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Quel Piculìt che nasce dalla sapienza dei contadini

Emilio Bulfon è stato un instancabile interprete e pioniere dei vitigni della zona di Pordenone: oggi l’azienda è riconosciuta per i suoi vini tutti rigorosamente prodotti con uve in purezza

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Siamo nell’area pedemontana della provincia di Pordenone, dove Emilio Bulfon è stato un instancabile interprete e un riconosciuto pioniere dei vitigni identitari del territorio. Diplomato in agraria, a metà degli Anni ’60, durante una trasferta di lavoro in questo comprensorio stretto tra Spilimbergo e il centro collinare di San Daniele del Friuli, si è imbattuto in alcuni vigneti rari lasciati all’incuria e avvolti da rovi e sterpi.

Incuriosito, ha chiesto informazioni ai contadini del luogo; sorpreso nel sentire nomi quasi sconosciuti di uve come cianorie, cividin, blanc di san zuan, sciaglin, ucelùt e piculìt neri, ha deciso di approfondire origini e storia dei medesimi. Occorre ricordare che eravamo in un contesto agricolo di sussistenza, dove il fenomeno dell’emigrazione degli uomini nel Dopoguerra è stata una costante per decenni, e perciò la viticoltura aveva perso valore e dignità. Emiliano diventa così un punto di riferimento per i vitigni autoctoni friulani, e anche l’attenzione della stampa e della letteratura enoica su queste tematiche lo vede spesso protagonista, tanto che nell’edizione 2010 di Vinitaly viene insignito del titolo di Benemerito della Viticoltura Italiana.

La nascita

A partire dagli Anni ’90 del secolo scorso, inizia gli investimenti in vigneti con a dimora queste e altre varietà rare. Nel 2002 entrano in azienda anche i figli Lorenzo, classe 1967, che oggi riveste il ruolo di enologo, e Alberta, che prima accompagnano, poi proseguono a causa della scomparsa del padre due anni fa, nel segno della continuità e della coerenza da lui interpretate.

Eccoci così, oggi, davanti a 12 ettari vitati (60 mila le bottiglie) frammezzati in ben 28 appezzamenti differenti. Una particolarità, unita al fatto che le composizioni dei terreni vanno dal colloidale puro all’argilla, dal medio impasto ai sassi e ciottoli, che fa sì che la stessa uva abbia espressioni organolettiche differenti a seconda della vigna dove è a dimora.

Punto di riferimento anche per l’attività enoturistica della zona, Lorenzo adotta il protocollo di difesa integrata che dà priorità ai metodi naturali, fisici e biologici di coltivazione della vite, poi prati inerbiti, potatura secondo il metodo Simonit & Sirch. La cantina aderisce anche all’associazione G.R.A.S.P.O. che si dedica proprio alla riscoperta dei vitigni rari.

Gli assaggi

Partiamo con l’assaggio dei vini, tutti rigorosamente prodotti con uve in purezza.

Il Tre Venezie Cividin 2025 è paglierino, con naso intenso di banana ed erba limonina; in bocca risulta pieno e di giusta acidità. Adotta il metodo di macerazione delle uve Ganimede, un sistema di vinificazione brevettato e innovativo che sfrutta l'anidride carbonica prodotta naturalmente durante la fermentazione per effettuare una macerazione delicata, efficace e dinamica delle uve.

Il Venezia Giulia Sciaglin 2025 si presenta color oro, con naso disteso e note agrumate con cenni di albicocca; in bocca è ampio, minerale, supportato da una spada acida perfettamente integrata. Si tratta di un vitigno rustico, semi-aromatico, qui noto fin dal XV secolo. Ci è piaciuto molto anche per la sua pienezza.

Il Venezia Giulia Ucelut Blanc de Rugel 2024 ha colore giallo tendete al ramato. Al naso cogli frutta gialla, albicocca, frutta esotica e la nettezza della pera, per una complessità unica. La freschezza la avverti già̀ al naso, con una profondità̀ che evoca un leggero idrocarburo. In bocca l’acidità̀ è pregnante e lunga: un sorso decisamente particolare.

Notevole il Tre Venezie Cianorie 2025: colore rubino trasparente, naso fresco di ciliegia, in bocca è piacevole e pieno, con un tannino importante. Alcuni riferiscono il nome alla parola canna, in friulano ciane, mentre altri all’aggettivo friulano cjanor ‘canuto’, con riferimento al colore chiaro delle foglie, degli acini e del vino che ne deriva. Ha la particolarità di fermentare e di affinare in botti di ceramica.

Il Venezia Giulia Forgiarin 2025 mostra un naso più complesso di frutta rossa diretta, con un'acidità ben espressa al palato. Vinifica parte in acciaio e parte in botte grande.

Chiudiamo con il fiore all’occhiello dell’azienda, il Tre Venezie Piculit Neri 2024. La vendemmia 2024 ancora una volta mostra le sue caratteristiche di vino di razza che ci colpì già dieci anni or sono. Dal colore rubino concentrato, ha naso rustico, vinoso, con la parte fruttata che si svela a poco a poco. In bocca rivela grande carattere, ha sorso pieno con un tannino fine. Il nome deriva dal loro toponimo locale Picolit, che in lingua friulana significa “piccolo colle”. Fa una macerazione delle uve più lunga rispetti ai precedenti e fa assemblaggi in botti d’acciaio, botte grande di legno e di ceramica.

Che dire? È stata la degustazione più divertente e interessante dell’anno.

Bulfon

Valeriano (Pn)

via Roma, 4

tel. 0432 950061

Una bottiglia di Tre Venezie Piculit Neri 2024: euro 16