il Chianti Rosso base non arriva a scaffale prima della primavera successiva. E se la tonalità precisa potrà variare a seconda del vitigno utilizzato come taglio, il colore corretto viene identificato come un rosa tenue, agile nell’estetica e decisamente lontano dal più tradizionale rosso di gran carattere. Una differenza che non è unica: per tenere ben lontani anche nell’immaginario comune le due tipologie, il fiasco e il governo all’uso toscano non saranno ammessi per il rosé.
“Queste modifiche rappresentano il punto di equilibrio tra identità e innovazione” ha sottolineato il Presidente del Consorzio Giovanni Busi. “Da una parte continuiamo a difendere gli elementi che hanno reso il Chianti uno dei vini italiani più conosciuti nel mondo; dall’altra introduciamo strumenti che consentono alle aziende di affrontare con maggiore efficacia le sfide del mercato e del cambiamento climatico. Il nuovo rosé ci permette di entrare in un segmento in espansione, tanto più in un periodo particolare come quello estivo in cui solitamente il Chianti subisce un naturale rallentamento nelle vendite. Questo nuovo disciplinare è il risultato di un lavoro condiviso con la filiera che guarda al futuro senza rinunciare alla nostra storia”.
Il Chianti, del resto, non è il primo grande nome italiano a scegliere questa strada. Solo tra i più recenti si annoverano il Prosecco Doc (2020) e il quasi neonato Asti Docg Rosé, introdotto in Gazzetta Ufficiale solo nel marzo 2026. La scelta arriva in un momento non semplice per il vino. Secondo i dati Oiv riportati da Reuters, nel 2025 il consumo mondiale è stimato a 208 milioni di ettolitri, in calo del 2,7% rispetto al 2024 e al livello più basso dal 1957. Un mercato che non può più essere dato per scontato, anche nel segmento rosati.
L’Observatoire Mondial du Rosé ha sottolineato come nel 2023 la produzione mondiale di rosati si sia stabilizzata poco sotto il 10% della produzione globale di vino, andando di pari passo a un consumo in lieve calo. Investire oggi in vini rosati del territorio e nella loro credibilità non significa seguire una moda temporanea, ma attuare una strategia a lungo termine. Soprattutto per raggiungere nuove tipologie di consumatori e occasioni di consumo più leggere e meno codificate come quelle che, invece, si è soliti abbinare all’immaginario di un grande rosso. Cambiare cercando di restare sé stessi è sempre una grande sfida, ma il Chianti sembra esserci riuscito.