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Lasciamoci sorprendere da una Sicilia sconosciuta e gustosa

La vista dal ristorante Modì di Torregrotta 

Viaggio nell’isola meno raccontata, lontana dalle mode e dal fascino delle sue coste. Locali che non ti aspetti, ricchi di storia e di umanità, assolutamente sconsigliati a frettolosi viandanti

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C’è una Sicilia poco raccontata, lontana dalle mode, dal fascino delle sue coste, dagli itinerari glamour e dalla “maravigghia” tanto decantata, che nasconde dei veri tesori gastronomici. Locali che non ti aspetti, ricchi di storia e di umanità, assolutamente sconsigliati a frettolosi viandanti. Se state già programmando la vostra prossima vacanza in Sicilia mettetevi comodi e aggiornate il vostro taccuino di viaggio annotando queste fra le tappe gustose e, come direbbe Camilleri, “scognite” ossia in contesti urbani poco conosciuti, ma non per questo non meritevoli, anzi. Non solo trattorie, ma anche fine dining vi aspettano fuori dalla comfort zone, perché, come si dice, il piacere va conquistato.

Roccafiorita (Me) – La Fermata

Piccolissimo borgo con meno di 160 abitanti e a 800 metri d’altitudine. Il comune più piccolo dell’Italia insulare si trova in provincia di Messina, che detta così suona facile e invece bisogna arrivarci a’ Sciurìta, nome dialettale del paese. Dalle strade provinciali 11 e 12, inerpicandosi per la Valle D’Agrò, si arriva percorrendo stradine tortuose, ma con panorami memorabili. Il ritrovo è al ristorante “La Fermata”, trattoria vera e sincera a conduzione familiare. Eugenio Occhino è il titolare. Nato a Milano dove ha vissuto per trent’anni prima di tornare in Sicilia. Il menu è un trionfo della cucina domestica: sott’aceti fatti in casa, salami e formaggi nostrani, tuma fritta e ricotta fresca. Fra i primi i maccheroncini “al ferretto” con ragù di castrato o alla norma e la grigliata mista o l’agnello al forno, fra i secondi più appassionanti. Da non perdere il gelato alla nocciola fatto in casa che vi consigliamo di annegare col caffè. In estate si gode un bel fresco e si vede il mare dalla terrazza.

Torregrotta (Me) - Modì

Nella valle del Niceto, tra il mar Tirreno e i primi rilievi Peloritani troviamo il paese di Torregrotta, a circa 30 minuti da Messina. Famosa per i pescheti è patria della famosa pesca “sbergia”. Qui dal 2011 si trova il ristorante Modì, progetto dello chef Giuseppe Geraci insieme alla moglie, la sommelier Alessandra Quattrocchi, che cura l’accoglienza e la cantina. Geraci è un autodidatta e la sua cucina guarda al vicino territorio messinese con aperture nate dai suoi viaggi. Fra i piatti identitari spicca il “Non sono un arancino”, sfera fritta di pesce che all’apparenza ricorda l’arancino ma racchiude tonno, pomodoro e basilico con salsa allo zafferano. In carta anche cappellacci ripieni di coniglio con salsa alla cacciatora e colatura di provola oppure un trancio di pesce con patata dolce, cipolla arrosto e tamarindo. Il ristorante conta circa venticinque coperti ed è aperto principalmente a cena con due percorsi degustazione da cinque e sette portate.

Aidone (En) – Al Fogher

Nel cuore della Sicilia interna, tra le colline dell’ennese e a pochi chilometri da Piazza Armerina, si trova Aidone. Per arrivarci bisogna lasciare le grandi arterie e salire lungo le provinciali che attraversano campi di grano e pascoli dell’altopiano. Poco fuori dal paese, in un vecchio casello ferroviario trasformato in ristorante, si trova Al Fogher. In cucina c’è Angelo Treno, uno dei decani della cucina siciliana, che nel 1992 ha trasformato questo edificio ferroviario insieme alla moglie Ernesta in una elegante casa con camino. Si parte con la battuta di baccalà accompagnata dalla “ghiotta” di patate, oppure con l’insalata di aringa con olio alla vaniglia. I primi piatti mantengono saldo il legame con la tradizione locale come i cavatelli con “frittedda”, crema di tenerumi, vellutata di piacentinu ennese e guanciale. Fra i secondi il celebre lombetto di coniglio, fegato d’anatra, foglia di riso e ciliegia al moscato. Chiude Ernesta con i dolci di casa, dalla mousse di ricotta al pasticciotto alla crema calda o l’idea di Sacher con composta d’arancia fatta in casa.

Modica - Contrada Zimmardo (Rg) – Ristorante “Lorenzo Ruta”

Una vera cattedrale del buon mangiare, ma non nel deserto, nella luce della campagna modicana. Il ristorante che non ti aspetti di vedere dopo chilometri di muretti a secco e praterie con mucche al pascolo. Il ristorante di Lorenzo Ruta all’interno del country resort “Cambiocavallo” è una delle scoperte più buone della Sicilia in senso assoluto. Aperto nel 2023, rappresenta la prosecuzione del lavoro iniziato un decennio prima con Taverna Migliore. In carta piatti come l’Assoluto di seppia con ragù dei suoi tentacoli, crema di finocchietto, velo di seppia e salsa di mandorle oppure il risotto di pesce con estratto di gamberi, salsa allo zafferano, nero di seppia e salsa ai ricci.Fra i primi anche il golosissimo gnocco con ragù di pollo, fonduta di ragusano, caramello di pollo e olio al basilico che ricorda lo spiedo domenicale. Fra i secondi il cappuccino di coda stufata, oppure la triglia “alla beccafico” con estratto di datterino e petali di cipolla all’aceto di lamponi. Il dolce rende omaggio a Franco Ruta, pioniere del cioccolato modicano, con un biscotto di cioccolato Bonajuto 70%, crema di mandorla e gelato alla pesca di Leonforte.